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La Guardia Civil ammette: il 6 febbraio lasciammo affogare i migranti a Ceuta
Il punto della tragedia di febbraio

La Guardia Civil ammette: il 6 febbraio lasciammo affogare i migranti a Ceuta

Poca luce, mare grosso, barca inadatta, dice il personale, che usò però anche proiettili di gomma e lacrimogeni per fermare i migranti in acqua

La mattina del 6 febbraio scorso, quando 15 persone morirono nelle acque di confine spagnole di Ceuta (ne scrivemmo anche noi), la pattuglia della Guardia Civil non ha aiutato gli immigrati che erano “raggruppati vicino alle rocce del pontile” per “,prudenza” per evitare “il pericolo di collisione con loro” a causa della vicinanza alla costa, in quanto le caratteristiche della barca della polizia “non lo consentivano”, hanno dichiarato i membri dell’equipaggio, secondo le deposizioni cui ha avuto accesso il giornale on line eldiario.es. Nella zona non sono arrivate in tempo altre navi dell’esercito più leggere, fino a quando “quasi nessun migrante era ancora in acqua”.

L’operazione lanciata quella mattina dalla Guardia Civil, che ha compreso anche spari di proiettili di gomma e razzi lacrimogeni, continua a spiegare eldiario, ma non sono stati utilizzati mezzi adatti al salvataggio, non ci si è organizzati per farlo a quanto sembra. Non fu chiamata la Croce Rossa, ne il Salvataggio marittimo, né barche più adatte ad operare in quella situazione, come risulta dalla stessa relazione depositata dalla Guardia Civil alla magistratura.

L’equipaggi della barca (inutilmente se non dannosamente) presente sul luogo ammette che “a causa del gran numero di persone che stavano nuotando si valutò che qualsiasi tipo di manovra andava realizzata con la massima prudenza, restando a una certa distanza da loro che continuavano ad entrare in acqua”. Nessuno è stato aiutato, dicono i membri dell’equipaggio, perché “nessuno è stato visto chiedere aiuto”.

 

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