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    Home » Economia » Padoan: troppa austerità nell’Ue. Debito pubblico italiano è il più sostenibile di tutti

    Padoan: troppa austerità nell’Ue. Debito pubblico italiano è il più sostenibile di tutti

    Il ministro dell’Economia chiede un’accelerazione sulla garanzia comune per i depositi, e le banche italiane voglio subito una revisione del bail-in

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    1 Febbraio 2016
    in Economia

    Roma – “In Europa, la cultura dell’austerità è ancora forte”. La denuncia che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fa in una intervista pubblicata oggi al Messaggero arriva pochi giorni dopo che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è scontrato con il persistente rigore tedesco in occasione della sua visita a Berlino dello scorso venerdì. Padoan precisa però che “la responsabilità di bilancio non è un concetto sbagliato”, e da questo punto di vista “l’Italia si sta dimostrando molto responsabile”. Tant’è che “il nostro debito pubblico è il più sostenibile di tutti”.

    Rispondendo al giornalista in merito al recente rapporto della Commissione europea in cui si segnalavano per l’Italia rischi di tenuta nel medio termine, Padoan sottolinea che non si tratta di una novità e che il governo è consapevole che “con un debito così alto siamo più esposti agli shock”. Tuttavia garantisce che la situazione è sotto controllo, perché il governo “ha collocato il debito su una traiettoria discendente e, dopo 8 anni di crescita, nel 2016 per la prima volta scenderà in proporzione al Pil”.

    Contro i rischi di shock economici, però, il lavoro dei singoli stati non basta. Per il titolare di Via XX Settembre, “manca un meccanismo di aggiustamento simmetrico: a fronte di uno shock, l’aggiustamento si scarica interamente sul lavoro, attraverso la disoccupazione che spinge in basso i salari”, dunque, nell’Ue “dobbiamo introdurre meccanismi che distribuiscano l’impatto degli shock”.

    Padoan si è soffermato poi sull’Unione bancaria, che a suo avviso “è stata introdotta sottovalutando l’impatto nel breve termine delle novità sulla fiducia nel sistema del credito”. Una ‘svista’ che ha determinato la volatilità dei titoli bancari sul mercato, sembra suggerire il ministro. Per dare maggiori elementi di certezza, dunque “bisogna procedere con più energia verso l’introduzione di un meccanismo europeo di garanzia dei depositi”, uno strumento che però incontra forti resistenze da parte della Germania.

    Riguardo alla situazione del sistema creditizio italiano sono stati l’introduzione della normativa sul bail-in e il tira e molla con la Commissione europea sulla gestione dei crediti in sofferenza ad aver creato scompiglio. Padoan sembra fiducioso che il secondo problema rientrerà quando il governo – è questione di pochi giorni – metterà nero su bianco il provvedimento concordato con il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager.

    Riguardo al bail-in, invece, nel fine settimana il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha parlato della necessità di introdurre modifiche a breve. Oggi, in una intervista al Quotidiano nazionale, gli fa eco il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il quale denuncia che le norme sull’autosalvataggio delle banche “sono state applicate retroattivamente”. Questo le espone a una bocciatura da parte della Consulta, com’è stato segnalato anche da Palazzo Koch. Per intervenire sulla direttiva europea “c’è un primo varco normativo già nel 2016”, indica Patuelli, “anche se è più ristretto” di quello offerto dalla stessa normativa comunitaria, che prevede una revisione generale entro il 2018.

    Dall’Ue è arrivata la bocciatura a un’ipotesi di modifica a breve termine. Per il presidente dell’associazione bancaria, “una normativa ordinaria non può essere ritenuta intoccabile”, dunque la risposta di Bruxelles è “fuori luogo”. In ogni caso, visto che l’ipotesi di revisione è arrivata dalla Banca d’Italia, che è pure l’Autorità di risoluzione italiana, per Patuelli “significa che c’è un dibattito anche all’interno dell’Autorità di risoluzione europea”, quindi in seno alla Bce. Se l’imput arrivasse da Francoforte, è il ragionamento, la questione “verrebbe posta al Consiglio e al Parlamento” europei che non potrebbero non riaprire la discussione.

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