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Condanna di Berlusconi: i giudici di Strasburgo chiedono chiarimenti all'Italia

Condanna di Berlusconi: i giudici di Strasburgo chiedono chiarimenti all'Italia

La CEDU vuole sapere se le regole dell'equo processo sono state rispettate. Il giudice Esposito, che emise la sentenza, ha chiesto di partecipare al giudizio

Roma – Il ricorso di Silvio Berlusconi alla Corte europea dei diritti dell’uomo è giunto all’esame dibattimentale, ma prima di arrivare a un verdetto il collegio ha chiesto all’Italia alcuni chiarimenti. Si tratta di dieci domande riguardanti l’equo processo, l’applicazione della pena e il diritto a non essere giudicato più volte per lo stesso reato.

Si tratta in gran parte delle motivazioni contenute nel ricorso che i legali dell’ex premier hanno presentato nel 2013, contro la sentenza della Corte di Cassazione che lo ha condannato per frode fiscale a quattro anni, tre dei quali non scontati per l’indulto. Dopo la richiesta ufficiale dei giudici di Strasburgo comunicata lo scorso 26 aprile, il governo italiano dovrà rispondere ai quesiti entro il 15 settembre.

Tra chiarimenti chiesti per verificare che Berlusconi abbia avuto un giusto processo, la verifica dell’indipendenza dei giudici, le modalità di formazione della Corte e l’assegnazione alla sezione feriale della Corte di Cassazione. Un punto su cui viene chiamato in causa il presidente di quel collegio Antonio Esposito (ora in pensione) che ha chiesto tramite i suoi legali di partecipare al giudizio a Strasburgo con l’intenzione di presentare documenti e memorie.

Le contestazioni del team legale di Berlusconi si riferiscono all’intero fascicolo con i processi di primo e secondo grado dove l’imputato aveva in più occasioni chiesto lo spostamento in altri tribunali, l’ammissione di alcuni testimonianze e l’acquisizione di atti tradotti. Istanze rifiutate da parte del Tribunale di Milano e che secondo il ricorso avrebbero violato il diritto dell’imputato ad avere un equo processo.

Alla CEDU di Strasburgo era stato depositato anche un altro ricorso del leader di Forza Italia che contestava l’applicazione della Legge Severino in relazione alla stessa sentenza di condanna e che gli costò la decadenza dal seggio del Senato. Il ricorso però fu ritirato dagli avvocati con la successiva cancellazione del ruolo e dunque l’impossibilità di verificare se anche in quel caso furono violate le regole contestate che riguardavano la retroattività della sanzione.

 

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