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    Home » Politica » Il 21 per cento dei giovani europei favorevole ad avere regimi autoritari “in certe circostanze”

    Il 21 per cento dei giovani europei favorevole ad avere regimi autoritari “in certe circostanze”

    L’ultimo sondaggio della Fondazione Tui traccia un quadro in chiaroscuro delle opinioni diffuse sulla democrazia nella fascia più giovane dell’elettorato in diversi Paesi del Vecchio continente. Sia per quanto riguarda il funzionamento dell’Unione, sia per quello dei singoli Paesi

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    7 Luglio 2025
    in Politica
    Strasburgo

    Il Parlamento europeo di Strasburgo (foto: Christophe Licoppe via Imagoeconomica)

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    Bruxelles – I giovani europei credono nella democrazia e nell’idea dell’Unione europea, ma non sono soddisfatti di come entrambe le cose si traducono in pratica. Stando ai risultati di un recente studio, quasi quattro ragazzi europei su dieci non ritengono sufficientemente democratico il funzionamento dell’Ue, mentre è di poco superiore la percentuale di coloro che vorrebbe vedere una maggiore integrazione tra gli Stati membri.

    La nona edizione dello studio annuale Young Europe, condotto dalla Fondazione Tui, consegna un quadro piuttosto articolato delle opinioni dei ragazzi europei tra i 16 e i 26 anni, la fascia più giovane dell’elettorato che, in diversi casi, ha votato per la prima volta alle scorse europee nel giugno 2024. Il campione di intervistati conta 6.703 persone in Francia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna.

    La maggioranza assoluta dei giovani intervistati (57 per cento) preferisce la democrazia a qualunque altra forma di governo, ma oltre un quinto di loro (21 per cento) sostiene di essere favorevole ad un regime autoritario in determinate circostanze, seppur non specificate. Un dato che, per l’Italia, si alza addirittura al 24 per cento. Per il 48 per cento degli europei, il sistema democratico nazionale è “in pericolo”, mentre solo per il 6 per cento la democrazia del proprio Paese funziona bene e non necessita di miglioramenti.

    elezioni
    Foto d’archivio

    Quanto all’Ue, il 51 per cento la ritiene “una buona idea, ma attuata in modo molto inadeguato“, mentre il 39 per cento ritiene che non funzioni in modo particolarmente democratico. A proposito di democrazia europea, solo il 15 per cento del campione si ritiene rappresentato dall’Eurocamera di Strasburgo (un crollo di sei punti percentuali rispetto al 2019, quando si erano tenute le precedenti europee).

    Per il 53 per cento degli intervistati, l’Unione si concentra su questioni futili o comunque non essenziali. Le priorità su cui dovrebbe focalizzarsi l’azione di Bruxelles, secondo il campione interpellato (che non considera però il ruolo decisivo dei singoli governi nel disegnare le politiche europee), sono il costo della vita (36 per cento), la difesa dalle minacce esterne (25 per cento), l’azione climatica e la costruzione di migliori condizioni economiche (entrambe al 23 per cento). Per gli italiani, le questioni più urgenti sono le politiche economiche e finanziarie (32 per cento), la tutela del clima e dell’ambiente (29 per cento), la migrazione e la politica estera e di difesa (entrambe al 27 per cento).

    In netto aumento il sostegno ad una stretta sull’immigrazione. Se nel 2021 la quota di “falchi” tra i giovani europei si attestava al 26 per cento, oggi è salita al 38 per cento. Scende vistosamente, invece, il supporto per un’azione climatica incisiva, anche a discapito della crescita economica: ora ne è convinto il 32 per cento degli intervistati, mentre quattro anni fa la pensava così il 44 per cento.

    Inoltre, solo il 42 per cento dei giovani europei ritiene che l’Ue sia una potenza geopolitica globale, mentre l’83 per cento vede come principale attore gli Stati Uniti, il 75 per cento la Cina e il 57 per cento la Russia. Affinché i Ventisette possano giocare un ruolo più centrale sullo scacchiere internazionale, per il 35 per cento va incentivata la crescita economica, mentre per il 34 per cento va aumentata la coesione tra Paesi membri.

    Donald Trump
    Il presidente statunitense Donald Trump (foto via Imagoeconomica)

    In media, il 42 per cento vorrebbe un’integrazione maggiore tra gli Stati membri e la devoluzione di più ampie porzioni di sovranità dalle cancellerie alla Commissione europea. In Italia, questa cifra sale al 53 per cento del totale, il valore più alto registrato dall’indagine insieme alla Germania.

    Infine, è in crescita anche la polarizzazione delle società europee, un fenomeno che si sviluppa lungo rigide linee di genere. A livello aggregato, il 19 per cento degli intervistati si dichiara di destra (+5 punti rispetto al 2021), il 33 per cento di centro (-3 punti) e il 32 per cento di sinistra (+2). In Italia, si tratta del 18 per cento per la destra (+2 punti percentuali sul 2021), del 29 per cento per il centro (-1) e del 34 per cento per la sinistra (+9 punti).

    Le giovani donne che si definiscono progressiste crescono in Francia, Germania e Italia, laddove aumentano i giovani uomini che si considerano conservatori in Grecia e Polonia. Nel Belpaese si è registrata una crescita dal 29 al 42 per cento in quattro anni tra il pubblico femminile che si colloca a sinistra, mentre l’aumento del conservatorismo nella fascia maschile nello stesso periodo si è fermato a +7 punti, dal 19 al 26 per cento.

    Tags: democraziagiovanisondaggiounione europea

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