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La strategia UE sui microchip è solo il primo tassello di un 2022 cruciale per le ambizioni digitali dell'Unione

La strategia UE sui microchip è solo il primo tassello di un 2022 cruciale per le ambizioni digitali dell'Unione

All'evento Masters of Digital organizzato da DigitalEurope, la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha anticipato le tre nuove iniziative al 2030: il Chips Act, il Data Act e il Cyber Resilience Act

Bruxelles – Un anno, anzi, un mese che determinerà il livello di ambizioni della strategia UE nella sfera digitale. Da segnare in rosso sul calendario l’8 febbraio (martedì prossimo), per la presentazione dell’European Chips Act, l’atto legislativo sui microchip, ma anche “gli ultimi giorni di febbraio, quando sveleremo il nostro Data Act, che offrirà più capacità di controllo su come i nostri dati vengono prodotti dai dispositivi connessi e processati in ambito industriale”. Ad anticiparlo è stata la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha anche ricordato la terza iniziativa legislativa cruciale: “Nella seconda metà dell’anno [verosimilmente tra luglio e settembre, ndr] arriverà anche l’European Cyber Resilience Act, che stabilirà gli standard di sicurezza dei prodotti connessi a Internet”.

Invitata da DigitalEurope (l’organizzazione europea che rappresenta l’industria della tecnologia digitale) ad aprire l’evento annuale Masters of Digital, la presidente dell’esecutivo UE all’ultimo minuto ha dovuto annullare la partecipazione in presenza, a causa di un viaggio non programmato a Helsinki. In ogni caso, von der Leyen ha voluto tracciare in un messaggio pre-registrato le linee di sviluppo di una strategia digitale dell’UE che a livello di proposte legislative ha preso un nuovo slancio dal dicembre del 2020.

Microchip, dati e sicurezza informatica, queste sono le tre direttrici per quest’anno“, che fanno seguito alle tre iniziative-chiave già al vaglio dei co-legislatori del Consiglio e del Parlamento Europeo: “Le leggi gemelle del Digital Services Act e del Digital Markets Act hanno posto i principi-base per la parità delle condizioni delle aziende e per la protezione dei diritti dei consumatori”, ha sottolineato von der Leyen, mentre “la proposta di legge sull’intelligenza artificiale ha messo in chiaro che dobbiamo incentivare l’innovazione, ma affrontando i rischi che portano queste tecnologie emergenti”.

Regolamenti che vanno di pari passo agli investimenti, per spingere il decennio digitale dell’Unione Europea. Come dimostra il “tassello cruciale della strategia sui microchip”, di cui la leader dell’esecutivo UE ha voluto dare qualche anticipazione. “Sappiamo che non c’è autonomia digitale senza microchip, ma bisogna ribaltare il punto di vista”, ha spiegato von der Leyen. In altre parole, “dobbiamo ripartire dai nostri punti di forza, cioè dalla ricerca sui semiconduttori, di cui siamo i leader mondiali”. Grazie a investimenti pubblici pari a 12 miliardi di euro (per fare un paragone, lo scorso anno il settore privato è riuscito a mobilitare 6 miliardi), “l’obiettivo ambizioso di raggiungere il 20 per cento della produzione interna di microchip entro il 2030 è raggiungibile”.

Con un mercato destinato a raddoppiarsi, significa che la capacità di produzione europea dovrà quadruplicare in meno di dieci anni. “Ci riusciremo focalizzandoci su cinque aree“, ha continuato la numero uno della Commissione. In primis, “affinando la ricerca sulle necessità dei sistemi di intelligenza artificiale e sulla gamma di chip da 3 nanometri”. Bisognerà poi tracciare un asse più forte “dal laboratorio all’azienda“, ovvero tradurre l’innovazione in applicazioni industriali. In questo senso servirà “più capacità produttiva, attraendo gli investimenti privati attraverso quelli pubblici”, anche “a sostegno di attori più piccoli che possono portare grande innovazione”. Infine, von der Leyen ha voluto ribadire la necessità di “ridurre la dipendenza dall’Asia nella catena di approvvigionamento globale”, perché “anche se nessun continente può essere completamente autosufficiente, avvertiamo l’urgenza di colmare ciò che al momento non ci permette di essere competitivi”.

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