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Recovery Plan: luce verde dalla Corte costituzionale tedesca

Recovery Plan: luce verde dalla Corte costituzionale tedesca

Il tribunale di Karlsruhe sblocca lo stallo sulla ratifica della legge che permetterà alla Commissione europea di reperire le risorse per finanziare la ripresa europea. L'esame della compatibilità del sistema delle risorse proprie con la normativa tedesca arriverà in un secondo momento

Bruxelles – Per ora la questione si risolve con un “bilanciamento delle conseguenze”. La Corte costituzionale tedesca ha respinto la richiesta di ingiunzione preliminare che aveva arrestato in Germania la ratifica della decisione sulle risorse proprie, la legge che permetterà alla Commissione europea di rivolgersi ai mercati per conto di tutti gli Stati dell’Unione Europea per reperire i fondi necessari per finanziare il piano di ripresa economica Next Generation EU.

Gli oltre 2.200 ricorrenti (guidati dall’economista fondatore del partito anti-euro AfD Bernd Lucke) avevano adito la Corte affermando che quanto approvato dal Consiglio UE il 14 dicembre 2020 interferiva con “l’identità costituzionale” della legge fondamentale tedesca violando il potere di bilancio del parlamento tedesco e il principio democratico che assegna a quest’ultimo un’autonomia di spesa pubblica. “È al Bundestag che spetta prendere le decisioni essenziali in tema di ricavi e di spese” e “sarebbe inammissibile uno strumento permanente che comporterebbe l’assunzione di responsabilità per decisioni prese da altri Stati, specialmente se questo lasciasse spazio a conseguenze imprevedibili”, si legge nell’istanza. Allo schema delle risorse proprie si contesta anche di infrangere i limiti delle competenze attribuiti a Bruxelles dai trattati europei di farsi carico degli impegni finanziari assunti dagli altri Stati membri.

In un esame preliminare, il tribunale di Karlsruhe ha ritenuto che le prerogative del parlamento tedesco non siano colpite, perché “la decisione del Consiglio non crea responsabilità dirette per la Germania e per il suo bilancio federale“, a meno che, dicono i giudici del Senato costituzionale, “i finanziamenti inseriti nel bilancio UE non siano sufficienti per adempiere agli obblighi derivanti dai prestiti e la Commissione europea non sia in grado di generare altra liquidità ricorrendo ad altre misure”. Solo nel caso in cui uno Stato membro si dimostrasse inadempiente la Commissione europea potrebbe chiedere l’intervento degli altri Paesi dell’UE. Anche rispetto a tale fattispecie tuttavia, l’impegno di ciascun membro dell’Unione sarebbe proporzionato (la Germania potrebbe essere chiamata eventualmente a versare fino a un massimo di 21 miliardi di euro). La Corte federale però si fida delle due camere del parlamento tedesco (Bundestag e Bundesrat), che nel considerare tale ipotesi l’hanno definita “uno scenario irrealistico”.

In ogni caso, l’incompatibilità dello schema delle risorse proprie con l’autonomia di bilancio DEL Bundestag potrebbe essere verificato solo con un ricorso costituzionale in via principale. Karlsruhe non rinuncia a questo esame, ma rigetta l’ingiunzione preliminare presentata che potrebbe bloccare l’entrata in vigore dello schema delle risorse proprie fino alla pronuncia definitiva sulla questione. Le conseguenze di un simile provvedimento “sarebbero irreversibili e comprometterebbero gli obiettivi stabiliti in virtù delle dinamiche sorte con la pandemia”, si legge nella comunicazione della Corte. Conseguenze molto più gravi se confrontate con quelle che nascerebbero se il meccanismo delle risorse proprio fosse dichiarato incostituzionale dopo la sua entrata in vigore. La necessità di ristabilire l’ordine costituzionale in un secondo momento avrebbe effetti meno dannosi rispetto all’impatto devastante che creerebbe per l’economia di alcuni Stati membri la mancata erogazione delle risorse di Next Generation EU.

La notizia ha sollevato i timori per uno stallo che sarebbe potuto durare ancora mesi. “Buone notizie dalla Germania”, ha scritto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. “Ora la strada è libera per completare la ratifica del finanziamento del Recovery Fund europeo”.

“La decisione della Corte costituzionale tedesca non era affatto scontata, ma è assurdo che a quattordici mesi dallo scoppio della pandemia e a otto mesi dall’accordo raggiunto in Consiglio, il Next Generation UE non sia ancora diventato operativo”, ha dichiarato l’eurodeputato Cinque Stelle Fabio Massimo Castaldo. “Adesso basta ritardi”, ha scritto in una nota.

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