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    Home » Politica » Renzi provoca Juncker e Tusk sull’economia, ma loro rispondono solo sui migranti

    Renzi provoca Juncker e Tusk sull’economia, ma loro rispondono solo sui migranti

    Nel dibattito sullo stato dell’Unione, a Roma, il premier insiste per una svolta ma i leader delle istituzioni Ue evitano l’argomento e condannano i nazionalismi sulla questione di rifugiati

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    6 Maggio 2016
    in Politica
    Renzi, Tusk, Juncker e Schulz al Campidoglio (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)

    Renzi, Tusk, Juncker e Schulz al Campidoglio (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)

    Roma – “Roma vi abbraccia ma vi provoca”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato il suo benvenuto ai tre leader delle istituzioni europee, i presidenti della Commissione, Jean Claude Juncker, del Parlamento, Martin Schulz, e del Consiglio, Donald Tusk, intervenuti al Campidoglio per un dibattito sullo stato dell’Unione. “Questa è la casa in cui l’Europa era soltanto un sogno ed è diventata realtà – ha sottolineato il premier nella Sala degli Orazi e dei Curiazi, dove furono firmati i Trattati che segnarono l’inizio del percorso verso l’attuale Ue – ed è il luogo dove vogliamo dare nuova spinta per la ripartenza delle istituzioni europee”.

    Una ripartenza che per l’inquilino di Palazzo Chigi deve avvenire su tre fronti: quello culturale, “per ogni euro speso in sicurezza bisogna investirne uno in cultura, per recuperare le nostre periferie” dalla radicalizzazione, è tornato a ribadire Renzi; quello dell’immigrazione, per il quale ha ringraziato ancora una volta Juncker “perché ha richiamato tutti i capi di stato e di governo a essere seri”, e ha sostenuto la proposta italiana del ‘migration compact’; quello dell’economia, perché è necessario “un giusto bilanciamento tra le sacrosante e doverose esigenze di rispetto delle regole di bilancio e la necessità di rilanciare la crescita e gli investimenti”, senza i quali “l’Unione europea è destinata a perdere la propria leadership internazionale”.

    Solo Schulz, socialista europeo come Renzi, ha colto la terza delle “provocazioni” del premier, sottolineando come “in alcuni Stati membri ci siano governi che chiedono sacrifici ai genitori di oggi per salvare le banche mentre i loro figli sono disoccupati. Non è questa l’Europa che i cittadini vogliono vedere”, ha affermato il numero uno dell’emiciclo di Strasburgo, secondo il quale “il modo migliore per contrastare il populismo” antieuropeista “è cambiare” le politiche economiche.

    Quella del tedesco è però una parentesi isolata. Nel dibattito tra i tre è l’immigrazione e il contrasto dei nazionalismi, che frenano il percorso europeo, il tema centrale. Tutti hanno parole di elogio per il ‘migration compact’ proposto dal governo italiano. Per Tusk offre “un momento unico” per compiere passi avanti. “Fare dell’Europa una fortezza inaccessibile sarebbe assurdo – sostiene – ma abbiamo bisogno di ripristinare controlli efficaci alle frontiere esterne”. A suo avviso, solo così si può “sbarrare la strada all’arrivo dei radicalismi al potere” in diversi Paesi europei.

    Secondo Juncker il problema delle resistenze che sta incontrando l’adozione di un’agenda comune per l’immigrazione è che “l’opinione pubblica è ancora troppo nazionale e poco europea”. Ciò produce leader politici che “sono europei a tempo pieno quando c’è da prendere, ed europei part-time quando c’è da dare”, perché nel loro rapporto con l’Ue “guardano solo all’opinione pubblica nazionale”.

    I tre leader delle istituzioni Ue sono poi stati stimolati dal moderatore del dibattito, il presidente dell’Istituto universitario europeo di Firenze, Joseph Weiler, sul tema dei candidati designati per la presidenza della Commissione europea. Si tratta della novità che ha caratterizzato le ultime elezioni per il Parlamento di Strasburgo, nelle quali le famiglie politiche europee hanno indicato in anticipo un loro candidato per la guida delll’esecutivo comunitario.

    Per Shulz è “impensabile che il Parlamento, una volta conquistato questo potere” sull’indicazione del presidente della Commissione “possa pensare di cederlo”. Anche Juncker è favorevole a ripetere l’esperienza. “Alle prossime elezioni i cittadini sapranno che se votano per un partito e quello vince le elezioni potrà esprimere il presidente della Commissione”. Perfino Tusk – nonostante il Consiglio europeo abbia di recente respinto l’ipotesi di istituzionalizzare questa pratica – ha confessato di essere stato “contrario all’inizio”, ma “mi sono dovuto ricredere”, ha ammesso.

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