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Aumenta il supporto umanitario UE all'Ucraina:

Aumenta il supporto umanitario UE all'Ucraina: "Altri 200 milioni di euro, ma pensiamo già alla ricostruzione"

Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, alla conferenza internazionale dei donatori di alto livello a Varsavia: "Oggi l'Unione ha risposto ancora una volta alla chiamata di Kiev, ma sappiamo che sarà necessario fare di più"

Strasburgo, dall’inviato – Supporto finanziario immediato per affrontare l’emergenza umanitaria in Ucraina e definizione di un progetto di ricostruzione finanziato in larga misura dall’Unione Europea e dai partner internazionali. È con questa duplice strategia che si è svolta oggi (giovedì 5 maggio) la conferenza internazionale dei donatori di alto livello a Varsavia, in cui la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti di 200 milioni di euro per sostenere gli sfollati interni in Ucraina. “Oggi, l’Unione ha risposto ancora una volta alla chiamata di Kiev”, ha esordito la leader dell’esecutivo comunitario, ricordando i 9,1 miliardi di euro raccolti il mese scorso durante l’evento Stand Up for Ukraine. Tuttavia, “sappiamo che sarà necessario fare di più e noi continueremo a difendere l’Ucraina”, ha promesso von der Leyen.

Dopo dieci settimane di “brutale invasione” russa dell’Ucraina, dieci settimane in cui l’Unione Europea è rimasta “fermamente” al fianco di Kiev, “oggi ci siamo riuniti con uno scopo chiaro”, ha ribadito la presidente von der Leyen: “Sostenere il popolo coraggioso dell’Ucraina, che combatte l’aggressore e si batte per la sua libertà”. Il sostegno UE all’Ucraina si realizza attraverso “il nostro potere economico”, vale a dire attraverso le sanzioni economiche contro Mosca – “un modo per far pagare il prezzo della guerra a Putin” – ma anche per mezzo del finanziamento dell’aiuto umanitario di cui ha bisogno il Paese e la progettazione del dopoguerra ucraino. “Questi sono i nostri passi pratici”, ha promesso la numero uno della Commissione: “Investiremo centinaia di miliardi di euro insieme ai partner internazionali per la ricostruzione di uno Stato in cui potranno essere realizzati i sogni dei cittadini e apriremo la strada verso l’UE”, in rassicurazione alle richieste “urgenti” che arrivano da Kiev per l’accelerazione del percorso di adesione all’Unione.

Si inizia a parlare di Piano Marshall per l’Ucraina, di un Recovery Plan tagliato su misura per la ripresa degli ucraini, ma quanto emerge dalla conferenza internazionale dei donatori convocata congiuntamente da Polonia e Svezia è un supporto che l’UE sta già fornendo. Circa 4 miliardi di euro sono stati incanalati da Bruxelles come assistenza macrofinanziaria, aiuti umanitari e sostegno agli Stati membri che accolgono i rifugiati dall’Ucraina, ma “Kiev ha bisogno di 5 miliardi di euro ogni mese, solo per mantenere il Paese in funzione, pagare le pensioni, gli stipendi e i servizi di base”, ha ricordato la presidente von der Leyen. Ecco perché è ancora più decisivo il Fondo per la solidarietà messo in piedi dai leader UE al vertice di marzo: “È un passo concreto per il supporto umanitario, la liquidità immediata e la ricostruzione dell’Ucraina”, ha spiegato il presidente del Consiglio UE, Charles Michel. La fiducia è “la pietra angolare” della ripresa: “Oggi dimostriamo che siamo pronti ad accogliervi nella famiglia europea, attraverso l’assistenza finanziaria e il sostegno nella vostra scelta di entrare nell’Unione Europea”.

Una risposta diretta alle richieste arrivate proprio durante la conferenza dal presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, collegato da remoto. “Dobbiamo essere accettati in fretta come Paese candidato all’adesione, serve più unità contro le minacce esterne e per far parte di uno stesso progetto”, ha incalzato il leader ucraino. Parlando dei finanziamenti internazionali, Zelensky ha sottolineato che “questa guerra finirà non quando sul terreno non ci saranno più eserciti, ma nel momento in cui sarà ultimata la ricostruzione del Paese”. Di qui la necessità di mettere in campo un “partenariato di Stati del mondo libero”, che sostengano “il pieno ripristino delle città e delle industrie, e il ritorno di tutti i cittadini alle loro case”. L’obiettivo è ben definito: “Dobbiamo far sì che l’Ucraina sia un esempio concreto di cosa significa impegnarsi di nuovo per la ricostruzione internazionale nel dopoguerra, come fu con il Piano Marshall”.

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