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    Home » Economia » Il Parlamento dice sì al diritto alla disconnessione. Il commissario Schmit: “Le persone non sono robot”

    Il Parlamento dice sì al diritto alla disconnessione. Il commissario Schmit: “Le persone non sono robot”

    Richiesto l'intervento della Commissione per salvaguardare le tutele fuori dall'orario di lavoro. Anges Jongerius (S&D): "C’è bisogno di dire 'no, non sono disponibile'"

    Gianluca Martucci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GianMartucci" target="_blank">@GianMartucci</a> di Gianluca Martucci @GianMartucci
    21 Gennaio 2021
    in Economia, Net & Tech

    Bruxelles – I 472 voti in Parlamento lo dicono forte e chiaro: il diritto alla disconnessione deve rientrare tra i diritti fondamentali dei lavoratori al pari di tutti quelli tradizionalmente riconosciuti. Il relatore della proposta, l’eurodeputato membro del gruppo dei Socialisti e Democratici Alex Agius Saliba ha fortemente insistito sulla proposta. “Le nuove tecnologie hanno permesso a molti mestieri di poter essere svolti in maniera più flessibile, e la pandemia ce lo ha dimostrato, ma hanno anche reso difficile disconnetersi dal lavoro nel tempo libero”, ha affermato durante la plenaria l’europarlamentare maltese.

    “Secondo uno studio di Eurofound (l’agenzia europea che si occupa di studi sulle condizioni di lavoro, ndr) durante i primi mesi della pandemia il 30% dei lavoratori ha operato anche oltre l’orario di lavoro”, ha continuato Agius Saliba. “Molti lavoratori hanno subito effetti collaterali: straordinari non remunerati, burnout, malattie degli occhi. Così si rischia che non venga salvaguardato il limite della giornata di lavorativa”.

    L’approvazione di una legge specifica sul diritto alla disconnessione (right to disconntect) da lasciare in eredità soprattutto alla luce delle nuove dinamiche professionali imposte dal Covid-19 è stata caldamente invocata anche negli interventi che ha animato il dibattito parlamentare mercoledì 20 gennaio. “Capita che quando si torna a casa il telefono squilli e che a chiamare sia il capo. Questo può essere stressante e può aggiungersi al resto delle preoccupazioni che si possono avere quando si ha un contratto a tempo determinato, o quando la propria impresa sta affrontando una ristrutturazione del personale” ha detto l’eurodeputata Anges Jongerius (S&D) intervenendo  nella discussione. “Ma c’è bisogno di dire ‘no non sono disponibile’ “. Duri sono stati i toni del commissario per il lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit: “Le persone non sono robot, hanno dei limiti. Le imprese devono capire che se si vuole avere una maggiore produttività non ci si può limitare a far lavorare le persone 24 ore su 24 e sette giorni alla settimana”.

    C’è chi ha prospettato una maggiore convenienza nell’affrontare la questione a livello dei singoli Stati membri, in virtù della specificità dei mercati del lavoro nell’UE (Guido Reil, ID), oppure chi ha raccomandato di applicare con più efficacia le altre disposizioni esistenti, come la direttiva UE del 2003 sul diritto al riposo del lavoratore. “Diamo un’occhiata alle regole già esistenti e chiediamoci perché non funzionano. Evitiamo di creare nuove normative”, ha dichiarato l’eurodeputata dei Conservatori Beata Szydło, che ha votato contro la risoluzione.

    Nel presentare la proposta alla stampa Agius Saliba ha anche rivelato l’energica azione di molte lobby nello screditare un’iniziativa che esoneri il lavoratore dalle conseguenze dovute alla sua mancata reperibilità fuori dall’orario di lavoro.

    Approvando la risoluzione, che ha ricevuto 126 voti contrari e 83 astensioni, il Parlamento  sollecita la Commissione sull’adozione di una normativa specifica sul diritto alla disconnessione e sulla fissazione di standard minimi di tutela per il lavoro da remoto.

    Tags: Alex Agius SalibaAnges Jongeriuscoronavirusdiritti dei lavoratoridiritto alla disconnessionelavoroNicolas Schmitparlamento europeoright to disconnect

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