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Le Maire: "Se Ungheria non rimuove veto, Francia farà la sua legge su tassazione minima imprese"

Il ministro delle Finanze francese promette di dare seguito all'iniziativa che vedeva coinvolto anche il governo Draghi. Ora Meloni deve decidere se sostenere l'amico Orban oppure no

Bruxelles – Se l’Unione europea non riesce a marciare compatta sulla tassazione minima per le imprese, la Francia è pronta a rompere le righe e dettare la linea, con un’iniziativa tutta ‘française’. Una promessa, quella di Bruno Le Maire, stanco delle resistenze ungheresi su un dossier sentito come non più rinviabile. “Se l’Ungheria non rimuove il suo veto, la Francia adotterà una sua legislazione nazionale in materia all’inizio del prossimo anno“, scandisce il ministro delle Finanze francese. L’obiettivo, dice, “è attuare questa legislazione che riteniamo giusta”.

Non è l’inizio di un braccio di ferro tutto nuovo, quanto il voler mantenere gli impegni assunti pubblicamente nei mesi scorsi. La Francia fa parte di quella ‘coalizione dei volenterosi’, composta da Germania, Spagna, Paesi Bassi e pure Italia che ha promesso di dare il buon esempio e procedere alla riforma fiscale in Europa. Adesso si tratta di capire come intende muoversi il governo italiano, se proseguire lungo il solco tracciato da Mario Draghi o se prendere le difese del sovranista Orban a cui sia Giorgia Meloni sia Metteo Salvini strizzano l’occhio.

Ad ogni modo resta in sospeso un dossier che si trascina, a detta di Parigi, da troppo tempo. La proposta di direttiva sulla tassazione minima delle grandi imprese, che intende colpire ogni azienda con fatturato annuo dai 750 milioni di euro con una tassa di almeno il 15 per cento, si lega alla questione della tassazione digitale, ossia il regime per assicurarsi che gli operatori del web, a partire dai colossi statunitensi, paghino la loro quota di tasse. Mentre il primo dossier è comunitario, la politica fiscale per gli operatori di internet rientra in un accordo raggiunto in sede Ocse, e quindi oggetto di accordo internazionale.

Budapest giustifica la sua posizione con i rischi legati a procedere solo sulla questione numero 1 senza procedere in parallelo con la questione numero 2, ma c’è chi ritiene che le ragioni siano altre, ed in particolare i fondi Ue ancora non concessi nell’ambito del piano per la ripresa.

Fonti europee rilevano che tutto dipenderà da come andrà il dibattito di domani (6 dicembre) in sede Ecofin. Sarà quello il momento della verità. Se il ministro ungherese dovesse continuare a puntare i piedi e rendere impossibile un accordo a 27, allora il gruppo dei Paese, Francia in testa, procederanno in modo autonomo con l’introduzione di una tassa minima per le imprese.

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