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Ridurre la dipendenza e affrontare il rincaro dei prezzi, i leader UE vogliono un piano per la sicurezza alimentare “prima possibile”

Ridurre la dipendenza e affrontare il rincaro dei prezzi, i leader UE vogliono un piano per la sicurezza alimentare “prima possibile”

I leader europei al Consiglio informale di Versailles sottolineano la necessità di migliorare la sicurezza alimentare dell'UE di fronte alla crisi di Russia e Ucraina, che rappresentano il 30 per cento del commercio mondiale di grano. Ridurre le importazioni e aumentare la produzione di proteine di origine vegetale dovrebbero essere al centro di un piano per la sicurezza che la Commissione presenterà il 23 marzo

Bruxelles – Ridurre le dipendenze strategiche dell’UE, incluse quelle alimentari. I capi di Stato e governo riuniti a Versailles in un vertice informale di due giorni (11-12 marzo) ospitato dalla presidenza francese hanno riconosciuto la necessità di “migliorare la sicurezza alimentare” dell’UE “riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni di prodotti agricoli e aumentando la produzione UE di proteine di origine vegetale”. E’ quanto si legge nelle 10 pagine della dichiarazione di Versailles adottata oggi, in cui i governi invitano la Commissione a presentare opzioni per affrontare l’aumento dei prezzi degli alimenti e la questione della sicurezza alimentare globale il più presto possibile”.

Un piano sulla sicurezza alimentare e sull’aumento dei costi della catena di approvvigionamento dovrebbe essere presentata il 23 marzo, al netto di cambiamenti dell’ultimo minuto nell’agenda di Bruxelles. La guerra di Russia in Ucraina minaccia la produzione mondiale di grano, la fornitura di oli commestibili e le esportazioni di fertilizzanti (che risentono anche dei costi elevati del gas), facendo aumentare i prezzi di alcune materie prime di cui l’UE è dipendente. L’UE stima che Ucraina e Russia rappresentano circa il 30 per cento del commercio mondiale di grano, il 32 per cento di orzo, il 17 per cento di mais e oltre il 50 per cento di olio di girasole e semi.

Secondo il servizio studi del Parlamento Europeo, il commercio con Mosca rappresenta il 3,7 per cento delle esportazioni complessive dell’UE di prodotti agroalimentari e l’1,4 per cento delle importazioni agroalimentari complessive. I principali prodotti importati dalla Russia sono componenti di mangimi (32,3 per cento), semi oleosi (19,1 per cento), grassi e oli animali o vegetali (9,9 per cento), bevande (7,0 per cento), cereali (6,5 per cento) e altri prodotti (25,2 per cento). L’UE teme ripercussioni sui mercati agricoli, non tanto in termini di mancanza di cibo quanto di aumento dei costi. Al vaglio c’è l’idea di introdurre misure eccezionali di mercato (per mantenerlo stabile), interventi per aumentare la capacità produttiva dell’Europa che potrebbe risentire del blocco delle importazioni di materie prime da parte di aree di conflitto, come l’utilizzo di terreni incolti per colture proteiche, eliminando i vincoli attuali all’utilizzo di tutti i terreni disponibili e anche un programma di ammasso privato per le carni suine, che insieme al pollame risente del blocco commerciale.

“A breve termine, abbiamo bisogno di azioni solide per contrastare l’aumento delle sfide di produzione e dei prezzi dei generi alimentari”, ammette in un tweet il commissario europeo all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, accogliendo le conclusioni della dichiarazione di Versailles. “Questo è essenziale per sostenere i nostri agricoltori e cittadini più esposti”. Come a voler difendere la strategia Farm to Fork e gli impegni per la sostenibilità del Green Deal dalle molte critiche che stanno ricevendo in questi giorni, il commissario europeo aggiunge che “a lungo termine, l’agricoltura sostenibile, produttiva e resiliente è la nostra unica strada verso la sicurezza alimentare”. La Commissione ha fatto capire che per il momento non ha alcuna intenzioni di fare marcia indietro sui suoi piani per la sostenibilità della filiera agroalimentare.

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