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L'Ocse denuncia: in Italia insegnanti vecchi e scuole senza soldi

L'Ocse denuncia: in Italia insegnanti vecchi e scuole senza soldi

Insegnanti vecchi, pochi contributi pubblici per l’istruzione e indicatori sotto la media Ocse: l’Italia è fanalino di coda in termini di performance di sistema scolastico. Lo rileva l’Ocse, nel rapporto ‘Education at a glance 2012’, lo studio sullo stato dell’istruzione e dell’educazione diffuso oggi. Dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico arriva per il nostro paese una brutta notizia: nel settore dell’istruzione non c’è spazio per i giovani. Solo l’1% degli insegnanti attivi nella scuola primaria (elementari) e secondaria (medie, licei e istituti tecnici) ha meno di trent’anni, contro la media Ocse, rispettivamente de 13% e dell’11%. Nel nostro paese le cattedre sono affidate a cinquantenni e ultra cinquantenni: nella scuola primaria la quota è al 46% degli insegnanti, e la soglia tocca il 59% nella scuola secondaria, dove sei professori su dieci hanno quell’età. Numeri da capogiro se si considera che la media Ocse è del 30% per gli insegnanti dai cinquant’anni in su nella scuola primaria e del 36% la quota di insegnanti con almeno cinquant’anni nelle scuole secondarie. Non solo: in Italia alle elementari l’83% dei maestri ha almeno quarant’anni, e tra scuole medie e istituti superiori il numero dei docenti dai quarant’anni in su rappresenta il 90% del totale.

L’Ocse rileva un altro dato poco gratificante per il nostro paese: tra i 34 paesi oggetto del rapporto l’Italia è quello che spende meno nell’istruzione, appena il 9% del totale della spesa pubblica. Peggio di noi solo il Giappone (8,9%). Il sistema scolastico italiano evidenzia inoltre un forte divario di genere: stando allo studio dell’Ocse a beneficiare del titolo di studio di scuola secondaria sono soprattutto gli uomini. L’81,7% dei diplomati trova infatti un lavoro, contro il 63,8% delle donne. Un divario confermato anche dal tasso di occupazione tra laureati (formazione terziaria), che mostra però le carenze del nostro sistema paese: solo 75,8% dei laureati di sesso maschile trova un impiego contro il 51,4% delle donne.

R.G.

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