Bruxelles – Prosfygika non è un semplice complesso di edifici popolari nel quartiere di Ambelokipi, in pieno centro ad Atene. Con le sue oltre 400 persone è “la più grande comunità auto-organizzata d’Europa. Così la presentano Valentini Siova, Dimosthenis Karavoltsios e Nikos Kolokotronis – due membri della delegazione in visita a Bruxelles e l’avvocato della comunità, nell’incontro con la stampa. Si parla, spiegano, di 22 strutture di assistenza sociale auto-organizzate sia per i suoi residenti ma anche per la popolazione di Atene, che includono una panetteria, una biblioteca, una farmacia sociale, una struttura per l’infanzia e la fornitura di alloggi gratuiti per malati oncologici e i loro familiari.
Quasi un anno fa, il 6 giugno 2025, il governo della regione Attica ha annunciato la firma di un accordo programmatico tra la Regione e il Ministero della Cultura greca per usare le risorse del Fondo europeo per lo Sviluppo Regionale per la costruzione di edifici ad uso popolare: secondo i rappresentanti, un piano “illegale e repressivo” di evacuazione e gentrificazione, il processo di riqualificazione urbana che avviene a scapito di chi abita nei quartieri, da trasformare a misure di persone più benestanti.
La delegazione a Bruxelles denuncia quelle che considera “pesanti irregolarità legali”: secondo gli attivisti, l’accordo violerebbe il Regolamento europeo del 2021 che stabilisce le regole e i principi finanziari applicabili ai principali fondi europei di Coesione e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. L’accusa mossa al governo greco è quella di voler utilizzare i fondi europei per creare una facciata di “edilizia sociale”, che in realtà servirebbe a sgomberare la comunità politica e sociale esistente per favorire interessi immobiliari.
“Vogliono distruggere una comunità che già fornisce cure sanitarie, cibo e assistenza per sostituirla con un progetto vuoto”, dichiara Karavoltsios. La delegazione sostiene che il piano di gentrificazione è “un paravento per la repressione politica di un movimento che sfida lo status quo”. Per i residenti, lo sgombero non è solo una questione abitativa, ma “un attacco alla memoria storica della resistenza sociale”: gli edifici di Prosfygika, sono stati costruiti tra i 1933 e il 1936 con l’obiettivo di ospitare i profughi provenienti dall’Asia Minore dopo la guerra greco-turca del 1922 e sono stati teatro della resistenza greca contro le truppe britanniche e governative nel dicembre 1944.
Recentemente a dare risonanza internazionale a questa denuncia è intervenuta Amnesty International, che il 3 giugno ha pubblicato una dichiarazione ufficiale esprimendo profonda preoccupazione per il fatto che circa “400 persone che vivono nello storico complesso residenziale Prosfygika ad Atene siano a serio rischio di sgombero forzato”. L’organizzazione sottolinea come l’impatto di tale misura colpirebbe soggetti già estremamente fragili, specificando che la popolazione interessata comprende “rifugiati e altre persone appartenenti a gruppi vulnerabili alla discriminazione e alla marginalizzazione“. Nel rapporto viene evidenziato con allarme che tra i potenziali sfrattati figurano stabilmente “persone che hanno precedentemente vissuto l’esperienza di senzatetto e persone che accedono a servizi di riabilitazione dalle tossicodipendenze“. Questo intervento accende i riflettori sulla vulnerabilità sociale dei residenti, inquadrando l’azione della Regione non solo come un contenzioso urbanistico, ma come “una potenziale emergenza umanitaria”.
L’urgenza della visita a Bruxelles è dettata dalle condizioni critiche di due membri della comunità in sciopero della fame: Aristos che ieri si trovava al suo 120° giorno di protesta e Suzan, che ha iniziato il suo sciopero a inizio maggio. In questi giorni la delegazione ha intrapreso una fitta agenda di incontri per portare all’attenzione dell’Unione Europea “le violazioni dei diritti umani” che starebbero avvenendo nel quartiere. Tra i rappresentanti del Parlamento Europeo che hanno incontrato, figurano due membri de La Sinistra Kostas Arvanitis e Nikos Pappas, oltre a Kostas Papadakis del Partito Comunista Greco (KKE), non affiliato ad alcun gruppo europarlamentare. In particolare, all’incontro era presente l’eurodeputata greca Maria Zacharia, che siede tra i banchi dei non affiliati, che ha già depositato un’interrogazione formale alla Commissione Europea lo scorso 13 maggio che ha dichiarato di fare “tutto ciò che è in suo potere per fermare la situazione”.
In generale, i rappresentanti raccontano di aver trovato un sostegno notevole a Bruxelles ma sperano di ottenere anche l’attenzione della Commissione. In totale, sono circa 20 i membri del Parlamento Europeo, appartenenti principalmente ai gruppi della Sinistra dei Verdi e dei Socialdemocratici, che hanno espresso pieno sostegno alla lotta di Prosfygika.
Le richieste degli scioperanti sono chiare: la revoca dell’accordo, il riconoscimento della residenza per gli abitanti e la garanzia che la riqualificazione degli edifici – dichiarati monumento nazionale nel 2009 – sia affidata alla comunità stessa attraverso una società non-profit già costituita con il supporto di architetti e ingegneri del Politecnico di Atene.
![Diretta youtube della conferenza stampa del 4 giugno della delegazione della Comunità dei Prosfygika a Bruxelles [Fonte: youtube https://www.youtube.com/live/cne7-BsmQBI]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-05-at-12.27.27-750x375.jpeg)



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