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È stato attivato il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto contro l'Ungheria:
Il primo ministro dell'Ungheria, Viktor Orbán

È stato attivato il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto contro l'Ungheria: "Ora tutto dipende da Budapest"

La Commissione UE ha incaricato il titolare per il Bilancio, Johannes Hahn, a inviare la notifica formale. Si tratta del primo passo della procedura amministrativa per l'eventuale sospensione dei pagamenti provenienti dal bilancio pluriennale comunitario, e non sono previste sanzioni

Bruxelles – Un giorno di “importanza storica” per la tutela dei fondi del bilancio comunitario. Come annunciato dal vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Margaritis Schinas, alla stampa di Bruxelles, il collegio dei commissari ha deciso di attivare oggi (mercoledì 27 aprile) il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto nei confronti dell’Ungheria, incaricando il commissario per il Bilancio, Johannes Hahn, di inviare la notifica scritta a Budapest. La decisione era attesa da tre settimane, da quando la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, aveva anticipato davanti alla plenaria del Parlamento UE la volontà di intraprendere il primo passo della procedura che permette all’UE di sospendere i pagamenti provenienti dal bilancio pluriennale a uno Stato membro, quando le violazioni dello Stato di diritto hanno o rischiano di avere un impatto negativo sul bilancio europeo.

L’attivazione del meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto contro l’Ungheria è motivata da “serie preoccupazioni” sulle violazioni della salvaguardia e del rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini e sul potenziale uso del budget destinato a Budapest attraverso il quadro finanziario pluriennale 2021-2027. A spiegarlo sono alti funzionari UE, che hanno elencato le criticità ungheresi: public procurement (spesa pubblica destinata all’acquisto diretto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione), audit (valutazioni indipendenti di controllo delle spese), trasparenza, prevenzione delle frodi e corruzione. “Sono dieci anni che assistiamo a un costante fallimento nell’implementazione delle riforme richieste”, hanno sottolineato le fonti. La situazione è “aggravata” anche da altre questioni, come i limiti posti alle investigazioni e all’indipendenza del sistema giudiziario: “Il quadro anti-corruzione non è sufficientemente solido“, con implicazioni evidenti sull’utilizzo dei fondi comunitari.

Quella attivata oggi è una procedura amministrativa, non penale, e questo significa che non ha effetti legali né può essere impugnata, ma “apre una discussione formale” con l’Ungheria. Nel novembre dello scorso anno erano state inviate due lettere a Budapest e a Varsavia (sulla Polonia la Commissione deve ancora esprimersi) con una richiesta di spiegazioni sulle violazioni dello Stato di diritto in atto. In risposta, i due Paesi membri si erano rivolti alla Corte di Giustizia dell’UE, ma il 16 febbraio i loro ricorsi sono stati respinti: i giudici europei hanno sottolineato che il meccanismo è stato adottato “sul fondamento di una base giuridica adeguata”, che rispetta “i limiti delle competenze attribuite all’Unione e il principio della certezza del diritto” e che è compatibile con la procedura prevista all’articolo 7 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. In sostanza, un meccanismo parallelo e non in contrasto con la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’UE in caso di violazione “grave e persistente” da parte di un Paese membro dei principi fondanti dell’Unione e su cui si stanno tenendo audizioni nei confronti sia di Polonia sia di Ungheria.

Per quanto riguarda le tappe del meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto, dopo l’invio della notifica formale da parte del commissario Hahn, l’Ungheria avrà due mesi per rispondere e proporre soluzioni. “È una procedura collaborativa e l’obiettivo, se possibile, è quello di arrivare a un accordo per fermare questo processo, visto che stiamo parlando di rispetto dei diritti di cittadini dell’Unione”, ha precisato un alto funzionario della Commissione, che ha anche ricordato che “non ci sono altre procedure disponibili per affrontare più efficacemente questa situazione”. In caso di mancato impegno da parte di Budapest, il processo continuerà: entro un mese dalla ricezione della risposta (o dalla scadenza fissata), l’esecutivo comunitario si rivolgerà nuovamente all’Ungheria per illustrare più in dettaglio le criticità e le misure da adottare per mettere fine alle violazioni dello Stato di diritto. Budapest avrà così un’altra possibilità di rispondere, ma se ancora non sarà risolta la situazione si arriverà all’ultimo step: la Commissione proporrà misure di rimedio da adottare al Consiglio con maggioranza qualificata per proteggere il budget comunitario.

“Tutto dipende da Budapest”, avvertono le fonti UE, dal momento in cui questo processo “si può fermare in fretta o potrà durare tra i 5 e i 9 mesi” in base alla collaborazione delle autorità ungheresi. Tuttavia, non va dimenticato che ciò che può essere messo in atto con il meccanismo di condizionalità è una serie di misure restrittive che vanno dall’interruzione dei pagamenti al blocco dei fondi previsti – in modo “strettamente proporzionale” all’impatto delle violazioni rispetto al budget dell’Unione – ma non sanzioni, considerato il fatto che si tratta di un sistema “completamente diverso” da quelli che sono applicati in altre aree.

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