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Idrogeno, anche l'Italia nel secondo progetto Ue di interesse comune da 5,2 miliardi di euro

Idrogeno, anche l'Italia nel secondo progetto Ue di interesse comune da 5,2 miliardi di euro

13 Paesi Ue coinvolti, che erogheranno fino a 5,2 miliardi di finanziamenti pubblici per sbloccarne altri 7. Focus su elettrolizzatori, infrastrutture di trasporto e tecnologie per integrare l'idrogeno nei processi industriali. Il progetto sarà completato nel 2036

Bruxelles – 5,2 miliardi di euro per sbloccarne almeno altri 7 in investimenti privati. E’ arrivato oggi (21 settembre) il via libera dalla Commissione europea al secondo progetto di interesse comune (Ipcei) dedicato alla filiera dell’idrogeno che coinvolgerà in tutto 29 imprese, 35 progetti e 13 Stati membri dell’Ue, tra cui anche l’Italia (insieme ad Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Svezia).

A norma delle regole Ue sugli aiuti di stato, la Commissione ha approvato il progetto “Hy2Use” del valore di 5,2 miliardi per potenziare la fornitura di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio nell’Ue. L’ok di Bruxelles è arrivato ad appena due mesi dal via libera al primo progetto Ipcei dedicato allo sviluppo di tecnologie e questa volta tra le 29 aziende europee coinvolte – per 35 progetti totali di ricerca, sviluppo e applicazione industriale – ci sono anche quattro soggetti italiani che prevedono applicazioni industriali del vettore energetico: nello specifico, Next Chem, RINA-CSM, Sardhy Green Hydrogen e South Italy Green Hydrogen.

Una nota dell’esecutivo comunitario spiega che gli Stati membri forniranno fino a 5,2 miliardi di euro di finanziamenti pubblici, che dovrebbero sbloccare ulteriori 7 miliardi di euro in investimenti privati. Il nuovo progetto di interesse comune riguarderà una buona parte della catena del valore dell’idrogeno, con focus sugli elettrolizzatori su larga scala, le infrastrutture di trasporto e lo sviluppo di tecnologie innovative per l’integrazione dell’idrogeno nei processi industriali, come acciaio, cemento e vetro. Secondo le stime di Bruxelles, i primi elettrolizzatori su larga scala potrebbero essere operativi entro il 2024-2026 e molte delle tecnologie innovative implementate entro il 2026-2027. Il completamento dell’intero progetto è previsto per il 2036, con “tempistiche variabili”.

Nel piano REPowerEu presentato lo scorso maggio, Bruxelles ha fissato a 10 milioni di tonnellate di produzione interna di idrogeno rinnovabile e 10 milioni di tonnellate di importazioni ogni anno entro il 2030 l’obiettivo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi e sostituire il gas naturale, il carbone e il petrolio nelle industrie e nei settori dei trasporti difficili da decarbonizzare. Per accelerare la diffusione di idrogeno verde su larga scala, la Commissione ha stanziato già 200 milioni di euro per la ricerca e dovrà pubblicare nelle prossime settimane due atti delegati sulla definizione e la produzione di idrogeno rinnovabile per garantire che la produzione porti a una decarbonizzazione netta. Di recente, la Commissione europea ha inoltre esternato l’intenzione di dar vita a una Banca europea dell’idrogeno, che andrà a mobilitare 3 miliardi di euro per lo sviluppo del mercato.

“L’idrogeno può cambiare le regole del gioco per l’Europa ed è fondamentale per diversificare le nostre fonti di energia e aiutarci a ridurre la nostra dipendenza dal gas russo”, ha commentato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. “Aumenteremo anche la nostra partecipazione finanziaria a importanti progetti di comune interesse europeo. Ciò contribuirà a consentire innovazioni rivoluzionarie e ricadute positive per tutta l’economia dell’UE e contribuirà a rafforzare l’economia del futuro”, ha concluso.

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