Bruxelles – “Lo sviluppo sostenibile deve restare un tema fondamentale nell’agenda politica dell’Unione europea“. A dirlo è Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) nella seconda tappa del Festival dello Sviluppo Sostenibile, per la prima volta a Bruxelles, che celebra i dieci anni dell’associazione. Intitolata ‘European leadership for the future: civil society driving the post-2030 agenda’ (La leadership europea per il futuro: la società civile alla guida dell’agenda post-2030) e ospitata dal Gruppo Organizzazioni della Società Civile del Comitato economico e sociale europeo (CESE) alla vigilia della Festa dell’Europa, l’iniziativa è stata un’occasione per ragionare sul ruolo dell’UE come forza trainante di una nuova strategia globale post-2030. “È giusto pensare al futuro ed è necessario farlo. Prima, però, dobbiamo ricordarci di difendere tutto quello che abbiamo ottenuto finora”, ha puntualizzato durante l’incontro Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Transizione pulita, giusta e competitiva. “In un momento come questo, in cui lavorare insieme sembra quasi impossibile, non dobbiamo dimenticarci che siamo fortunati: viviamo nel miglior luogo possibile” e “questo ci lascia con una grande responsabilità, avere cura di ciò che lasciamo per i prossimi anni“, ha aggiunto.
In generale, i progressi dell’Europa verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile continuano (SDGs, Sustainable development goals), ma non alla velocità necessaria per rispettare le scadenze dell’Agenda 2030. Il dato emerge dal report ‘Europe sustainable development’ del 2026, che attraverso l’SDG Index fotografa un continente ancora distante da diversi target chiave, soprattutto su clima, biodiversità e disuguaglianze. L’analisi mostra come, nonostante livelli medi di performance elevati rispetto ad altre aree del mondo, persistano forti differenze tra Paesi e territori. Inoltre, il report mette in luce che senza un’accelerazione significativa delle politiche, molti indicatori non convergeranno verso i target entro il 2030.
“Il valore degli SDGs è che per funzionare hanno bisogno di cooperazione – ha aggiunto Ribera -, ci spingono verso un sistema integrato”. Secondo Cillian Lohan, presidente del Gruppo delle organizzazioni della società civile, il ruolo centrale dell’Unione nello sviluppo sostenibile “deve essere mantenuto, ma deve anche essere ribadito un messaggio: gli SDGs sono comunitari e devono rafforzare la coesione tra i Paesi membri”. In questo senso, è ancora più necessario un processo di “ridefinizione delle politiche”, ha aggiunto Marco Riccardo Rusconi, il direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione internazionale (AICS), perché “serve costruire strategie che si basino sulla partecipazione”. Come ha ricordato Teresa Ribera, “il multilateralismo non può essere considerato una minaccia” e “chi è critico degli obiettivi comuni cerca di creare divisioni e schieramenti”.
“Sentiamo spesso dire che non c’è il contesto e nemmeno lo slancio politico adatto per raggiungere gli SDGs – ha commentato Giovannini -, ma non è possibile che sia così“. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile “si trovano già nell’articolo 3 del Trattato dell’UE, sono parte dell’essenza stessa dell’Europa”. In Italia, per esempio, il 90 per cento degli studenti e delle famiglie li considera molto importanti, come emerso da un sondaggio di ASviS. “La politica, però, continua a guardare altrove, bloccata tra crisi energetiche e incertezze geopolitiche“, ha detto l’ex ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile.
Le analisi dell’ASviS parlano chiaro. “Il rischio di disallineamento tra dichiarazioni e atti concreti è sempre più reale”, si legge nel rapporto ‘La situazione dell’Unione europea rispetto agli SDGs’. L’Italia è stata portata come esempio di questo disallineamento nell’incontro di oggi. Guardare a come gli Stati membri hanno usato i finanziamenti di Next Generation EU, infatti, permette di capire l’orientamento delle politiche nei confronti degli obiettivi e l’ASVIS ha monitorato il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza alla costruzione di uno sviluppo sostenibile. Secondo le stime, il PNRR consente un avvicinamento del 39 per cento agli obiettivi quantitativi considerati. Il risultato non è sufficiente: per raggiungere il traguardo, “sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi”. Alcuni ambiti degli SDGs “sono stati trascurati“, ha spiegato Enrico Giovannini. Tra questi, le spese direttamente orientate alla lotta contro la fame (Goal 2), alla parità di genere (Goal 5), alla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), alla tutela degli ecosistemi marini e terrestri (Goal 14 e Goal 15) e alla cooperazione (Goal 17).

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