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    Home » Editoriali » Rifugiati e migranti: un fenomeno che si preferisce resti emergenza

    Rifugiati e migranti: un fenomeno che si preferisce resti emergenza

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    7 Novembre 2022
    in Editoriali
    immigrazione

    La riflessione mi è venuta pensando alla proposta avanzata da qualche esponente della destra che la scorsa settimana ha suggerito di avviare le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato dei migranti salvati in mare direttamente sulle navi che li imbarcano. L’idea è che se la nave è tedesca, o svedese o di ovunque sia, quel territorio sarebbe territorio nazionale e dunque la persona, in base alle norme europee sull’asilo, dovrebbe essere poi accolta nello Stato coinvolto, e non più sbarcata in Italia e lì identificata.

    A parte l’ingenuità della proposta, che neanche è stata presa in considerazione a livello internazionale (anche perché le navi sono di norma prese in affitto, e dunque la ‘bandiera’ è difficile da attribuire), poi le persone da qualche parte dovrebbero essere sbarcate, e quella parte difficilmente sarebbe, nel caso in esempio, la Germania, che non ha porti nel Mediterraneo, e dunque lo sbarco avverrebbe per forza di cose (e per evitare lunghi viaggi in mari pericolosi da navigare in quelle condizioni) in Italia, riaprendo di fatto la solita questione.

    Però ho riflettuto e discusso della questione in generale con persone che conoscono il tema, e la soluzione che ho trovato è che nessuno, in realtà, ha davvero interesse a risolvere la questione dei migranti che arrivano dal Mediterraneo centrale.

    I numeri non sono enormi, sono alcune migliaia di persone, ma gran parte di queste arrivano sul territorio italiano principalmente di passaggio verso altre mete più a nord in Europa. Secondo i sondaggi fatti tra gli elettori prima delle recenti elezioni in Italia, il tema dei migranti non è neanche tra le prime priorità in questo momento.

    Ci sono però forze politiche, in Italia e in altri Paesi dell’Unione, che di questo fenomeno hanno fatto un cavallo di battaglia: chi chiede aiuto, come gli italiani o i greci, o i maltesi, e chi dice che non può darne, perché di migranti già ne ha accolti abbastanza. Sono anni che il dibattito è fermo a questo stadio, e non si registra alcun passo avanti, tranne un potenziamento dell’Agenzia europea per le frontiere (Frontex) che ha aumentato i suoi effettivi e che ora è sotto inchiesta per respingimenti illegali nei Balcani.

    Ingenuamente ho pensato che forse l’Italia potrebbe tentare di avviare il dialogo su un nuovo livello, e cioè attrezzandosi bene a salvare ed ospitare i migranti che arrivano e che arriveranno (perché nulla, questo è oramai evidente, può fermare un fenomeno che esiste da sempre) e poi andare dai partner dicendo: noi la nostra parte la facciamo, ora tocca a voi.

    Questo non lo ha fatto nessun governo italiano, di qualsiasi colore. Perché? Perché ad alcune forze politiche il tema serve per poterlo cavalcare, e se fosse risolto perderebbero un elemento forte della loro propaganda. Ma non è stato fatto anche perché la risposta dagli altri governi non arriverebbe, perché tutti i Paesi hanno alla fine la stessa politica verso i loro cittadini, di dire “no” a rifugiati e migranti, cavalcando paure vere, presunte o create appositamente, come ha fatto l’Ungheria di Viktor Orban, che in pratica non ha accolto nessun migrante (solo poche unità) e della paura del diverso ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.

    Dunque a nessuno “conviene” risolvere il problema, che resta di fatto una tragedia sulle spalle dei migranti, dei volontari che se ne occupano, delle forze dell’ordine e di assistenza medica. E anzi, più ne arrivano in fondo più si possono alimentare paure, difendere egoismi.

    La soluzione ci sarebbe, in parte l’Unione sta cercando di arrivarci attraverso una collaborazione economica alla crescita dei Paesi di provenienza. Meccanismo difficile, a lunghissima scadenza, che spesso fa finire i soldi nelle tasche di governo corrotti. La soluzione sarebbe nell’attrezzarsi a ricevere i migranti che arriveranno, e che in molti Paesi “ricchi” anche servono come manodopera, ma che dovrebbe essere una soluzione che si basi sulla solidarietà, sul capire che alle volte anche noi europei abbiamo delle responsabilità in queste fughe di persone costrette a lasciare le proprie terre, e che dovremmo assumercele, anche perché avremmo la forza di farlo. Però, forse, non conviene per risultati politici a breve termine.

    Tags: mediterraneomigrantiRifugiati

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