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Michel incontra Xi Jinping a Pechino:
Charles michel e Xi jinping

Michel incontra Xi Jinping a Pechino: "Contiamo sulla Cina per fermare l'aggressione russa all'Ucraina"

Il leader cinese ha assicurato che "la Cina non sta vendendo armi alla Russia" e ha condannato le minacce nucleari del Cremlino. Nel bilaterale Michel ha fatto presente la necessità di "riequilibrare le relazioni commerciali", garantendo parità di condizioni per le imprese europee

Bruxelles – “L’Ue conta sulla Cina, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per invitare la Russia a rispettare i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e contribuire a porre fine alla brutale occupazione dell’Ucraina”. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, può tornare da Pechino forte delle rassicurazioni del leader cinese, Xi Jinping, che ha condannato le minacce nucleari “inaccettabili” del Cremlino e ha dichiarato che “la Cina non sta vendendo armi a Putin”.

Michel, che a Pechino era già stato nel novembre 2016 come primo ministro belga, ha incontrato oggi (giovedì primo dicembre) il presidente della Repubblica Popolare Cinese, a cui ha ribadito la necessità che la Cina “utilizzi la propria influenza sul Cremlino” per fermare la guerra. Non solo: in un tête-à-tête durato più di tre ore, i due leader hanno discusso delle crisi globali innescate dal conflitto e dell’importanza strategica dell’asse Bruxelles-Pechino.

Il presidente del Consiglio Europeo ha portato all’attenzione di Xi Jinping la posizione comune che i 27 primi ministri Ue hanno stabilito poche settimane fa sul rapporto strategico con il gigante asiatico, ovvero la necessità di adottare un approccio realistico che parte da un dato di fatto: Pechino è il primo partner commerciale dell’Unione, con cui scambia merci per più di 2 miliardi di euro al giorno. Per i leader europei il tema chiave è “il riequilibrio delle relazioni commerciali”. Michel ha evidenziato che il commercio Ue-Cina “ha contribuito in modo sostanziale alla trasformazione economica” del Paese asiatico, ma che ora c’è bisogno “di maggiore reciprocità e di garantire parità di condizioni (level playing fields) per le imprese europee“. Perché se da una parte “i mercati sono aperti e per le compagnie cinesi è facile investire da noi”, Michel ha chiesto a Xi Jinping di rimuovere gli ostacoli che fanno sì che le imprese europee “abbiano difficoltà a operare in Cina”.

L’Unione teme di sviluppare con il gigante asiatico un rapporto di dipendenza per le forniture di tecnologie (come i semiconduttori) e materie prime critiche, necessarie per la doppia transizione digitale e energetica. Per non ripetere l’errore della dipendenza dal gas russo, Bruxelles ha presentato l’European Chips Act e sta lavorando sull’Atto sulle materie prime critiche. Ma se Pechino si sta rivelando fondamentale per la differenziazione energetica, su cui l’Europa sta procedendo a tappe forzate a causa della guerra in Ucraina, Bruxelles potrebbe soccorrere la Repubblica popolare cinese ancora alle prese con confinamenti anti-Covid e con una campagna vaccinale che non decolla. “Le compagnie farmaceutiche europee sono disponibili a consegnare i loro vaccini in Cina, quando verranno riconosciuti dalle autorità di Pechino”, ha dichiarato Michel, che ha poi espresso a Xi Jinping la sua preoccupazione per le proteste e gli scontri in corso in diverse città cinese, ricordando che “il diritto di riunione è un diritto fondamentale”.

Sulla questione dei diritti umani in generale, Michel ha accolto con favore la disponibilità del leader cinese a riprendere il dialogo Bruxelles-Pechino sui diritti umani, “che offrirà l’opportunità di affrontare in dettaglio la situazione delle minoranze nonché dei singoli casi”. Il presidente del Consiglio Ue ha ribadito “l’impegno a favore della politica di un’unica Cina“, facendo presente a Xi Jinping che le tensioni su Taiwan vanno a discapito degli interessi dell’Unione, visto che lo stretto di Taiwan è la rotta principale per le navi provenienti dalla Cina, dal Giappone, dalla Corea del Sud e da Taiwan verso l’Europa e che nell’isola si fabbricano circa il 50 per cento della produzione mondiale di semiconduttori. “Sia la Cina che l’Ue hanno interesse a un mondo basato sulla legge, con la carta delle Nazioni Unite al centro”, ha chiuso Michel, affermando che l’Ue “continuerà a dialogare con la Cina in vista del prossimo vertice Ue-Cina nel 2023”.

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