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Bielorussia, Borrell:

Bielorussia, Borrell: "L'insediamento di Lukashenko è illegittimo, aumenta la crisi politica nel Paese"

L'alto rappresentante UE denuncia il non rispetto della volontà popolare, mentre l'opposizione invoca "disobbedienza a oltranza". Il leader del Ppe, Manfred Weber, chiede che il presidente sia inserito nell'elenco delle sanzioni europee

Bruxelles – Illegittima. È stata bollata così la cerimonia d’insediamento del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, in una nota dell’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE, Josep Borrell. Il giuramento del presidente è stato celebrato in gran silenzio e alla presenza di pochi intimi al palazzo dell’Indipendenza di Minsk nella mattina di ieri (mercoledì 23 settembre). “Questa ‘inaugurazione’ contraddice direttamente la volontà di gran parte della popolazione bielorussa”, ha dichiarato Borrell, “e serve solo ad approfondire ulteriormente la crisi politica nel Paese”.

Sulla scorta delle posizioni già note sia della Commissione (impegnata nella stesura di una lista di sanzioni), che del Parlamento Europeo (che ha riconosciuto come presidente eletta la leader dell’opposizione, Sviatlana Tsikhanouskaya), per l’UE “la cosiddetta ‘inaugurazione’ e il nuovo mandato rivendicato da Lukashenko mancano di legittimità democratica“. Per questo motivo Borrell ha insistito sul fatto che “i cittadini bielorussi meritano il diritto di essere rappresentati da coloro che scelgono liberamente attraverso nuove elezioni inclusive, trasparenti e credibili”.

Provocazioni e proteste a oltranza

Le ‘catene di solidarietà’ degli studenti nella capitale Minsk, 23 settembre 2020

In Bielorussia è fallita la rivoluzione colorata“. Così ha provocato l’opposizione l’autoproclamato presidente della Bielorussia Lukashenko al momento della cerimonia per il suo sesto insediamento consecutivo, dopo le elezioni contestate del 9 agosto scorso. “Il nostro Paese ha dovuto affrontare una sfida senza precedenti, basata su tecnologie ben sviluppate che mirano a distruggere gli Stati indipendenti”, ha aggiunto, con una stoccata all’Occidente nemmeno troppo velata. “Tuttavia ci siamo rivelati essere l’unico Paese in cui è fallita una rivoluzione colorata. È stata una scelta del popolo bielorusso che non vuole perdere il suo Paese”.

Che la scelta del popolo bielorusso sia quella di sostenere Lukashenko è una convinzione che sembra ormai risiedere solo nella mente del presidente. Pavel Latushko, membro del presidio del consiglio di coordinamento dell’opposizione bielorussa, ha chiamato a raccolta i suoi concittadini per “una campagna di disobbedienza a oltranza“. Ha rincarato la dose Tsikhanouskaya: “Quest’inaugurazione è una farsa, oggi Lukashenko è solamente andato in pensione. Questo significa che le sue direttive alle forze dell’ordine non sono più legittime e non sono eseguibili”. Ricordando la sua visita a Bruxelles di lunedì 21 settembre, la leader dell’opposizione ha ricordato che “i Paesi europei sono pronti a sostenere i bielorussi nella richiesta di fermare le violenze e a fornire un aiuto reale dopo la vittoria della democrazia. Insieme ce la faremo”.

La piazza ha risposto subito all’appello del consiglio di coordinamento dell’opposizione. Soprattutto nella capitale Minsk gli studenti hanno guidato le proteste non autorizzate della popolazione, formando le cosiddette ‘catene di solidarietà’ in diverse parti della città. Alcuni dei manifestanti hanno deriso l’insediamento del presidente indossando corone di carta e mostrando cartelli ironici nei confronti di Lukashenko. Le forze dell’ordine, in assetto militare, hanno però risposto con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e sono passate presto alla violenza, come riporta il sito indipendente bielorusso Tut.by. Sarebbero state arrestate 364 persone (secondo il ministero dell’Interno bielorusso) e a Minsk ci sarebbero almeno due feriti a causa dell’uso degli idranti da parte della polizia, inclusa una persona anziana, stando alle informazioni rilasciate dal gruppo per la difesa dei diritti umani Viasna.

Le reazioni internazionali

Prima della nota dell’alto rappresentante Ue, si era già alzato il coro europeo di sdegno per l’iniziativa di Lukashenko e per la ripresa degli episodi di violenza in Bielorussia. “L’UE non riconosce l’esito delle elezioni e non dovrebbe riconoscere Lukashenko come nuovo presidente della Bielorussia. Dovrebbe essere inserito immediatamente nell’elenco delle sanzioni dell’Ue“, ha commentato con un tweet il presidente del gruppo del Ppe al Parlamento Europeo, Manfred Weber.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, ha commentato che “è già molto significativo il fatto che questa cerimonia sia stata preparata in segreto e sia sia svolta fuori dallo sguardo dell’opinione pubblica”. Il portavoce ha ricordato che la Germania non ha riconosciuto il risultato delle elezioni e ha aperto alla possibilità che la cancelliera Angela Merkel non faccia le sue congratulazioni a Lukashenko: “Dopo quanto detto, non credo”.

Non si è fatta attendere nemmeno la reazione della Casa Bianca: “Alexander Lukashenko non è il presidente legittimo della Bielorussia”, ha commentato seccamente uno dei portavoce del dipartimento di Stato USA, sottolineando che “le elezioni del 9 agosto non sono state né libere né corrette”. Mosca ha invece trattato la notizia con distacco, bollandola semplicemente come “una questione di affari interni di Minsk”.

Per l’Italia a prendere subito posizione è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel corso di un colloquio al Quirinale con il suo omologo polacco, Andrzej Duda, ha espresso preoccupazione per la “grave e inaccettabile repressione delle pacifiche dimostrazioni di dissenso in Bielorussia”. Mattarella ha auspicato un “immediato impegno della comunità internazionale per realizzare le condizioni di libere e regolari elezioni, in cui il popolo bielorusso possa decidere del proprio futuro senza interferenze esterne”.

Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ha commentato su Twitter gli sviluppi della situazione bielorussa: “Lukashenko è un dittatore che usa la violenza contro il suo popolo e per soffocare l’opposizione pacifica. L’Italia e l’Europa non devono riconoscere la sua legittimità”. Ma l’ex-presidente della Camera e deputata del Pd, Laura Boldrini, ha lanciato un segnale ulteriore alla maggioranza: “Mi auguro che il governo italiano prenda una posizione netta e non riconosca Lukashenko come presidente della Bielorussia”.

 

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