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Oneuro, il think tank di eunews, è primo settimanale italiano di approfondimento economico e di politica internazionale, nato con l’obiettivo di alimentare l’informazione e il confronto sui principali temi che riguardano il ruolo dell’Italia in Europa e dell’Europa nel mondo.

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copertina

Numero 113:

Populismi

  1. Referendum, due antidoti alla crisi della rappresentanza

    [di Luigi Ferrajoli] Un ceto politico capace di capire il significato profondo del “no” dovrebbe comprendere che un sistema elettorale proporzionale e la contestuale rifondazione democratica dei partiti rappresentano oggi i soli antidoti alle attuali degenerazioni dei nostri sistemi politici.

  2. Referendum e movimenti sociali in Italia e in Europa

    [di Donatella della Porta] Le mobilitazioni dal basso possono trasformare le campagne referendarie e i loro esiti.

  3. Lo spettro del populismo

    [di Paolo Gerbaudo] L’atteggiamento di rifiuto verso il populismo manifestato da diversi intellettuali progressisti non è sufficiente. Al contrario è necessario comprendere che solo costruendo un populismo progressista si può sperare di incanalare in senso emancipatorio il collasso dell’ordine neoliberale.

  4. Lo strano sostegno della BCE a multinazionali e cambiamenti climatici

    [di Andrea Baranes] Shell, Repsol, Volkswagen, BMW, Nestlé, Coca Cola, Unilever, Novartis, Vivendi, Veolia, Danone: ecco dove sono finiti i soldi del quantitative easing della BCE.

  5. L’Italia rappresenta un'enorme minaccia per l'euro e per l'UE

    [di Wolfgang Münchau] Se l’Italia vuole restare nell’euro, deve mandare alla Germania e agli altri paesi del nord dei segnali molto chiari sul fatto che l’eurozona è su un sentiero di autodistruzione a meno che non si cambino i parametri.

  6. Dove va l’America di Trump?

    [di Pierluigi Fagan] L’alleanza con Putin ha un semplice obiettivo: avere accesso ai giacimenti non ancora trivellati in Russia e nei mari intorno alla Russia.

  7. Deglobalizzazione: vincono gli USA, perde la Germania

    [di Maurizio Sgroi] Gli USA possono permettersi la deglobalizzazione, e possono anche risultare vincitori in uno scenario di dissolvimento del commercio internazionale. La Germania no.

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