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Gli italiani tra i ricercatori più premiati dall'Ue, ma più della metà lavora all'estero

Gli italiani tra i ricercatori più premiati dall'Ue, ma più della metà lavora all'estero

Il nostro Paese al secondo posto per sovvenzioni concesse da Bruxelles quest'anno, ma solo 14 progetti sui 32 totali si svolgono nei nostri Atenei. Nel Regno Unito la maggior parte delle borse, quasi la metà per professori stranieri

Bruxelles – Gli italiani continuano a dimostrare il loro valore nel mondo della ricerca, peccato solo che questo valore venga apprezzato più all’estero che in Italia. Il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha assegnato borse ad oltre 300 ricercatori in tutta Europa, di questi ben 33 sono italiani con il nostro Paese che è secondo solo alla Germania per il numero di sovvenzioni ricevute. “Il programma Orizzonte 2020 finanzierà 329 nuove sovvenzioni del CER con 630 milioni di euro per promuovere l’eccellenza scientifica e la competitività dell’Ue. Tali sovvenzioni contribuiscono ad aumentare l’attrattiva dell’UE come luogo di ricerca e innovazione”, ha rivendicato il commissario alla Ricerca Carlos Moedas.

Ma se guardiamo i numeri di quanti progetti di ricerca sono stati sostenuti in Italia ci accorgiamo che sono solo 14, il che vuol dire non solo che che gli altri 18 ricercatori premiati lavorano all’estero, ma anche che le nostre università non ospitano nessun professore straniero. In questo è il Regno Unito a farla da padrone: l’isola ospita il maggior numero di progetti di ricerca sostenuti da Bruxelles, ben 60, ma solo poco più della metà sono portati avanti da britannici (31), segno che le università sanno apprezzare e premiare la qualità degli studi anche se condotti da professori stranieri. Cosa che l’Italia, che non riesce nemmeno a trattenere i suoi di professori, è ben lontana dal fare.

Per saperne di più:
I dati su nazionalità, Paesi ospitanti e tipo di progetti sostenuti dall’Ue

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Cronaca

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A partire da sabato mattina, il gigante energetico russo Gazprom taglierà le forniture di gas verso la Finlandia, che come Polonia e Bulgaria si è rifiutata di pagare le importazioni energetiche in rubli. La compagnia di bandiera Gasum ha assicurato che continuerà a fornire ai propri clienti "gas naturale da altre fonti attraverso il gasdotto Balticconnector", il primo gasdotto che collega Finlandia ed Estonia