Bruxelles – “I progressisti devono continuare a lavorare insieme per offrire speranza, equità e sicurezza ai nostri cittadini”. A dirlo è Stefan Löfven, presidente del Partito socialista europeo, durante l’incontro della presidenza del Partito socialista europeo (PSE) di oggi (18 giugno), che si è riunita a Bruxelles poco prima dell’inizio del Consiglio europeo. I membri hanno stabilito le priorità per il prossimo quadro finanziario pluriennale, che “determinerà la capacità d’azione dell’Europa per gli anni a venire – ha dichiarato Löfven -. In un momento di incertezza geopolitica, trasformazione economica e crescenti sfide sociali, l’Europa ha bisogno di un bilancio che lavori per le persone: investendo in posti di lavoro di qualità, coesione, alloggi accessibili, servizi pubblici e istruzione”.
Gli obiettivi principali, oltre a stabilire le priorità del bilancio, sono “garantire economie forti – ha aggiunto -, stimolando la competitività sostenibile, e rafforzare la posizione dell’Europa nel mondo, potenziando la sicurezza e la preparazione, proteggendo le infrastrutture critiche, sostenendo l’Ucraina e altre regioni colpite da crisi”.
La capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Pérez, ha insistito sull’importanza di lanciare un segnale forte per quanto riguarda l’Ucraina. “È fondamentale trasmettere un messaggio di unità – ha detto -. La nostra coesione è il nostro argomento più solido, la Russia deve accettarlo e sedersi al tavolo dei negoziati”.
Sul conflitto in Medio Oriente, Garcia Pérez ha ribadito la posizione del gruppo: “Accogliamo con favore l’accordo tra Stati Uniti e Iran, ma dobbiamo essere chiari. L’accordo ci riporta semplicemente alla situazione precedente alla guerra”. Sul Quadro Finanziario Pluriennale, Garcia Pérez ha bocciato la proposta della presidenza cipriota, perché “non è sufficiente. Il bilancio europeo deve saper rispondere alle nuove politiche – difesa e competitività – ma senza abbandonare le altre priorità”.
Parole dure, poi, sulla gestione dei rimpatri. Ieri il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento, che per Garcia Pérez non può “diventare il nuovo volto dell’Europa”. Si è espressa in maniera simile anche Elly Schlein, segretaria del Partito democratico. “Non solo mandiamo fuori le persone, violandone i diritti fondamentali, ma importiamo anche il modello dell’ICE di Trump”. Secondo Schlein siamo davanti a “un passo indietro incredibile”. La segretaria trova “curioso vedere il governo italiano festeggiare il fatto che in Europa sia sparita la discussione sulla solidarietà tra Stati sull’accoglienza”. Il regolamento, infatti, “lascerà più esposti e con maggior responsabilità i Paesi di frontiera”.
Tra le proposte portate al tavolo europeo dalla leader del PD, quella di un CERN europeo dell’intelligenza artificiale. “Nessun Paese da solo può recuperare il gap con Cina e Stati Uniti – ha spiegato -. L’unione fa la forza”. Un modello europeo di innovazione, ha sottolineato, è l’unica alternativa al modello della Silicon Valley, “tutto orientato al profitto e a concentrare potere, ricchezza e dati in sempre meno mani”. Dopo gli incontri con von der Leyen e Costa, Schlein ha ribadito le sue priorità: no alla riduzione dei fondi di coesione, no alla centralizzazione a scapito di comuni e regioni. Sulla guerra in Ucraina, infine, ha chiesto un negoziatore europeo unico, perché “serve una voce che parli a nome di tutti i 27, senza lasciare questo spazio a Trump”.
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