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Le decisioni della BCE sui tassi d'interesse al centro dell'Eurogruppo
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Le decisioni della BCE sui tassi d'interesse al centro dell'Eurogruppo

Diversi i temi in agenda, ma il cambio di politica monetaria "il principale elemento di dibattito perché ha implicazione per le politiche di bilancio"

Bruxelles – La BCE accende la riunione dell’Eurogruppo. I ministri delle Finanze degli Stati membri con la moneta unica si recheranno a Lussemburgo per tentare passi avanti sull’Unione bancaria, fare il punto sulla Grecia e il suo percorso di riforme, ma soprattutto per confrontarsi sulle ultime decisioni della Banca centrale europea, decisa ad alzare i tassi di interesse da luglio (all0 0,25 per cento), contestualmente allo stop del programma di acquisto di titoli di debito, e proseguire poi a settembre (0,50 per cento) c

La decisione, presa in occasione dell’ultima riunione del consiglio direttivo, “segna un punto di svolta di politica monetaria”, non c’è dubbio su questo né a Bruxelles né nelle altre capitali. Innalzare i tassi di interesse vuol dire che aumenterà il costo del prestito del denaro chiesto alle banche centrali. Gli istituti di credito, per ottenere liquidità, dovranno pagare di più, e questo si ripercuote automaticamente sulle linee di credito che famiglie e imprese vorranno cercare presso le loro banche, con mutui e prestito più cari da rimborsare.

In tempi di recessione un aumento del costo del prestito del denaro non è generalmente la scelta migliore, poiché in un contesto di bassa crescita c’è meno propensione al rischio proprio per l’assenza di espansione produttiva ed economica. L’aumento dei tassi potrebbe dunque frenare e scoraggiare investimenti, ma a Francoforte ritengono che sussistano le condizioni per agire nel modo annunciato.

Le decisioni sono oggetto di dibattito, soprattutto in Italia, dove si accusa la presidente dell’Eurotower di aver creato le condizioni per una nuova tempesta economico-finanziaria. Reazioni frutto probabilmente di un assunto tutto tricolore per cui la BCE avrebbe continuato a comprare i titoli italiani all’infinito, cosa impensabile, permettendo al Paese di continuare a rimandare quelle riforme strutturali e di risanamento dei conti chieste da ben prima lo scoppio della pandemia. L’Italia dunque sapeva di non poter contare sempre su una politica monetaria accomodante, e ora l’Eurotower mette il Paese di fronte ai propri limiti e ai propri ritardi. Perché la decisione di alzare i tassi di interesse e porre fine agli acquisti di titoli pubblici “ha implicazioni per politica di bilancio”, che spetta ai governi.

Al netto di un dibattito italiano frutto di peculiarità tutte italiane, i ministri economici dell’eurozona sono comunque intenzionati ad ascoltare le ragioni della BCE “con grande interesse”, confidano fonti ben informate. Le decisioni prese la settimana scorsa “sono il principale elemento di dibattito”. Non si discute la politica monetaria, che è competenza esclusiva della Banca centrale europea, che opera in piena indipendenza, ma si cercano delucidazioni perché da qui in avanti il coordinamento delle politiche di bilancio cambierà. Con l’Italia orfana di liquidità e sostegno della BCE, sconti sugli sforzi di riduzione del debito non saranno più possibili.

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