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Il nemico interno: la minaccia jihadista e le agenzie di intelligence attive in Germania

Il nemico interno: la minaccia jihadista e le agenzie di intelligence attive in Germania

Di Francesco De Felice

Con la desta radicale e un’estrema sinistra sempre più pronta a ricorrere alla violenza, la Germania affronta un’ulteriore minaccia: il terrorismo islamista. Non usa mezzi termini a riguardo il rapporto 2020 dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), l’agenzia di intelligence interna tedesca. Il servizio, infatti, scandisce: la Germania deve far fronte a un rischio costantemente elevato di terrorismo islamista. In particolare, viene segnalato come il numero di salafiti nel paese abbia ristagnato nello scorso anno a 12.150. Tuttavia, il BfV avverte che il “potenziale islamico” in Germania è aumentato tra il 2019 e il 2020 da 28.020 a 28.715 sospettati. Il BfV sottolinea, inoltre, che “la stragrande maggioranza delle organizzazioni islamiste attive in Germania” nutre idee antisemite e le diffonde “in modi diversi”. Un fenomeno che ha avuto dimostrazione durante le manifestazioni tenute in varie città tedesche contro Israele, durante l’ultima campagna di bombardamenti che lo Stato ebraico ha effettuato nella Striscia di Gaza per rispondere agli attacchi missilistici del movimento palestinese Hamas. I cortei hanno visto la partecipazione di gran parte del tradizionale spettro anti-israeliano, dalla minoranza musulmana all’estrema sinistra. Agli slogan contro Israele e ai roghi delle bandiere con la stella di David si sono accompagnate inequivocabili dimostrazioni di antisemitismo da parte dei musulmani, come i tentativi di marciare sulle sinagoghe, arrestati dalla polizia, il lancio di oggetti contro i templi ebraici o il loro danneggiamento. Secondo le autorità di sicurezza tedesche, non è escludibile che alla mobilitazione abbiano contribuito associazioni presumibilmente vicine ai servizi di intelligence di paesi musulmani, in particolare la Turchia. A ogni modo, la risposta della Germania è stata un’unanime condanna dell’antisemitismo, che non si è limitata alla retorica. Il 25 giugno, il Bundestag ha infatti approvato una legge che impedirà a quanti sono stati condannati per antisemitismo di ottenere la cittadinanza tedesca, indipendentemente dalla gravità della pena.

In tema di associazioni e movimenti musulmani, il BfV registra come il numero di membri dei Fratelli musulmani in territorio tedesco sia salito da 1.350 a 1.450 tra il 2019 e il 2020. Nello tesso periodo, sono cresciuti da 460 a 730 gli aderenti del movimento Hizb al Tahrir (Partito della liberazione). In aumento da 1.050 a 1.250 anche i sostenitori del partito sciita libanese Hezbollah, le cui attività sono vietate in Germania dall’aprile 2020. Il più grande movimento islamista nel paese rimane, tuttavia, il turco Millî Görüş, invariato a 10 mila seguaci. Alla presentazione del rapporto del BfV, il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha quindi annunciato l’istituzione di un gruppo di esperti sull’Islam politico presso il proprio dicastero. Intanto prosegue l’azione di prevenzione e repressione dell’islamismo radicale, con lo scioglimento e la messa al bando di diverse organizzazioni musulmane sedicenti caritatevoli accusate di finanziamento del terrorismo. Permane, dunque, elevata l’allerta per la minaccia jihadista, che ha fatto irruzione in Germania con l’attentato compiuto dal terrorista tunisino Anis Amri contro il mercato di Natale delle Breitscheidplatz di Berlino, il 19 dicembre 2016. Amri compì l’attacco con un camion che travolse la folla, dopo aver ucciso il conducente. Rivendicato dallo Stato islamico, l’attentato causò 12 vittime, tra cui l’italiana Fabrizia Di Lorenzo, e 56 feriti. La tragedia ha rappresentato un autentico trauma per la Germania, colpita nei miti della sicurezza e della società aperta, anche perché inevitabilmente legata all’altro psicodramma collettivo che fu la crisi dei rifugiati del 2015. L’apparizione del nemico interno ha, inoltre, messo in luce i limiti e le carenze dell’apparato di sicurezza tedesco. A questa conclusione è giunta la commissione d’inchiesta del Bundestag sull’attentato della Breitscheidplatz nel suo rapporto conclusivo, discusso dal parlamento federale il 24 giugno scorso. Nel documento di circa 2.000 pagine, “molte domande rimangono senza risposta”, ha commentato l’emittente radiotelevisiva ARD. Per esempio, è ancora da chiarire sia come Amri lasciò la Germania dopo l’attacco sia da quanti complici fu aiutato, “prima e dopo”. Inoltre, non è chiaro perché i servizi di sicurezza sottovalutarono la minaccia rappresentata dal terrorista, già noto alle forze dell’ordine. Tuttavia, “un aspetto è diventato chiaro: le autorità di sicurezza tedesche non hanno collaborato bene insieme”, come ha sostenuto il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Klaus-Dieter Gröhler, deputato dell’Unione cristiano-democratica (CDU). Secondo Gröhler, vi è stato “semplicemente troppo poco scambio all’interno delle autorità di sicurezza”. Allo stesso tempo, il deputato della CDU ha evidenziato come a causare l’attentato non sia stato un singolo errore, ma “una serie di interpretazioni errate e decisioni sbagliate di diverse autorità”, sia federali come il BfV sia statali. Errori che non saranno ammessi nelle indagini sugli accoltellamenti avvenuti il 25 giugno scorso a Würzburg, dove un richiedente asilo somalo di 24 anni ha ucciso tre persone e ne ha ferite sette. Per la Procura di Monaco di Baviera, che ha avviato l’inchiesta, non vi sono prove che il giovane abbia agito per estremismo islamico, anche se tale sospetto non può essere escluso. L’omicida ha gridato il takbir “Allah akbar!” durante l’attacco e lo ha rivendicato come suo personale jihad mentre era ricoverato in ospedale a seguito dell’arresto. L’aggressore è stato, infatti, ferito alla gamba da un colpo d’arma da fuoco esploso dalla polizia per fermarlo durante gli accoltellamenti. Tuttavia, il somalo soffrirebbe di disturbi mentali, tali da aver richiesto in più occasioni il trattamento sanitario obbligatorio presso un ospedale psichiatrico. Agli inquirenti spetta dunque il non facile compito di distinguere tra radicalizzazione islamista e psicopatologia nella ricostruzione del movente degli attacchi.

A ogni modo, il pericolo non è rappresentato esclusivamente dal jihadismo, ma anche da gruppi politici importati in Germania dagli immigrati. Si tratta in particolare di curdi e turchi, le cui storiche rivalità possono minacciare l’ordine pubblico. Al riguardo, il BfV ha rilevato che, nel 2020, in Germania vi erano 14.500 sostenitori del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), classificato come organizzazione terroristica dalle autorità tedesche, con il Bundestag che ha recentemente approvato il divieto di esibire in pubblico la bandiera della formazione così come quella di Hamas. Il totale è invariato rispetto al 2019. Nello stesso periodo, il numero di estremisti di destra turchi noti come Lupi grigi presenti in territorio tedesco è rimasto fermo a 11.000. Tuttavia, montano le richieste di mettere al bando il gruppo in Germania, sull’esempio di quanto avvenuto in Francia nel 2020. Intanto, è immutato a 2.550 il totale dei sostenitori della sinistra radicale turca. Tra il 2019 e il 2020, le organizzazioni estremiste straniere attive in territorio tedesco hanno registrato un declino dei militanti da 28.820 a 28.650.

Non si arresta, invece, l’attività delle agenzie di intelligence straniere in Germania, con Berlino che mantiene viva la sua tradizione di “capitale delle spie”. Un’azione che potrebbe rafforzarsi ulteriormente mentre mancano poco più di due mesi alle elezioni del Bundestag. L’intero apparato di sicurezza ha messo in guardia dal pericolo di ingerenze esterne nel voto e l’allarme è stato rilanciato dai massimi livelli della politica. Lo stesso presidente del parlamento federale, Wolfgang Schäuble, ha dichiarato che la campagna elettorale potrebbe subire tentativi di ingerenza dell’estero. “Il pericolo è relativamente elevato, sappiamo cosa possono comportare le fake news. E sappiamo dall’esperienza elettorale in altri Paesi che è in corso una vera guerra di propaganda”, ha evidenziato l’esponente della CDU. Schäuble si è quindi detto preoccupato perché vi è “una parte relativamente ampia della popolazione che si informa, legittimamente, sui media stranieri”, come Russia Today che “non si avvicina ai principi della libertà dell’informazione”. È quindi necessario “essere consapevoli del pericolo” rappresentato dalle campagne di disinformazione. A sua volta, il ministro dell’Interno Seehofer ha assicurato che “verrà fatto tutto il possibile” per garantire la sicurezza delle elezioni del Bundestag e “impedire che vengano disturbate, in particolare dall’estero”.

Identificate alcune tra le minacce, rimane da vedere chi siano gli autori. Il BfV identifica gli “attori principali” dello spionaggio in Germania in Russia, Cina, Iran e Turchia. Le modalità operative coniugano tattiche tradizionali di ingerenza, disinformazione e propaganda ai più moderni strumenti ibridi. Per esempio, un gruppo di pirati informatici, dietro il quale si celerebbe il Direttorato principale per l’informazione (GRU), il servizio segreto militare della Russia, avrebbe recentemente attaccato il sistema bancario e le infrastrutture strategiche della Germania. L’iniziativa, rivelata dal quotidiano Bild e non confermata dall’Ufficio federale per la sicurezza nella tecnologia delle informazioni (BSI), sarebbe una ritorsione di Mosca contro Berlino per la politica di sanzioni dell’Ue nei confronti di Russia e Bielorussia. In particolare, gli hacker russi avrebbero reagito contro le discussioni in corso nell’Ue in merito all’espulsione di entrambi i paesi dal sistema internazionale di pagamento Swift. Se l’ennesima azione degli hacker del GRU contro la Germania rimane da chiarire, è invece accertato per il BfV che Russia, Cina e Iran effettuano attacchi informatici ai danni del paese “al fine di ottenere informazioni nel settore digitale, esercitare influenza politica o compiere atti di sabotaggio”.

L’attenzione di Haldenwang si è recentemente concentrata sulla Russia che, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Die Welt, il direttore del BfV ha definito mai tanto attiva in Germania “dagli anni della Guerra fredda”. Per Haldenwang, la Russia ha aumentato “considerevolmente” le proprie operazioni in territorio tedesco. In particolare, in Germania, Mosca ha “un interesse molto complesso a ottenere informazioni su quasi tutte le aree politiche”. I metodi con cui la Russia opera al di qua dei confini tedeschi, ha poi sottolineato Haldenwang, stanno diventando “più rudi”, mentre i mezzi sono divenuti “più brutali”. Al riguardo, il direttore del BfV ha ricordato l’omicidio di Zelimkhan Khangoshvili, controverso dissidente ceceno con cittadinanza georgiana ucciso a colpi d’arma da fuoco nel Kleiner Tiergarten di Berlino il 23 agosto 2019. Nel processo in corso nella capitale della Germania a carico del cittadino russo Vadim Krasikov, accusato del delitto, la Procura generale federale (GBA) ha affermato che i mandanti dell’assassinio di Khangoshvili sono da ricercarsi tra le autorità di Mosca. Agli attacchi ibridi, più volte diretti contro il Bundestag, Mosca unisce dunque la tradizionale eliminazione degli oppositori all’estero, nonché altri metodi classici dello spionaggio, come il reclutamento di operativi stranieri o l’infiltrazione negli atenei. A febbraio scorso, un cittadino tedesco è stato accusato dal GBA di aver trasmesso informazioni sulla struttura del Bundestag all’intelligence russa.

L’uomo era impiegato in un’azienda a cui il parlamento federale ha ripetutamente assegnato lavori di controllo della propria rete elettrica. In particolare, l’accusato era incaricato di “eseguire le ispezioni degli apparecchi elettrici portatili” all’interno del Bundestag. In questo contesto, il tecnico ha avuto accesso ai documenti in Pdf con le planimetrie dell’edificio. Tra la fine di luglio e l’inizio di settembre del 2017 al più tardi, l’uomo ha deciso “di propria iniziativa” di trasmettere le informazioni sul Bundestag “ai servizi di intelligence russi”. A tal fine, l’accusato ha inviato i Pdf a un dipendente dell’ambasciata di Russia a Berlino, che per il GBA è un agente del GRU. Più di recente, il 21 giugno scorso, su mandato del GBA è stato arrestato in Germania il cittadino russo Ilnur Nagaev, accusato di spionaggio. L’uomo era assistente ricercatore presso il dipartimento di Scienze naturali e Tecnologia dell’Università di August, Secondo gli inquirenti, dall’inizio del 2020, Nagaev avrebbe lavorato per un servizio di intelligence russo, non precisato. Prima dell’impiego presso l’ateneo, la sospetta spia di Mosca aveva lavorato all’Istituto Fraunhofer per la tecnologia delle fonderie, dei compositi e della lavorazione (IGCV), che ha sede a Garching presso Monaco di Baviera. In precedenza, Nagaev aveva svolto l’attività di ingegnere all’Istituto “Baikov” di Mosca. Tra ottobre 2020 e giugno 2021, il cittadino russo avrebbe avuto diversi incontri con un agente dei servizi di intelligence del proprio paese. In tre di queste occasioni, Nagaev avrebbe consegnato al proprio interlocutore documentazione scientifica proveniente dall’ambiente universitario, ricevendo in cambio denaro contante.

A fronte dei metodi “brutali” dei servizi segreti russi, appaiono più raffinate le modalità operative dell’intelligence cinese in Germania, dove l’obiettivo di Pechino è aumentare la propria influenza a tal fine impiegando soprattutto strumenti di soft power. Secondo il BfV, la Cina utilizza in particolare i corrispondenti dei propri media per ottenere informazioni. Questi giornalisti hanno “stretti legami con l’ambasciata di Cina a Berlino” e sono operativi principalmente in dibattiti pubblici. Allo stesso tempo, Pechino sfrutta la rete di contatti dei propri corrispondenti e la portata dei loro articoli per “diffondere un’immagine positiva della Cina in Germania e per trasmettere la narrativa del Partito comunista cinese (PCC)”. In passato, afferma il BfV, le attività della Cina in Germania si sono concentrate sullo spionaggio economico e industriale. Tuttavia, ora il campo di azione si è “ampliato”. I particolare, su 150 mila cinesi “in visita in Germania”, un terzo sono studenti che le autorità di Pechino monitorerebbero affinché garantiscano “un comportamento leale” nei confronti della madrepatria. Inoltre, per il BfV, le autorità cinesi sono ancora più dedite alla lotta contro i gruppi di opposizione che, “dal punto di vista di Pechino, mettono in dubbio il monopolio del potere esercitato dal PCC e minacciano l’unità nazionale” della Cina. In particolare, si tratta delle minoranze etniche uigura e tibetana “che lottano per l’indipendenza”, del “movimento dissidente” Falun Gong e dei sostenitori della democrazia e dello Stato di diritto a Hong Kong.

A ogni modo, l’aspetto “relativamente nuovo” dell’attività della Cina in Germania è la presa di contatto con personalità tedesche da parte di Pechino. Durante i soggiorni in Cina, soggetti di interesse per i loro contatti di alto livello sono “reclutati con la prospettiva di una remunerazione interessante”. Gli incontri tra queste persone e l’intelligence cinese si terrebbero “in Paesi terzi per mascherare i contatti”. I servizi segreti cinesi sono attivi anche sui social network come LinkedIn. Gli agenti di Pechino, presentandosi come scienziati e datori di lavoro, sono entrati “in contatto con persone che avevano un profilo significativo, attirandole con offerte allettanti e invitandoli in Cina”, dove sarebbe avvenuto il reclutamento. Per il BfV, l’obiettivo di Pechino è duplice: “trasmettere un’immagine positiva della Cina nel breve periodo” e ottenere “il dominio globale a lungo termine”. In tale prospettiva, le autorità cinesi avrebbero preso contatto anche con diversi deputati del Bundestag. Per aumentare la propria influenza in Germania, Pechino utilizzerebbe inoltre l’istituto culturale “Confucio”, che ha 18 sedi in territorio tedesco. Per il gruppo editoriale RND, l’ente è la “principale cinghia di trasmissione della politica di potenza cinese”. La cultura rappresenta, infatti, uno dei maggiori strumenti della penetrazione cinese all’estero. Per esempio, a settembre del 2020, la catena di librerie tedesca Thalia ha stretto una collaborazione “con un’azienda statale della Cina” per l’acquisizione di opere pubblicate nel paese. I volumi includevano una raccolta di discorsi del presidente cinese, Xi Jinping. Al caso Thalia si aggiunge la società radiotelevisiva DRF,che trasmette ogni giorno il programma China Info con immagini della televisione di Stato cinese. La Cina intende, inoltre, entrare nella rete 5G tedesca e aumentare gli investimenti nel porto fluviale di Duisburg, terminale in Germania della Nuova Via della Seta, il megaprogetto infrastrutturale su scala globale di Pechino.

A completare la rete delle spie straniere che operano in Germania intervengono gli agenti dell’Organizzazione nazionale per le informazioni turca (MIT) e del Ministero delle informazioni e della sicurezza nazionale iraniano (Vevak). I due servizi sono attivi soprattutto nel controllo dei dissidenti che risiedono in territorio tedesco. Tuttavia, con riguardo all’Iran, il BfV segnala che nel 2020 il paese ha aumentato in Germania i “tentativi di approvvigionamento” per il proprio programma nucleare. A ogni modo, non sono ancora state individuate violazioni dell’accordo in materia concluso nel 2015 dalla Repubblica islamica con Stati Uniti, Russia, Cina, Germania, Francia, Regno Unito e Ue (Jcpoa). Allo stesso tempo, sono state registrate in territorio tedesco intense “attività di approvvigionamento” dell’Iran per il proprio programma di sviluppo dei missili balistici.

Tuttavia, come evidenziato da Haldenwang in un’intervista al settimanale Die Zeit, il controspionaggio tedesco non può più concentrarsi soltanto su Russia, Cina, Turchia e Iran. “Abbiamo dovuto imparare in passato che i paesi con i quali siamo effettivamente alleati e con i quali lavoriamo intensamente lanciano attacchi contro la Germania. Pertanto seguiamo ogni suggerimento”, ha dichiarato il direttore del BfV. Il riferimento implicito è all’attività di spionaggio svolta per anni dall’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA) nei confronti della Germania e dei suoi esponenti politici, tra cui i cancellieri Helmut Kohl, Gerhard Schröder e Angela Merkel. Resa pubblica nel 2013 da Edward Snowden, già consulente dell’agenzia, l’azione della NSA contro la Germania riuscì a guastare le ottime relazioni tra il paese e gli Stati Uniti. Alla luce di tale esperienza, Haldenwang ha sottolineato che nella sua attività di controspionaggio il BfV non distingue tra potenze ostili e alleate. In particolare, Haldenwang ha affermato: “Se vi è il sospetto che diplomatici o agenti stiano agendo in contrasto con il loro status o svolgano attività di spionaggio, osserviamo molto attentamente e non facciamo distinzioni tra i paesi di provenienza”. Per il direttore del BfV, l’agenzia deve dunque “guardare con attenzione in ogni direzione”. L’attenzione deve essere rivolta non soltanto a est, ma anche a nord, se si considera l’appoggio fornito alla NSA nell’attività di intercettazione dei politici europei, anche tedeschi, da parte del Servizio per le informazioni della difesa (FE), l’agenzia di intelligence militare della Danimarca.

Come rivelato dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, l’attività di spionaggio è stata avviata nel 2012-2013. Tra i politici tedeschi intercettati figurano Merkel, l’allora ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, dal 2017 presidente della Repubblica, e Peer Steinbrück, dal 2005 al 2009 ministro delle Finanze e nel 2013 candidato cancelliere del Partito socialdemocratico tedesco (SPD). A essere intercettati sono stati anche politici di Francia, Svezia e Norvegia. Le informazioni della Süddeutsche Zeitung, costituiscono un nuovo sviluppo dello scandalo che ha travolto l’FE per la sua collaborazione con l’NSA. Nel 2020, la vicenda ha costretto alle dimissioni l’intera dirigenza del servizio danese. Lo stesso direttore dell’FE, Thomas Ahrenkiel, ha lasciato l’incarico per divenire ambasciatore di Danimarca a Berlino. Tuttavia, in conseguenza dello scandalo delle intercettazioni, Ahrenkiel non ha potuto assumere tale funzione, probabilmente perché il governo tedesco non ha concesso il gradimento. Come ricostruito dalla Süddeutsche Zeitung, l’FE ha concesso in uso all’NSA la stazione di ascolto Sandagergard, presso Copenhagen. Per le intercettazioni, l’FE, così come il Servizio federale per le informazioni tedesco (BND) ossia l’agenzia di intelligence esterna tedesca, utilizza il programma X-Keyscore, ideato dall’NSA che lo ha fornito ai servizi alleati. Un’inchiesta interna dell’FE ha poi rivelato che, da Sandgergard, l’NSA ha spiato con la medesima agenzia le comunicazioni dei ministeri degli Esteri e delle Finanze della Danimarca. Inoltre, l’FE ha acquisito per l’NSA informazioni su obiettivi sensibili degli alleati europei. Nel 2020, è poi risultato che la dirigenza dell’FE sapeva delle attività dello stesso servizio e dell’NSA dal centro di Sandagergard sin dal 2015. L’FE non ha mai informato né il BND né il governo tedesco della propria collaborazione con l’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.