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    Home » Economia » I bund non più affidabili e imprese con la paura di chiudere, il nodo tedesco su economia e ripresa

    I bund non più affidabili e imprese con la paura di chiudere, il nodo tedesco su economia e ripresa

    Il rendimento dei titoli di Stati diventa positivo, vuol dire che non sono più convenienti e Berlino si indebita di più. L'Istituto IFO avverte: "Rischio aumenti dei prezzi". Von der Leyen cerca di rassicurare i mercati

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Gennaio 2022
    in Economia
    Su andamento dell'economia e ripresa dell'Eurozona pesano le incognite tedesche. Il bund non è più vantaggioso, le imprese temono il rischio bancarotta [foto: European Central Bank]

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    ]Bruxelles – La Germania frena, e l’eurozona ora trema. La ripresa tanto decantata deve fare i conti con sentimento e andamento del principale motore economico dell’Europa, quella della moneta unica ma pure l’altra, quella ancora priva di euro. Il rendimento dei titoli di stato tedeschi, i bund, termine di riferimento per la misurazione delle performance di crescita e stabilità, diventa positivo per la prima volta dal 2019. Un rendimento positivo dei bund indica che il governo federali inizia a indebitarsi.

    Un rendimento negativo di un titolo pubblico vuol dire che gli acquirenti nei fatti paga in tutto e per tutti l’emettitore, e prestando il proprio denario trasferisce ricchezza a chi si indebita. Se il rendimento si inverte, si inverte anche il rapporto creditore-debitore. In questo momento dunque la Germania si indebita ulteriormente nel vendere i titoli di debito. Questo mina la stabilità del Paese, e fa aumentare lo spread con gli altri Paesi, il differenziale di rendimento dei titoli di Stato. Se quello di riferimento, ritenuto più affidabile, si deteriora, a cascata si deteriorano anche gli altri.

    Un problema per Paesi come l’Italia, dall’elevato debito pubblico e ritenuto più a rischio dato lo squilibrio di bilancio. Una situazione contabile oggetto dei richiami dell’Eurogruppo e che ha visto l’UE bocciare addirittura ‘super’ Mario Draghi per politiche troppo poco prudenti. Se si inizia a mettere in discussione la capacità della Germania di ripagare il suo debito con l’investitore, dall’altro si inizia a nutrire perplessità sulla tenuta dei partner, che dalla Germania ricevono altre notizie poco incoraggianti.

    Quasi una società su sette (14 per cento) ritiene che le conseguenze della pandemia minaccino la propria sopravvivenza, che si traduce nel paura di dover chiudere e dichiarare fallimento. Un dato assai più elevato nel settore turistico. “La sensazione di essere a rischio è particolarmente diffusa tra le agenzie di viaggio e gli operatori turistici”, rileva l’Istituto IFO per mezzo di Klaus Wohlrabe, il responsabile del sondaggio condotto a dicembre per verificare la situazione. Al 73,2 per cento degli operatori turistici preoccupati per l’immediato avvenire, si aggiunge il 67,4 per cento delle imprese attive nell’organizzazione degli eventi, che sentono di poter condividere lo stesso destino. Senza contare il tessile e l’abbigliamento (21,3 per cento) e l’editoria (21,3 per cento): qui anche più di un’impresa su cinque teme per la propria sopravvivenza.

    A questo scenario da urlo si aggiunge la possibilità sempre più reale di un aumento dei prezzi. Sempre più imprese in Germania sono tentate di rispondere alla crisi con un aumento dei listini, ed ecco che le sofferenze dell’offerta rischiano di stritolare anche la domanda con le ricadute del caso sui consumi. Imprese in crisi, consumi che ristagnano, rendimento positivo dei bund: la Germania fa scattare il campanello d’allarme sulla congiuntura economica e la ripresa.

    La Commissione europea prova a rassicurare i mercati. “Gli studi dimostrano che con NextGenerationEU, il programma anti-pandemico a sostegno della ripresa, la crescita dell’UE è superiore dell’1,5 per rispetto ai soli programmi nazionali di ripresa”, cinguetta Ursula von der Leyen, in auto-isolamento dopo la notizia della positività al COVID del suo autista. 

    La situazione che si delinea permette al presidente francese, Emmanuel Macron, di rilanciare una volta di più il superamento del vecchio patto di stabilità. “Bisogna uscire dal dibattito in corso con nuova politica economica” e di bilancio, scandisce in occasione del suo intervento nell’Aula del Parlamento europeo. Anche se a questo punto gli occhi sono puntati tutti sulla BCE e le decisioni di politica monetaria. Da calendario la  prima riunione del consiglio direttivo è prevista il 2 febbraio. Un data che appare lontana, forse lontanissima, alla luce dei segnali che arrivano dal sistema tedesco.

    Tags: bundconti pubbliciCOVIDEmmanuel MacroneurozonagermaniaIfoimpreseIstituto Ifoitaliaripresaspreadursula von der leyen

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