Bruxelles – Il Consiglio dell’Unione europea ha deciso oggi (24 luglio) di imporre misure restrittive ad altre sei persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran, in linea con la posizione di principio dell’Unione. Si tratta di cinque giudici dei tribunali rivoluzionari regionali iraniani che hanno presieduto processi contro minoranze religiose e dissidenti politici, tra cui il premio Nobel per la pace, Narges Mohammadi, sulla base di accuse vagamente definite di sicurezza nazionale e motivi religiosi. In questi casi, hanno inflitto condanne a morte e lunghe pene detentive, fustigazioni, multe o pene supplementari a dissidenti politici e attivisti per i diritti umani, anche in relazione alle proteste del 2022 ‘Donna, Vita, Libertà’ seguite alla morte di Mahsa Amini. Oltre a queste cinque persone, il Consiglio ha sanzionato Nima Salehi, hacker e ingegnere informatico iraniano, fondatore e figura di spicco del gruppo informatico ‘Ashiyane’. “Ashiyane Digital Security collabora strettamente con la Polizia Cibernetica (FATA), organismo riconosciuto dall’UE, e con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ed è responsabile di intensi attacchi informatici contro oppositori e riformisti interni e istituzioni straniere, contribuendo così alla repressione del regime contro l’opposizione”, ha spiegato il Consiglio.
Con la decisione di oggi, le misure restrittive relative alle violazioni dei diritti umani in Iran si applicano ora a un totale di 269 persone e 53 entità. Nello specifico, queste misure consistono nel congelamento dei beni, nel divieto di viaggio verso l’UE e nel divieto di mettere a disposizione fondi o risorse economiche alle persone elencate. È inoltre in vigore il divieto di esportazione verso l’Iran di apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, comprese le apparecchiature per il monitoraggio delle telecomunicazioni.











