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L'Europarlamento si spacca ma vota sì al gas e nucleare nella tassonomia verde
L'Aula del Parlamento europeo [Strasburgo, 7 giugno 2022]

L'Europarlamento si spacca ma vota sì al gas e nucleare nella tassonomia verde

278 i deputati a favore della proposta di obiezione, ma ne servivano 353 per affossare la proposta dell'Esecutivo comunitario di includere a certe condizioni e per un tempo limitato queste fonti nel sistema di classificazione degli investimenti sostenibili

Strasburgo, dall’inviata – Nessuna obiezione. O meglio, un’obiezione c’era ma non è passata al voto dell’Eurocamera. Il Parlamento europeo riunito a Strasburgo in sessione plenaria ha deciso mercoledì (6 luglio) a maggioranza assoluta di non bocciare la proposta della Commissione europea di includere, a certe condizioni e per un tempo limitato, anche il gas e l’energia nucleare nel sistema di classificazione degli investimenti sostenibili, la cosiddetta tassonomia ‘verde’ dell’UE.

Il voto a Strasburgo ha spaccato quasi a metà l’Eurocamera, mettendo in luce divisioni sulla questione all’interno delle stesse famiglie politiche. Sono stati 278 i deputati a votare a favore del veto, 328 contrari e 33 si sono astenuti (su 639 votanti totali), ma per porre il veto alla proposta della Commissione sarebbe stata necessaria una maggioranza assoluta di 353 deputati (su 705). Passa, dunque, la linea della Commissione europea che vede nell’energia dell’atomo e nel gas nucleare non tanto fonti di energia ‘verdi’ in senso proprio, ma utili e necessarie alla transizione e nel passaggio dall’elettricità prodotta dal carbone a quella 100 per cento rinnovabile.

Sui numeri della bocciatura non ci sono state grandi sorprese, prima del voto e grazie agli orientamenti dei gruppi politici già espressi si contavano poco più di 250 deputati a favore del veto. Rimanevano fuori un centinaio di deputati indecisi che infine non sono stati tutti convinti. A votare contro l’atto delegato (quindi a favore dell’obiezione) sono stati principalmente i Verdi europei (gli unici a votare davvero compatti contro la Commissione), la Sinistra e la maggioranza dei Socialisti&Democratici (S&D). A favore dell’atto delegato così come è stato presentato dalla Commissione, si è espressa invece la maggioranza del Partito popolare europeo (il gruppo maggioritario in Eurocamera, con 177 seggi), i Conservatori e riformisti di ECR, la destra di Identità e democrazia (ID) e buona parte del gruppo dei liberali di Renew Europe (fedeli alla linea del presidente francese Emmanuel Macron pro-nucleare). Gli eurodeputati italiani hanno seguito essenzialmente la linea del gruppo parlamentare a cui appartengono all’Europarlamento (anche se una vera e propria linea non c’era): i deputati del Pd nel gruppo dei S&D hanno votato compatti a favore dell’obiezione insieme ai Verdi e al Movimento 5 Stelle tra i Non Iscritti. Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Italia Viva contro, come PPE, ID, ECR e Renew di cui rispettivamente fanno parte.

Ursula von der Leyen
Ursula von Leyen, presidente della Commissione europea

Il voto di oggi fa tirare un sospiro di sollievo alla Commissione europea, che ha proposto questo secondo atto delegato dedicato alle “fonti di transizione” all’inizio di febbraio dopo oltre un anno di ritardo, stretta tra le pressioni tanto dei governi tanto delle industrie e delle lobby. “Il voto è un riconoscimento importante del nostro approccio pragmatico e realistico nell’aiutare molti Stati membri nel loro percorso di transizione verso la neutralità climatica”, ha scritto l’Esecutivo in una nota dopo aver saputo dei risultati. Precisa inoltre che l’inclusione “delle attività transitorie del gas e del nucleare è una piccola, anche se necessaria, parte dell’intera tassonomia dell’UE, che è incentrata sulle energie rinnovabili”. Pochi minuti prima dell’inizio delle votazioni a Strasburgo, proprio la presidente Ursula von der Leyen aveva chiarito in conferenza stampa che se fosse passato il veto all’Europarlamento (costringendo la Commissione a ritirare o modificare in maniera sostanziale l’atto), l’Esecutivo non avrebbe presentato una nuova proposta.

La tassonomia verde è un sistema di classificazione per stabilire criteri comuni a livello europeo per le attività economiche sostenibili a livello ambientale con cui finanziare il Green Deal, così da orientare gli investimenti (principalmente quelli privati). A livello normativo si tratta di un regolamento che fissa sei obiettivi ambientali, che non possono essere compromessi da un’attività considerata “sostenibile” a livello ambientale così come un’attività economica per entrare nella tassonomia deve contribuire “in maniera significativa” al raggiungimento di almeno uno di questi. Alla legislazione europea “secondaria”, ovvero agli atti delegati (che Parlamento e Consiglio non possono emendare ma solo approvare in blocco), la Commissione ha affidato il compito di stabilire i criteri specifici per le singole attività.

Il primo atto delegato è stato presentato ad aprile 2021, coprendo oltre dieci settori dall’energia rinnovabile alla silvicoltura passando per la ristrutturazione degli edifici e i trasporti. Il secondo atto delegato, quello che deve definire i criteri per gas e nucleare tra le attività di transizione, è stato presentato solo a febbraio di quest’anno. Il voto di oggi apre la strada all’approvazione della proposta anche da parte degli Stati membri entro l’11 luglio. Solo una maggioranza rafforzata di 20 su 27 Stati membri potrebbe affossare l’atto in seno al Consiglio, molto difficile che si raggiunga. Senza opposizioni da parte dei co-legislatori, l’atto delegato sulla tassonomia entrerà in vigore e si applicherà a partire dal primo gennaio 2023.

Proprio perché in seno al Consiglio non è verosimile una maggioranza per bocciare l’atto (non dovrebbe esserci neanche un vero e proprio voto), i pochi Stati membri convintamente contrari sono pronti a trovare altre vie per far sentire le ragioni del proprio dissenso alla Commissione europea. Come già annunciato all’indomani della presentazione da parte dell’Esecutivo europeo, i governi di Lussemburgo e Austria hanno confermato oggi l’intenzione di avviare un’azione legale contro la Commissione europea per la decisione.

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