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    Home » Net & Tech » Riciclo rifiuti elettronici, gli obiettivi minimi UE sono “difficili da raggiungere”. In Italia dati non disponibili dal 2015

    Riciclo rifiuti elettronici, gli obiettivi minimi UE sono “difficili da raggiungere”. In Italia dati non disponibili dal 2015

    Il problema è all'origine, nella raccolta dei RAEE: una revisione della Corte dei Conti Europea ha messo in luce che la soglia del 65 per cento fissata per il 2019 è stata raggiunta solo da Croazia, Bulgaria e Svezia (tra il 2016 e il 2018)

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    20 Maggio 2021
    in Net & Tech, Green Economy
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    Bruxelles – Serpeggia grande scetticismo da parte della Corte dei Conti Europea sulle reali possibilità degli Stati membri dell’UE di soddisfare gli obiettivi fissati a livello comunitario sulla raccolta e il riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (conosciuti anche con l’acronimo RAEE). Quando i dati disponibili sulla raccolta dei rifiuti elettronici sono ancora fermi al 2018, la soglia minima del 65 per cento sembra lontana da raggiungere e per l’Italia c’è poco per cui stare sereni: l’ultima rilevazione risale al 2015, con un tasso di raccolta del 39,4 per cento.

    Per lo smaltimento delle sostanze pericolose e per il riutilizzo delle materie prime (metalli e plastiche) presenti nei rifiuti elettronici, il problema sta a monte: nella raccolta, più che nel riciclo. Per questo motivo, nel tempo l’UE ha alzato sempre più l’asticella, passando dalla soglia minima del 45 per cento nel 2016 a quella del 65 del 2019 (rispetto al peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti). Oppure, in alternativa, deve essere raccolto l’85 per cento di tutti i RAEE generati sul territorio nazionale.

    Nel 2016 erano sette i Paesi che non riuscivano a soddisfare la soglia minima, ma la strada dell’Unione verso l’ambizioso obiettivo del 2019 sembrava solo una questione di buona volontà. Cinque anni più tardi, invece, la Corte dei Conti UE ha espresso le sue preoccupazioni con i dati attualmente disponibili, quelli del 2018: Croazia e Bulgaria sono stati gli unici Paesi a raggiungere la nuova soglia minima (rispettivamente 83,5 per cento e 73,4), mentre la Svezia ci è riuscita solo nel 2016 (66,4). Mancano sempre più informazioni (oltre all’Italia – grande assente in tutte le classifiche – anche Cipro, Malta, Portogallo e Romania) e in quasi tutti gli Stati membri si registrano peggioramenti: Germania, Danimarca, Slovenia e Polonia sono addirittura crollate sotto la soglia del 45 per cento.

    “L’Unione Europea attualmente ricicla circa l’80 per cento dei rifiuti elettrici ed elettronici che raccoglie“, ha commentato Joëlle Elvinger, responsabile della revisione della Corte dei Conti Europea. “Tuttavia, la raccolta, il riciclo e il riutilizzo non sono ugualmente efficaci in tutti gli Stati membri e potrebbero essere ulteriormente aumentati”. Esistono poi “alcune sfide nel modo in cui l’Unione affronta la cattiva gestione, le spedizioni illegali e altre attività criminali“, ha sottolineato Elvinger, che rischiano di “far perdere gli ambiziosi obiettivi comunitari”.

    La revisione mette nero su bianco che, nonostante siano stati compiuti passi “nella giusta direzione di progettazione ecocompatibile” in termini di proposte legislative di economia circolare (riduzione dell’utilizzo di materiali e promozione della riparabilità e durata dei prodotti), “questi requisiti non coprono ancora alcune tipologie di apparecchiature elettroniche comuni, come smartphone e computer”. Inoltre, i revisori avvertono che “alcuni Stati membri non dispongono delle risorse per controllare gli operatori e le spedizioni di rifiuti al di fuori dell’UE“, dove “gli incentivi economici per la gestione illegale o scorretta dei rifiuti è ampia”.

    In attesa dei dati del 2019 che potranno fornire una panoramica completa sulle tendenze nei Paesi UE e nel raggiungimento o meno degli obiettivi minimi di raccolta, la Corte suggerisce alla Commissione Europea di considerare la revisione come uno “spunto di riflessione nella stesura della Circular Electronics Initiative“, prevista per l’ultimo trimestre del 2021.

    Tags: corte dei conti europeaitaliaRAEEriciclo rifiuti elettronicirifiuti elettroniciunione europea

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