Sostieni
il giornalismo di qualità
ABBONATI ORA
HOT TOPICS  / Certificato Covid Recovery plan Elezioni Germania 2021 Coronavirus Brexit SmartEvent
Le nuove regole dell'Autorità bancaria europea mettono rischio tenuta economica di famiglie ed imprese

Le nuove regole dell'Autorità bancaria europea mettono rischio tenuta economica di famiglie ed imprese

Ultima in ordine di tempo a lanciare l’allarme sui rischi che le nuove normative dell’Eba (l’Authority bancaria europea) in materia di scoperto del conto corrente è stata la leader di Fratelli d’Italia, nonché presidente del partito conservatore europeo ECR. In occasione della sua recente visita a fine giugno a Bruxelles, Giorgia Meloni ha  detto: “Quando entrerà in vigore il nuovo regolamento EBA sullo scoperto bancario, ci saranno milioni di italiani segnalati alla centrali rischi. Vuol dire una ecatombe”.

D’altra parte sulle nuove regole dell’authority bancaria europea in vigore dal primo gennaio 2021, molto stringenti in quanto a scoperto di conto corrente per privati ed imprese, il capodelegazione del partito dì Meloni a Bruxelles, Carlo Fidanza, insieme al collega e copresidente dell’ECR Raffaele Fitto, avevano indirizzato esplicita richiesta alla Commissione affinché, viste le circostanze createsi con la pandemia, si rimandasse l’entrata in vigore delle nuove regole in materia bancaria.

La risposta di Bruxelles fu un molto diplomatico non luogo a procedere. Ma il problema, ora probabilmente attutito dalla moratoria sui prestiti e dalla politica dei sostegni da parte dello Stato, presto potrebbe diventare assai concreto, il fatto che per poche centinaia di euro di scoperto (per più di 90 giorni) si  rischia una segnalazione alla centrale rischi, potrebbe avere effetti devastanti per il bilancio di molte famiglie ed imprese. Secondo, infatti, i dettami del Regolamento UE n.171/2018 sulle tecniche di regolamentazione che riguardano la soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato, basterebbe il mancato pagamento di 100 euro per un privato e di 500 euro per una impresa, per un periodo di oltre 90 giorni, per rischiare il blocco del rid e la segnalazione alla centrale rischi.

Il problema è quindi piuttosto serio, considerando che gli ultimi dati Istat hanno certificato che in Italia nel solo 2020 ci sono 1 milione di persone in più sotto la soglia di povertà e circa 2,5 milioni di famiglie non sarebbero in grado di fare fronte ad una spesa improvvisa di 2.000 euro. La Banca d’Italia parla invece di oltre 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratorie su prestiti del valore di quasi 300 miliardi di euro.

Ma la preoccupazione per quello che potrebbe accadere per le conseguenze di queste nuove regole riguarda ovviamente tutta Europa, considerando che comunque in media le famiglie italiane sarebbero fra le meno indebitate in Europa (circa 20.000 euro in media, contro i 36,150 della Francia, i 37,785 della Germania, i 55.886 della Spagna e i 63.447 della Gran Bretagna). Queste regole nate per una finalità ben precisa e cioè quella di ripulire l’eccesso di crediti deteriorati in pancia alle banche (soprattutto tedesche e francesi) rischiano ora, con la crisi economica determinata dalla pandemia, di provocare danni enormi proprio alle categorie maggiormente colpite, come dice Letterio Stracuzzi, avvocato esperto di debito e crisi aziendale ed ordinario della cattedra sul sovraindebitamento alla Università Cusano: “La situazione è davvero preoccupante e tutti i giorni nei nostri studi assistiamo a casi di persone strozzate dai debiti contratti con le Banche o con l’Agenzia delle entrate. Noi abbiamo un’arma in mano che è la legge 3 del 2012, la salva suicidi del governo Monti, che dà la possibilità di vedersi cancellati centinaia di migliaia di euro di debiti e tornare ad una vita normale. Certo è che queste nuove regole europee non potranno che aggravare la situazione”.

Insomma se non si interverrà in qualche modo, fra qualche mese si rischia un pericoloso corto circuito, che potrebbe avere ripercussioni pesanti sul bilancio di famiglie ed imprese, considerando che secondo i dati Istat il 45% delle imprese italiane sono “strutturalmente a rischio” e solo l’11% circa si dimostra solido.


Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.