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Eurozona, nel primo trimestre crescita zero. PIL Italia in negativo

Eurozona, nel primo trimestre crescita zero. PIL Italia in negativo

I dati preliminari Eurostat un campanello d'allarme. Prodotto interno lordo di Eurolandia aumenta dello 0,2 per cento, quello dell'UE dello 0,4 per cento. Lo spettro della stagflazione sullo sfondo

Bruxelles  – Brutte notizie per l’Eurozona: la ripresa non c’è più. I Paesi con la moneta unica registrano una crescita zero alla fine del primo trimestre del 2022, con l’Italia che addirittura registra una contrazione del Prodotto interno lordo di 0,2 punti percentuali rispetto agli ultimi tre mesi del 2021. I dati Eurostat, per quanto preliminari, sono indicativi del deterioramento della situazione, che risente delle conseguenze della guerra in Ucraina. La Commissione europea farà il punto della situazione il 16 maggio, quando pubblicherà la previsioni economiche di primavera, ma intanto l’istituto di statistica europea offre un primo contributo al dibattito con le stime, tutte nell’ordine dello ‘zero virgola’. PIL di Eurolandia previsto allo 0,2 per cento a fine marzo, quello dell’UE allo 0,4 per cento. Un trend che conferma le difficoltà incontrate alla fine dell’anno precedente, con valori analoghi (0,3 per cento e 0,5 per cento rispettivamente tra ottobre e dicembre 2021).

Le stime, per la loro natura preliminare, possono non essere complete e dunque soggette a successive analisi, ma intanto offrono una panoramica della rinnovata sofferenza dell’economia europea. Anche perché i principali motori sono tutti fermi. PIL tedesco che registra un +0,2 per centro, PIL francese fermo a quota 0, PIL italiano con traiettoria negativa. Tutti elementi che confermano le preoccupazioni di Commissione europea e quelle della Banca centrale europea legata alle sanzioni, vecchie e nuove.

Crescita zero, dunque. A cui si aggiunge un forte aumento dell’inflazione. Tutti dati che saranno contenuti nei documenti che l’esecutivo comunitario presenterà tra meno di venti giorni. Fin qui però gli elementi che arrivano e che serviranno ai tecnici di Bruxelles per elaborare gli scenari, non promettono bene. Fino a un mese fa non si vedeva un rischio di stagflazione per l’Europa, ma alla luce dei dati preliminari sulla crescita l’UE e i suoi Stati dovranno iniziare a fare i conti con la situazione.

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