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Decarbonizzazione trasporti e sviluppo rinnovabili, il piano UE per l'economia blu sostenibile

Decarbonizzazione trasporti e sviluppo rinnovabili, il piano UE per l'economia blu sostenibile

Rendere i settori dell'economia blu allineati con l'impegno 'verde' del Green Deal europeo a partire dalla decarbonizzazione dei trasporti marittimi per ridurre le emissioni di gas serra, applicare un approccio circolare per ridurre sprechi e rifiuti e espansione dell'energia rinnovabile offshore

Bruxelles – Decarbonizzazione dei trasporti marittimi per ridurre le emissioni di gas serra, circolarità applicata a tutti i settori dell’economia blu, espansione dell’energia rinnovabile offshore. Sono questi alcuni degli impegni che la Commissione Europea promette di realizzare nel suo piano d’azione per “un nuovo approccio per un’economia blu sostenibile nell’UE: Trasformare l’economia blu dell’UE per un futuro sostenibile”, presentato oggi (17 maggio) dall’Esecutivo europeo. Nato dalla convinzione che una ‘blue economy’ sostenibile sia essenziale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo ma anche garantire una ripresa verde e inclusiva dalla pandemia.

L’obiettivo è quello di rendere ‘verde’ la cosiddetta ‘economia blu’, che comprende tutte le industrie e i settori legati agli oceani, ai mari e alle coste, sia dell’ambiente marino (navigazione, pesca, produzione di energia) che terrestre (porti, cantieri navali, acquacoltura terrestre e produzione di alghe, turismo costiero), che secondo le stime della Commissione oggi dà lavoro a 4,5 milioni di persone e fattura 650 miliardi di euro l’anno. Ma l’importanza dell’economia blu non è calcolabile solo in termini di posti di lavoro o fatturato. Mare e oceani producono anche almeno la metà dell’ossigeno globale e rappresentano uno dei principali pozzi di carbonio naturali (carbon sinks), che sono in grado di assorbire naturalmente anidride carbonica. “Investire nella trasformazione sostenibile dell’economia blu significa investire nella ripresa verde del Continente” nella visione della Commissione, ha spiegato in conferenza stampa il commissario per l’Ambiente e il Mare, Virginijus Sinkevičius.

L’idea alla base del piano è che tutti i settori della blue economy, dalla pesca, al turismo costiero ai trasporti marittimi, possano ridurre il loro impatto ambientale e climatico. Dall’altro lato, la transizione richiederà investimenti in tecnologie innovative per sfruttare l’energia rinnovabile proveniente da mare e oceani, ma anche per la bioeconomia. A partire dal rendere più verde il trasporto marittimo, mobilitando i fondi UE per il rinnovamento della flotta europea che ne migliorino l’efficienza energetica e “sviluppare maggiori capacità tecnologiche”.

A tale scopo, l’Esecutivo punta a creare anche un ‘Forum blu’ per mettere allo stesso tavolo tutti gli operatori offshore, parti interessate e scienziati impegnati in pesca, acquacoltura, navigazione, turismo, energie rinnovabili e altre attività per avere un approccio unico di tutti gli attori coinvolti nel comparto. L’economia blu svolgerà un ruolo cruciale nello sforzo europeo di decarbonizzazione e ridurre le emissioni di gas serra, in particolare attraverso lo sviluppo dell’energia rinnovabile offshore da tecnologie eoliche (il vento), le onde, le maree. Attraverso la sua strategia per le rinnovabili, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di aumentare la capacità installata dell’UE da 12 GW di oggi a oltre 300 GW entro il 2050. Ma secondo il commissario è possibile sostenere anche la decarbonizzazione sviluppando la bioeconomia blu, le attività che servono per recuperare “gli scarti” che provengono da questi settori, come ad esempio la trasformazione delle alghe o degli scarti di pesce in plastica a basse emissioni di carbonio.

In secondo luogo, il piano prevede di applicare un approccio di circolarità a tutti i settori dell’economia blu per ridurre la quantità di sprechi e rifiuti. Dovranno introdursi nuove regole sullo smantellamento delle piattaforme offshore di petrolio e gas, misure per evitare la dispersione in mare di plastica e microplastiche, rivedere il regolamento sul riciclaggio delle navi e fissare standard per la progettazione circolare degli attrezzi da pesca. Queste le azioni programmate nel piano, anche se non sono indicati tempi precisi dall’Esecutivo. Il piano sottoscrive quanto delineato sul piano per la biodiversità al 2030 di preservare il 30 per cento della superficie dei mari dell’UE per invertire la tendenza alla perdita di biodiversità marina. Intervenendo anche per garantire una produzione alimentare sostenibile dei prodotti ittici e nuove norme per la loro commercializzazione, l’uso di alghe e piante marine, un controllo più rigido della pesca nelle acque europee.

Focus anche sull’adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza delle zone costiere, con lo sviluppo di infrastrutture verdi nelle zone costiere dell’UE e la protezione dei litorali che sono a rischio di erosione o allagamento. Alla base del passaggio a modelli più sostenibili “c’è una profonda comprensione degli ecosistemi”, aggiunge il commissario europeo. Una comprensione degli ecosistemi da sviluppare attraverso investimenti in ricerca. Previsto per il prossimo anno il lancio di una nuova iniziativa sull’osservazione degli oceani e l’ampliamento del servizio marino di Copernicus, il sistema satellitare europeo, per aumentare i dati a disposizione sugli oceani. Nell’ambito del programma europeo per la ricerca dell’Unione europea – Horizon Europe – la Commissione sta preparando una “Missione sugli oceani e le acque“, un cluster tutto dedicato alla  protezione nostri oceani attraverso la scienza e l’innovazione. Informazioni su questo si avranno dopo l’estate.

Quanto ai finanziamenti, per favorire questa transizione non si parla di mobilitare nuove risorse ma sfruttare i fondi europei previsti dall’attuale bilancio (2021-2027) e lo strumento temporaneo di recupero e resilienza, Next Generation EU, 750 miliardi per 27 Stati membri di cui almeno il 37 per cento dedicato alla transizione ecologica. “Abbiamo chiesto agli Stati membri di incanalare i loro piani di resilienza e ripresa e i piani operativi nazionali in quella direzione”, ha confermato Sinkevičius in conferenza stampa. Ma fondi pubblici non bastano, è anche essenziale mobilitare il capitale privato, motivo per cui l’UE rafforza la cooperazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) soprattutto in materia di inquinamento nei fiumi e nei mari e per investire nella bioeconomia blu e nell’innovazione blu.