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    Home » Politica » Brexit, cosa prevede l’accordo che piace all’Ue ma che spacca Londra (e che potrebbe essere già morto)

    Brexit, cosa prevede l’accordo che piace all’Ue ma che spacca Londra (e che potrebbe essere già morto)

    Londra resterà comunque legata alla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, decisore in ultima istanza su dispute relative al patto di uscita. Trovata l'intesa minima sull'Irlanda, resta il nodo della pesca

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Novembre 2018
    in Politica

    Bruxelles – Tanto rumore, ma probabilmente per nulla. Nel Continente tutti celebrano un accordo sulla Brexit che oltre Manica dura lo spazio breve di una notte. Il governo di Theresa May sembrava aver digerito la bozza di intesa per il divorzio di Londra dall’Unione europea, ma la notte ha portato consiglio e adesso tutto è in discussione. Così nel caos che già naturalmente accompagna la Brexit, si aggiunge la situazione surreale di un’Europa che saluta con favore un accordo probabilmente già morto e che non vedrà mai la luce. Tutto un correre a dichiarare, ad apparire, a spiegare, e a intervenire in modo entusiastico su qualcosa che potrebbe già non essere più. Ma così è, se vi pare. E allora ecco la bozza dell’accordo che tanto piace all’Europa, e che tanto fa discutere al di là del mare.

    Sciolto il nodo irlandese
    La questione irlandese ha bloccato i negoziati fin qui. Lo scoglio sembrava aggirato dall’accordo che vuole il Regno Unito allineato all’unione doganale dell’Ue, con Belfast più rispettosa di Londra delle regole del Mercato unico europeo. Praticamente il codice doganale comunitario sarà applicato in modo parziale e blando nel Regno Unito, ma in toto nell’Irlanda del nord. In questo modo le merci in transito tra Eire e Ulster non saranno soggetto a controlli alle frontiere ma all’arrivo a destinazione (fatto salvo i controlli per animali e tutto ciò che pone questioni veterinarie, per ragioni di salute pubblica). Una simile soluzione lega di fatto Londra all’Ue, e questo non piace ai fautori della Brexit pura.

    L’Ue ottiene che questa soluzione minima di garanzia in assenza di accordi migliori (“backstop”, come si definisce nel gergo negoziale) non sia gestita nella sua durata unilateralmente da Londra, come volevano i britannici, ma soggetta ad una clausola di revisione (1 luglio 2020) che possa permettere di stabilire quando porre un termine a questa iniziativa. L’intenzione delle due parti è comunque non ricorrere a tale backstop, ma trovare una soluzione migliore (che al momento non c’è).

    Transizione prolungabile
    A Londra viene concesso un periodo transitorio per dare tempo alle imprese di adattarsi alla nuova situazione, e non è una novità. Fino al 31 dicembre 2020 tutto resterà così com’è, salvo che il Regno Unito non parteciperà più all’attività politico-decisionale dell’Ue visto che l’addio ci sarà il 29 marzo 2019. Il periodo transitorio potrà essere rinnovato, ma una sola volta e per un periodo di tempo non lungo, comunque da definire.

    Diritti dei cittadini
    Qui l’accordo di massima era già stato raggiunto, e non cambia rispetto a quanto già concordato nei mesi scorsi. Che si tratti di cittadini britannici su suolo Ue o di cittadini Ue su suolo britannico, quanti si sono stabiliti e regolarmente registrati prima della fine del periodo di transizione, continueranno a godere degli stessi diritti (residenza, assistenza sanitaria, allocazioni familiari, previdenza). Questo implica la possibilità di ricongiungimento familiare post-2020 per chi è residente da prima di quella data. Se il periodo di transizione dovesse essere esteso, si estenderebbero anche i tempi per godere dei diritti.

    Obblighi finanziari
    Passa il principio per cui tutti gli impegni finanziari assunti a 28 saranno onorati a 28. Londra dunque continuerà a partecipare economicamente a tutti quei programmi finanziati dal bilancio pluriennale 2014-2020 e che prevedono, come ad esempio nei progetti per la ricerca, anche pagamenti negli anni successivi. Prolungando il periodo di transizione, si prolunga anche la durata degli obblighi finanziari. Anche questa soluzione non piace a parte dei britannici.

    Dispute legali
    L’accordo di ritiro include molte regole Ue, a partire da diritti dei cittadini e obblighi finanziari. Per questo la Corte di giustizia ha voce in capitolo sul rispetto dell’accordi di divorzio, per cui sarà decisore di ultima istanza. Nello specifico è stabilito che in caso di controversia sull’interpretazione dell’accordo di uscita, una prima consultazione politica si svolgerà in una commissione mista. Se non viene trovata alcuna soluzione, ciascuna delle parti può sottoporre la controversia ad arbitrato vincolante. Nei casi in cui la controversia riguarda una questione di diritto dell’Ue, il collegio arbitrale ha l’obbligo di sottoporre la questione alla Corte di giustizia per una decisione vincolante.

    Il ruolo della Corte Ue si ridurrà progressivamente col tempo. Ma in futuro i tribunali britannici dovranno attenersi al principio dell’interpretazione coerente con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Ue fino alla fine del periodo di transizione (che sia 31 dicembre 2020 od oltre), e tenere in debito conto la giurisprudenza della stessa Corte Ue prodotta dopo tale data dalle sentenze dei giudici.

    Pesca
    Resta il problema della pesca. Il Regno Unito diventerà uno Stato costiero indipendente alla fine del periodo transitorio, e quindi servirà un futuro accordo di pesca bilaterale per l’accesso alle acque e per le quote di pesce da pescare. Questo tipo di accordo “non sarà semplice”, riconoscono a Bruxelles. In questo momento Londra e i partner europei trattano oltre 100 tipi diversi di pesci, ma la questione non è limitata al solo prelievo ma è legata anche agli aspetti di conservazione dell’ambiente marino. L’accordo di pesca comunque si inserisce nel contesto negoziale delle future relazioni, e dovrà essere trovato in seguito. Pesca e acquacoltura sono infatti escluse dall’accordo di ritiro. Il primo luglio 2020 sarà il momento in cui si dovrà vedere cosa ne sarà degli accordi di pesca futuri.

    Tags: brexitcommercioconfine irlandacorte di giustizia ueIrlandaNegoziati Brexitperiodo transitoriopescaprotezione diritti cittadiniTheresa MayueUnione doganale

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