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Green economy, l’Europa ha bisogno di investire e cambiare mentalità
I relatori della prima giornata di How can We Foster Green Growth

Green economy, l’Europa ha bisogno di investire e cambiare mentalità

È questo il leitmotiv della prima giornata di dibattito a ‘How can we foster green growth’. Fonti rinnovabili, risparmio energetico e ricerca sulle nuove tecnologie sono i settori su cui intervenire, ma l’Ue sta facendo ancora poco

Bruxelles – Cosa serve, in Europa, per promuovere una crescita verde? Un cambio di mentalità da parte dei cittadini, delle imprese e – forse soprattutto – della politica. Oltre a maggiori investimenti naturalmente. È quanto è emerso dalla prima giornata del convegno ‘How can we foster green growth’, organizzato da Eunews a Bruxelles, presso la sede del Comitato economico e sociale europeo (Cese). Luca Jahier, che come presidente del terzo gruppo del Cese ha fatto gli onori di casa, ha sottolineato la necessità di “politiche coordinate” per avere un “approccio olistico” al tema della crescita sostenibile.

Politiche che devono essere orientate agli investimenti, tanto pubblici che privati. Un aspetto, quello del fabbisogno finanziario per promuovere l’economia verde, che è stato affrontato da Francesca Romana Medda, docente al London University College. La professoressa ha citato uno studio che stima in mille miliardi in più all’anno gli investimenti necessari al settore verde. Una carenza che, a suo avviso, andrebbe colmata con “strumenti finanziari non convenzionali”. Ad esempio favorendo “un approccio dal basso”, con “finanziamenti peer to peer” che mettano le piccole e medie imprese, “spesso portatrici di innovazione”, in grado di accedere ai finanziamenti.

Proprio l’innovazione, secondo Georg Zachmann del think tank Brugel, è uno dei settori su cui si punta ancora poco nel campo delle rinnovabili. Eppure, secondo Zachmann, i paesi che hanno “investito di più in energie rinnovabili sono quelli che cresceranno di più”. Invece, sulle fonti verdi “molti paesi europei stanno rallentando”, ha lamentato Paolo Marino, director della consulting energetica Poyry, sottolineando che, “ad esempio in Italia, sono stati fermati gli incentivi”. Anche se quello dei contributi pubblici, a suo avviso, non è l’unico modo per correggere la disparità tra l’energia generata da fonti fossili e quella da fonti verdi. Ciò che serve è una correzione del mercato, che sia in grado di riconoscere una differenza di prezzo adeguata alle differenze di costi.

L’aspetto dei costi, poi, non va valutato solo in termini strettamente economici. Lo ha sottolineato ancora Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei, secondo la quale, se l’energia prodotta con il carbone è più conveniente è solo “perché non si considera che il costo non è solo economico ma anche ambientale”.

Con Annika Hedberg, senior policy analyst del think tank Epc (European policy centre), si è parlato di mercato interno dell’energia, che è uno “strumento importante” per lo sviluppo di una economia verde. Hedberg ha lamentato che in Europa “ricicliamo poco, appena il 40% dei rifiuti solidi”, e “l’efficienza energetica non è ancora presa abbastanza in considerazione”. Infine,  riprendendo un tema su cui anche altri relatori si sono soffermati, l’analista ha segnalato la necessità di puntare con maggior determinazione sull’economia circolare.