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Esercito europeo… o esercito tedesco?

Esercito europeo… o esercito tedesco?

Juncker ha rilanciato la proposta (condivisibile in teoria) di un esercito comune europeo. Ma nelle condizioni attuali sarebbe solo uno strumento di Berlino.

di Elido Fazi

Se è vero che l’obiettivo strategico primario degli Stati Uniti oggi è quello di evitare un’alleanza Berlino-Mosca, e quindi di conseguenza un asse europeo Roma-Parigi-Berlino-Mosca – perché questa è l’unica sfida che potrebbe rimettere in discussione l’egemonia americana di unica grande potenza mondiale – lascia perplessi la goffa intervista rilasciata al domenicale tedesco Welt am Sonntag dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che propone un esercito comune europeo, anche o soprattutto per far capire che “un esercito unico europeo manderebbe un chiaro messaggio alla Russia che noi europei siamo seri nel sostegno dei nostri valori”.

E sorprende anche che l’idea dell’esercito comune sia stata subito avallata dai leader politici tedeschi, dalla cancelliera Angela Merkel, dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, dal ministro della Difesa Ursula von der Leyen (che ha dichiarato alla radio Deutschlandfunk che “il nostro futuro come europei sarà ad un certo punto di avere un esercito comune”), dal presidente della Commissione Affari Esteri del Bundestag, Norbert Röttgen (“il tempo è arrivato per mettere in pratica i piani per creare un esercito comune europeo; le nostre capacità difensive rimarranno inadeguate dal punto di vista della sicurezza fino a quando avremo eserciti di stati separati, che per lo più acquistano le stesse cose”).

Il tema di un’unica difesa comune e di una politica estera europea sono ovviamente i grandi temi su cui o si farà o non si farà l’Europa politicamente unita, ma il modo di affrontarlo di Juncker e dei politici tedeschi è inaccettabile. Intanto perché il tema dell’esercito comune non rientra nelle competenze di Juncker, e poi perché ci sembra che bisognerebbe riflettere meglio su chi sono i nostri amici, chi sono i nostri nemici e chi sono gli amici che pensano solo ai loro interessi.

E poi c’è da dire che, sentendo la raffica di dichiarazioni dei politici tedeschi, il primo pensiero che viene in mente è un esercito europeo dominato dalla Germania e dal suo Bundeswehr, pensiero che farebbe rabbrividire non solo gli altri europei, ma il mondo intero.

Juncker l’ha fatta completamente fuori dal vaso. Avrebbe dovuto spiegare meglio quali sarebbero le minacce militari della Russia all’Europa. A noi risulta che, nonostante i continui allarmi lanciati dai media, la maggioranza quasi totale dei cittadini europei, almeno quelli che vivono in capitali diverse da Bruxelles, avverte che non esiste nessun pericolo di questo tipo.

Al contrario, alla maggioranza dei cittadini europei – e forse prima o poi qualche politico europeo dovrebbe dirlo con chiarezza – non piace assolutamente l’atteggiamento provocatorio degli americani in Ucraina, che sembra avere come unico obiettivo quello di trascinare gli europei in uno stato di confrontation permanente nei confronti di Mosca, atteggiamento che ci sta provocando danni economici non da poco. Gli interessi europei e quelli americani divergono drammaticamente in Ucraina. Per gli Usa, come abbiamo già detto, l’obiettivo strategico di punta attualmente è quello di evitare a tutti i costi un’alleanza strategica tra Europa e Russia. E per far questo è loro interesse far continuare la guerra civile in Ucraina, costringendo così gli europei a mantenere le sanzioni che indeboliscono sia l’economia russa, creando scontento nella popolazione, che quella europea. E se poi dall’Ucraina dovessero fuggire milioni di rifugiati, non è certo un problema di Washington.

Se qualcuno avesse qualche dubbio che dividere Europa e Russia sia oggi il principale obiettivo della politica estera americana consigliamo questo video in cui parla George Friedman, il capo della più grande società privata di intelligence americana, Stratfor. “Dobbiamo ricordarci che gli Stati Uniti sono un impero giovane che può essere paragonato ad un ragazzino manico depressivo di 15 anni”, dice Friedman. “Nella mattina gli piace la pace ma nel pomeriggio vuole la guerra perché i suoi amici della mattina non gli piacciono più”.