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    Home » Politica Estera » COP26, oltre 100 Paesi nell’alleanza UE-USA per ridurre le emissioni di metano. Cina e Russia si chiamano fuori

    COP26, oltre 100 Paesi nell’alleanza UE-USA per ridurre le emissioni di metano. Cina e Russia si chiamano fuori

    Impegno a ridurre le emissioni del 30 per cento entro il 2030, da cui ancora restano fuori alcune grandi economie inquinanti. Von der Leyen a Glasgow: "A dicembre proporremo nuove regole per il metano nell'UE"

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    2 Novembre 2021
    in Politica Estera, Green Economy
    metano

    Ursula von der Leyen e Joe Biden

    Bruxelles – Non solo anidride carbonica al centro della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP26) in corso a Glasgow. Ci sono oltre 100 Paesi al mondo pronti a sostenere l’iniziativa congiunta dell’Unione Europea e degli Stati Uniti per ridurre le emissioni del metano del 30 per cento entro il 2030, dai livelli del 2020.

    L’alleanza Bruxelles-Washington era stata annunciata lo scorso 17 settembre, con il sostegno di una manciata di Paesi (Italia, Argentina, Ghana, Indonesia, Iraq, Messico e Regno Unito). Oggi (2 novembre) la partnership è stata ufficializzata a margine della COP26 con il sostegno di 103 firmatari oltre all’UE e agli Stati Uniti, che rappresentano il 70 per cento dell’economia globale. Tra gli ultimi ad aggiungersi in ordine di tempo c’è il Brasile, ma mancano all’appello ancora alcuni tra i primi emettitori di metano al mondo, Cina, Russia e India, che per ora hanno deciso di non sottoscrivere l’alleanza. Il disimpegno non stupisce, l’apertura di ieri della COP26 ha mostrato chiaramente la difficoltà dei negoziati con India e Cina per fissare un impegno temporale per la riduzione dei gas inquinanti.

    Il metano resta uno dei principali gas che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta: rispetto alle emissioni di CO2 ha la capacità di intrappolare più calore, ma si decompone nell’atmosfera più rapidamente, quindi impegnarsi per tagliare queste emissioni dovrebbe avere un impatto più rapido sul riscaldamento globale. Di gran parte del metano presente in atmosfera (circa il 70 per cento) è responsabile l’azione dell’uomo, soprattutto tra agricoltura, rifiuti ed energia.

    A metà ottobre, già 30 Paesi avevano aderito all’impegno. In poche settimane il lavoro diplomatico di USA e UE è riuscito nell’intento di portare a bordo circa la metà dei 30 principali emettitori di metano al mondo. L’inviato speciale USA per il clima John Kerry e il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans “hanno lavorato intensamente per ottenere sostegno”, ha ricordato in conferenza stampa a Glasgow Ursula von der Leyen, al fianco del presidente statunitense Joe Biden nell’annunciare la nascita di questo impegno. Prende vita come impegno “a margine” della COP26 ma in realtà l’ampia adesione da parte dei partecipanti lo renderà uno degli accordi da ricordare della Conferenza di Glasgow.

    La presidente della Commissione Europea ha dettagliato i piani di Bruxelles per affrontare le emissioni di metano, il cui maggior potenziale di riduzione “è senza dubbio nel settore dell’energia”. Per questo, a dicembre svelerà il suo piano d’azione per “regolare le emissioni di metano, introdurremo nuove regole per misurare, riportare e verificare le emissioni e individuare e prevenire le perdite di gas”. Anche per gli USA si preannunciano cambiamenti, Biden ha reso nota l’intenzione di proporre due nuove iniziative per ridurre le perdite di metano nei gasdotti e negli oleodotti esistenti e “per ridurre le perdite, anche potenzialmente pericolose, nei gasdotti naturali”.

    Tags: Joe Bidenmetanostati uniti-ueursula von der leyen

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