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    Home » Economia » Stop alla vendita di motori benzina e diesel dal 2035: c’è l’intesa tra gli Stati UE, ora i negoziati con l’Eurocamera

    Stop alla vendita di motori benzina e diesel dal 2035: c’è l’intesa tra gli Stati UE, ora i negoziati con l’Eurocamera

    Accordo al Consiglio ambiente dopo oltre dieci ore di trattative su cinque fascicoli del pacchetto sul clima 'Fit for 55', aprendo la strada ai negoziati con gli eurodeputati. Bruxelles punta all'accordo prima della COP27 di Sharm El-Sheikh di novembre

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    29 Giugno 2022
    in Economia

    Bruxelles -P iù di quindici ore hanno impiegato i ministri dell’ambiente dei 27 Stati membri dell’Unione europea a trovare una posizione comune su cinque fascicoli del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’, dalla revisione del sistema ETS alle nuove norme sulle emissioni per auto e furgoni. Una posizione comune (un “orientamento generale”, in gergo) che apre la strada ai negoziati con il Parlamento europeo su buona parte dei dossier dell’ambizioso pacchetto climatico proposto dalla Commissione europea a luglio di un anno fa, teso ad abbattere le emissioni del 55 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990), come tappa intermedia per la neutralità climatica entro metà secolo.

    Tra questi, i ministri hanno trovato un’intesa sullo stop alla vendita di auto e furgoni con motori a combustione, benzina e diesel, entro il 2035 nell’Ue, nel quadro di un aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto nuove e dei nuovi furgoni entro il 2030 (portandoli rispettivamente al 55 e 50 per cento), e arrivando al 100 per cento entro il 2035 per entrambi. Una questione particolarmente sentita in Italia, che insieme a Bulgaria, Portogallo, Romania e Slovacchia, si era mossa nelle scorse settimane proponendo di posticipare l’eliminazione dei motori a combustione dal 2035 al 2040 e di ridurre le emissioni di CO2 del 90 per cento (invece del 100% come proposto da Commissione europea e Parlamento) nel 2035. La battaglia italiana era per i nuovi furgoni e non per le auto, ma nonostante le pressioni che hanno portato ad allungare alla notte i lavori del Consiglio ambiente, la linea non è passata.

    Gli Stati hanno approvato però una proroga di cinque anni, fino a fine 2035 (inizialmente era prevista fino al 2030), per esentare dagli obblighi di riduzione i produttori che producono meno di 10mila veicoli all’anno, da molti conosciuto come “emendamento Ferrari” perché mirato a “salvare” le auto di lusso. Nella loro posizione gli Stati chiedono alla Commissione una valutazione nel 2026 sui progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e la necessità di riesaminare tali obiettivi “tenendo conto degli sviluppi tecnologici”, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in, si legge in una nota del Consiglio.

    Parte centrale del pacchetto clima è però la revisione del sistema di scambio di quote di emissioni, l’Emissions Trading System (ETS), il mercato del carbonio dell’Ue attivo dal 2005 che copre le industrie ad alta intensità energetica e il settore energetico. Il Consiglio ha mantenuto l’ambizione proposta dalla Commissione per arrivare a ridurre del 61 per cento le emissioni entro il 2030 nei settori coperti dall’ETS, attraverso un aumento del tasso di riduzione annuale del tetto massimo delle quote del 4,2 per cento all’anno. Sulle quote gratuite, annualmente concesse alle industrie, su cui anche la maggioranza del Parlamento europeo si era spaccata, gli Stati hanno stabilito che saranno eliminate gradualmente in dieci anni, a partire dal 2026 e il 2035.

    Nella revisione del sistema ETS, i governi sostengono una delle questioni più controverse (su cui si preannuncia uno scontro nei negoziati con l’Eurocamera): la creazione di un secondo mercato del carbonio da applicare a trasporti ed edifici, da fare entrare in vigore con un anno di ritardo rispetto alla proposta della Commissione (con la messa all’asta delle quote dal 2027 in poi). Per compensare la transizione verso questo secondo sistema di mercato del carbonio, gli Stati hanno sostenuto la creazione di un Fondo sociale per il clima a sostegno delle famiglie vulnerabili, da finanziare proprio attraverso le entrate del secondo ETS. Al netto di un accordo con l’Europarlamento, gli Stati dovranno presentare alla Commissione un “piano sociale per il clima”, in cui dettagliare le misure e gli investimenti su come mitigare i costi della transizione. Secondo la posizione del Consiglio, come nella proposta della Commissione, sarà in vigore tra 2027 e 2032 , in concomitanza con l’entrata in vigore dell’ETS per i settori dell’edilizia e i trasporti.

    Accordo tra i ministri anche sull’aumento degli sforzi di riduzione delle emissioni nei settori non coperti dall’ETS – trasporto marittimo nazionale, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie – , il Consiglio ha sostenuto una revisione del Regolamento di condivisione degli sforzi, portando l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livello dell’UE al 40% rispetto al 2005. Confermato infine l’obiettivo di assorbire 310 Megatonnellate di CO2 equivalenti attraverso i settori dell’uso del suolo, dei cambiamenti nell’uso del suolo e della silvicoltura (LULUCF).

    Con l’accordo raggiunto lunedì tra i ministri dell’Energia sui nuovi target per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, la presidenza francese (ormai in chiusura del suo semestre di presidenza) è riuscita a chiudere la posizione del Consiglio su buona parte dei fascicoli del ‘Fit for 55’, ponendo le basi per avviare i negoziati con il Parlamento già da settembre. La Commissione europea non ha mai negato di sperare in un accordo tra i due co-legislatori prima della COP27 di Sharm El-Sheikh, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a novembre in Egitto.

    Tags: autobenzinadieselenergia

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