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    Home » Diritti » “Solo sì è sì”: il Parlamento UE approva la risoluzione per una legge comune sullo stupro

    “Solo sì è sì”: il Parlamento UE approva la risoluzione per una legge comune sullo stupro

    Il testo invita la Commissione Europea a elaborare una proposta legislativa sul reato di stupro basata sull'assenza di consenso. L'obiettivo è superare il modello vigente in molti Stati membri (tra cui l'Italia), fondato solo sulla violenza fisica

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    28 Aprile 2026
    in Diritti, Cronaca
    Photo: Imagoeconomica

    Photo: Imagoeconomica

    Strasburgo, dall’inviato – Una proposta legislativa che stabilisca una definizione del reato di stupro comune a tutta l’Unione Europea e basata sull’assenza di un consenso libero, informato e revocabile. È questa la richiesta rivolta alla Commissione UE all’interno di una risoluzione approvata oggi (28 aprile) dal Parlamento Europeo durante la sessione plenaria in corso a Strasburgo. Il testo – già adottato dalle commissioni LIBE (Libertà civili) e FEMM (Diritti della donna e violenza di genere) lo scorso 25 febbraio – ha ottenuto il via libera definitivo dell’assemblea con 447 voti a favore, 160 contrari e 43 astensioni. Adesso, la palla passerà all’esecutivo comunitario che dovrà decidere se dare seguito all’appello – non vincolante – dell’Eurocamera.

    Un nuovo principio per una nuova legge: ‘solo sì è sì’

    Nella maggior parte degli Stati UE, la legge prevede che il reato di stupro si realizzi soltanto nei casi in cui vi è una prova della minaccia o della violenza fisica subita dalla vittima. Quello che la risoluzione propone, invece, è di produrre una normativa – valida per tutti i Paesi membri – che utilizzi un parametro capace di coprire un ventaglio più ampio di casi di violenza sessuale: quello dell’assenza di un consenso esplicito, libero, informato e revocabile in qualsiasi momento. Adottando questo principio – ribattezzato dai movimenti femministi con la formula ‘solo sì è sì’ – si estenderebbe il perimetro dei casi perseguibili anche a tutte quelle situazioni in cui non vi siano prove di una violenza fisica, ma emerga l’assenza di un consenso valido. A spiegare questo concetto è stata l’eurodeputata polacca e co-relatrice del testo Joanna Scheuring-Wielgus (S&D), secondo la quale “non sempre le donne vittime di stupro gridano, perché possono avere altri tipi di reazione come il congelamento, la sottomissione o lo svenimento“. “Il principio che vogliamo fare passare”, ha concluso, “è che nessuna di queste condotte può essere considerata una forma di consenso”.

    L’altra firmataria del provvedimento è la svedese Evin Incir (S&D), la quale ha sottolineato come il principio dell’assenza di consenso sia applicato in molti altri campi del diritto penale. “Se qualcuno prende i vostri soldi senza consenso”, ha affermato durante il dibattito in aula, “è evidentemente un atto illecito, così come se qualcuno entra nella vostra casa senza autorizzazione e prende qualcosa”. “In questi ed altri casi, la legge è semplice e chiara: senza consenso siamo in presenza di una violazione. Allora perchè questa chiarezza non c’è laddove si tratta del corpo di una persona?”, ha concluso, prima di ribadire la necessità di rimediare a “quello che non è soltanto un vuoto giuridico, ma un vero e proprio fallimento morale” seguendo l’esempio “delle leggi adottate dal 2023 in Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi“.

    L’eurodeputata scandinava ha ribattuto anche all’obiezione secondo cui mancherebbe una base giuridica per autorizzare la Commissione a legiferare in questo ambito. “La Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, che l’Ue ha ratificato nel 2023, chiede alle parti di definire lo stupro sulla base dell’assenza di un consenso dato volontariamente“, ha spiegato Incir, “e l’articolo 83 comma 1 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE, ndr) dà alla Commissione l’autorizzazione ad agire contro lo sfruttamento sessuale: se lo stupro non è sfruttamento, cosa è?”. Le ha fatto eco l’eurodeputata eletta con AVS Benedetta Scuderi (Verdi), secondo cui “la legislazione basata sul consenso è già uno standard internazionale previsto dalla Convenzione di Istanbul, non è una battaglia simbolica: significa riconoscere finalmente la realtà della violenza sessuale, contrastare l’impunità e costruire una cultura del consenso e dell’autodeterminazione”. “Oggi in Europa esistono 27 definizioni diverse di stupro e quindi 27 livelli diversi di tutela. La giustizia non può dipendere dal Paese in cui ti trovi, per questo il Parlamento europeo chiede alla Commissione di presentare una normativa UE che riconosca chiaramente il principio secondo cui solo sì significa sì”, ha aggiunto.

    Se l’ostacolo legale sembra dunque superabile, resta da capire quale sarà la posizione di Palazzo Berlaymont di fronte alla richiesta del Parlamento. Alla luce di quanto dichiarato durante il dibattito di ieri dalla commissaria per la Parità, Hadja Lahbib, l’intenzione sembra quella di raccogliere l’appello. “Il messaggio che avete lanciato con questa risoluzione è chiaro”, ha detto rivolgendosi agli eurodeputati, “e la Commissione su questo è al vostro fianco“. A tal fine, la politica belga ha preannunciato l’avvio di “una mappatura approfondita per individuare future azioni legislative affinché il sesso senza consenso sia definito stupro in tutta l’UE”.

    Le altre proposte: dalla violenza di genere come reato UE all’appello agli Stati non allineati agli standard sul consenso (Italia inclusa)

    Oltre a una nuova definizione del reato di stupro, la risoluzione approvata oggi chiede alla Commissione di fare ulteriori passi avanti sulla legislazione comunitaria in materia di illeciti a sfondo sessuale. In particolare, spicca la richiesta di includere la violenza di genere nella lista dei reati UE, definiti dal già citato articolo 83 comma 1 del TFUE.

    Come si legge nel comunicato ufficiale diffuso dall’Eurocamera in seguito al voto, si tratta di un’iniziativa che mira a sviluppare un approccio ai reati sessuali maggiormente “incentrato sulla vittima”. Nella stessa direzione vanno altre proposte contenute nel testo, come “le cure mediche immediate, l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, l’accesso a un aborto sicuro e legale, le cure per il trauma, il supporto psicologico e legale e la formazione obbligatoria, regolare e mirata per i professionisti che possono entrare in contatto con le vittime di stupro”. Su quest’ultimo punto in particolare, si è soffermata Scheuring nel corso del dibattito: “Solo una donna su sette denuncia la violenza subita poiché teme di non essere presa sul serio”, ha spiegato per poi sostenere che “proprio per questo motivo è necessaria una migliore preparazione di polizia e operatori giudiziari“.

    Infine, accanto agli appelli rivolti alla Commissione UE, il documento adottato oggi contiene anche una richiesta rivolta agli Stati membri la cui definizione di stupro è ancora basata sui concetti di violenza e forza fisica. “Poiché solo 14 Paesi su 27 hanno una legislazione basata sull’assenza di consenso“, ha spiegato Encir durante una conferenza stampa nel tardo pomeriggio, “l’esortazione dell’Eurocamera agli altri Stati è quella di adeguarsi al principio ‘solo sì è sì‘”, con un richiamo politico che riguarda direttamente anche l’Italia. Dal novembre dello scorso anno, una proposta di legge finalizzata a ridefinire il reato di stupro sulla base dell’assenza di consenso è bloccata in Parlamento a causa delle perplessità interne alla maggioranza che sostiene la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

    Tags: legge UE sullo stuprosolo sì è sìstupro

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