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    Home » Energia » L’Italia e 11 Paesi chiedono di rinviare gli obblighi sulle importazioni di metano

    L’Italia e 11 Paesi chiedono di rinviare gli obblighi sulle importazioni di metano

    I Paesi sono preoccupati che un'applicazione rigida della normativa possa indurre alcuni produttori, soprattutto quelli privi di sistemi avanzati di monitoraggio del metano, a ridurre o sospendere temporaneamente le consegne nell'Unione

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    26 Giugno 2026
    in Energia
    Società metanodotti Snam. Crediti: Imagoeconomica via Snam.it METANO Jørgensen

    Società metanodotti Snam. Crediti: Imagoeconomica via Snam.it

    Bruxelles – Gli attuali obblighi sulle emissioni di metano possono compromettere l’approvvigionamento di energia dell’Unione europea. È questo il messaggio che l’Italia assieme ad altri 11 Stati membri  ha presentato in una nota ufficiale alla riunione del consiglio Ambiente di oggi (26 giugno). II documento si riferisce in particolare alla “tempestiva e proporzionata applicazione del Regolamento (UE) 2024/1787” (EUMR),  la normativa europea che stabilisce misure severe per misurare, monitorare, comunicare e ridurre le emissioni di metano, imponendo agli importatori UE di petrolio greggio, gas naturale e carbone maggiore trasparenza sulle emissioni di metano. I dodici ritengono che bisogna rinviare a tre anni l’applicazione degli obblighi del regolamento, perché la sua attuazione non è “attualmente fattibile”.

    La premessa dei 12 governi (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Svezia) è che l’instabilità geopolitica ha reso i mercati globali volatili, mentre la disponibilità limitata di gas naturale e petrolio greggio dal Medio Oriente ha ristretto i mercati energetici globali. Tale situazione può influenzare l’offerta europea anche durante la stagione di riempimento degli stoccaggi di gas – il periodo primaverile/estivo in cui i Paesi accumulano gas naturale nei depositi sotterranei per l’inverno- nei prossimi periodi invernali e/o in occasione di picchi di domanda. Per questo, è essenziale che l’attuazione del regolamento EUMR non limiti involontariamente l’accesso a fonti diverse dal gas e dal greggio.

    I Governi sono preoccupati che un’applicazione rigida della normativa possa indurre alcuni produttori, soprattutto quelli privi di sistemi avanzati di monitoraggio del metano, a ridurre o sospendere temporaneamente le consegne nell’Unione. Ciò potrebbe comportare: una riduzione del numero di fornitori europei in un momento di forte concorrenza globale; il riorientamento di carichi di gas metano e petrolio greggio verso mercati più permissivi; una riduzione della flessibilità dell’UE nel compensare le carenze di approvvigionamento a breve termine; un aumento dei prezzi del gas naturale, del petrolio greggio e dei prodotti raffinati, con conseguenze negative per le famiglie europee; un danno della competitività industriale.

    Nella nota si sottolinea che una delle ultime raccomandazioni della Commissione che prevede di non applicare sanzioni per tre anni in relazione alle infrazioni commesse dagli importatori per i contratti conclusi entro la fine del 2027, rappresenta “un gradito passo avanti”, ma “rimane insufficiente per affrontare la precaria situazione degli importatori perché “non modifica gli obblighi giuridici sottostanti e lascia irrisolte importanti incertezze commerciali, operative e di applicazione”. 

    Un rinvio mirato degli obblighi del regolamento potrebbe quindi garantire la continua disponibilità di gas naturale e petrolio greggio da fonti diversificate. Non solo, secondo i dodici, si potrà anche preservare la posizione contrattuale dell’UE ed evitare l’aumento dei prezzi innescato dalle normative vincolanti e concedere tempo alle parti terze coinvolte di stabilire e rendere operativi i protocolli di verifica sul metano. Tra gli altri benefici figurano anche il mantenimento dei flussi energetici transfrontalieri affidabili e il sostegno a mercato stabile e prevedibile. “Questo approccio”, concludono, “mantiene l’ambizione ambientale del regolamento garantendo al tempo stesso la proporzionalità e fattibilità”. Pertanto, hanno invitato palazzo Berlaymont “a valutare con urgenza tutte le opzioni disponibili per ridurre gli ostacoli alle importazioni di gas naturale e petrolio greggio”. 

    Tags: austriaBelgioBulgariacommissione europeaConsiglio AmbienteitaliaLituaniaLussemburgopaesi bassiPoloniaRepubblica cecaromaniaSlovacchiasveziaungheria

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