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    Home » Economia » Raggiunta l’intesa Ue-Giappone per il trattato di libero scambio

    Raggiunta l’intesa Ue-Giappone per il trattato di libero scambio

    Per ora si tratta solo di un "accordo politico", c'è consenso sulla maggior parte degli aspetti ma su alcuni dettagli si è ancora in alto mare, come le regole sul settore delle auto e la presenza o meno dell'Isds

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    5 Luglio 2017
    in Economia
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    Bruxelles – L’Unione europea e il Giappone hanno raggiunto un “accordo politico” su un trattato di libero scambio. Ad annunciarlo è stata la commissaria al Commercio, Cecilia Malmstroem, dopo un incontro con il ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida. “Abbiamo trovato un accordo politico a livello ministeriale. Raccomandiamo adesso ai leader di confermarlo nel summit” Ue-Giappone previsto domani a Bruxelles, ha affermato Malmstroem.

    Il summit era stato in bilico fino all’ultimo secondo perché non era scontato che l’accordo, seppur non ancora definitivo, si riuscisse a trovare. Tanto che, a quanto spiegano i portavoce della Commissione, il presidente Jean-Claude Juncker ha rinunciato a pronunciare un discorso al Parlamento europeo a Strasburgo per lavorare da Bruxelles a questo delicato dossier.

    Al Vertice di domani parteciperanno oltre a Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il premier ministro giapponese Shinzo Abe. Malmstroem ha anche twittato una fotografia che la ritrae accanto a Kishida, tenendo ciascuno una bambola tradizionale giapponese, una con i colori dell’Ue e l’altra del Giappone. L’annuncio dell’accordo prima del summit del G20 è anche un segnale inviato a favore del libero scambio al resto del mondo, in particolare al presidente americano Donald Trump, la cui politica protezionista preoccupa i suoi partner.

    Painting eyes on symbolic daruma dolls to mark agmnt at Ministers' level on #EUJapan trade deal, in prep for summit https://t.co/0RHRXBZlfv pic.twitter.com/L7tQe8hdNA

    — Cecilia Malmström (@MalmstromEU) July 5, 2017

    Domani a essere sottoscritti saranno due accordi, quello di libero scambio e lo Spa, lo Strategic Partnership Agreement, che punta a rafforzare i legami bilaterali tra Bruxelles e Tokyo e la cooperazione in trenta aree ritenute strategiche come la lotta cambiamento climatico, al terrorismo sino alle questioni dei migranti e di politica estera come i dossier Ucraina e Corea del Nord. L’accordo economico prenderà il nome, su suggerimento di Tokyo, di Economic partnership agreement, a voler segnare che come gli accordi stipulati ad esempio con il Canada e con il Vietnam, va ben oltre il semplice libero scambio eliminando oltre ai dazi anche tutta una serie di altre barriere al commercio.

    Con questo accordo politico i negoziati, iniziati nel marzo 2013, non sono però finiti. “Abbiamo raggiunto una intesa su quasi la totalità degli aspetti più importanti, ma rimangono dei vuoti da colmare”, spiega una fonte del Consiglio che prevede che prima di concludere le discussioni su tutti i punti e poter iniziare così il processo di traduzione, verifica legale e infine ratifica, passeranno ancora mesi. Se da una parte l’Ue è riuscita ad ottenere “il riconoscimento di oltre 200 Igp e ad assicurare loro una protezione equiparabile a quella che hanno in Europa”, quello automobilistico resta il settore “più complicato” su cui trovare un’intesa, afferma la fonte. E non è difficile capire il perché. Secondo le stime della Commissione nel 2014 l’Unione ha venduto automobili per un valore di 6 miliardi di dollari in Giappone, mentre il Giappone ha venduto all’Unione europea automezzi per 4,7 miliardi di euro. Il surplus a favore dell’Ue è di 1,3 miliardi ma se si pensa che il Giappone è minuscolo rispetto ai 28 Stati membri messi insieme si possono comprendere le preoccupazioni dell’industria nostrana che teme che questa proporzione possa invertirsi se i mercati saranno completamente aperti.

    Sensibile anche il settore il settore dei formaggi, dove le preoccupazioni sono però principalmente nel versante Giapponese. Il grande ostacolo al momento sembra poi essere il solito Isds, il tribunale privato per la risoluzione delle dispute tra investitori e Stato. Nel Ceta, l’accordo col Canada, è stato sostituito con un tribunale multilaterale, che in realtà è stato solo progettato ma non ancora istituito. Il Giappone non ha problemi a utilizzare il classico Isds, ma Bruxelles vista la forse opposizione che c’è stata per Ttip e Ceta spinge perché anche Tokyo accetti il tribunale multilaterale che è riuscito a placare, seppure in parte, l’opposizione di quelle regioni come la Vallonia che rischiavano di fare saltare in aria tutto. Quando il trattato sarà formalizzato in tutte le sue parti e messo nero su bianco la Commissione dovrà infine valutare se si tratta di un accordo solo Ue o, come nel caso del Ceta, misto e che quindi dovrà passare al vaglio di tutti i parlamento nazionali. Insomma l’accordo di principio c’è, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

    Tags: Cecilia MalmstroemGiapponelibero scambioue

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