Bruxelles – Che abbiano inizio i negoziati con il Parlamento europeo: gli ambasciatori degli Stati membri hanno concordato oggi (23 settembre) la posizione del Consiglio UE sulla modifica della riserva di stabilità del mercato (MSR) – lo strumento che affronta gli squilibri del mercato del carbonio – dell’ETS, il sistema di scambio quote di emissioni dell’UE. L’obiettivo dei Ventisette è ridurre la volatilità dei prezzi del carbonio e rendere il mercato più prevedibile. Il tutto entro la fine dell’anno. Ma mentre la Commissione proponeva lo stop a tempo indeterminato del meccanismo di cancellazione delle quote in eccesso nella Riserva, gli ambasciatori degli Stati membri chiedono di non rimuoverle fino alla fine del 2030. Dunque, fino ad allora, le quote detenute al di sopra dell’attuale soglia di soppressione di 400 milioni non saranno annullate e resteranno nel sistema.
Dobbiamo fare un passo indietro. Il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) è il primo mercato globale del carbonio al mondo: ogni anno vengono messe sul mercato europeo delle quote di emissioni per cui le aziende emettitrici pagano. Dunque, l’ETS rappresenta il principale strumento dell’UE per rendere redditizi gli investimenti “puliti” perché, dovendo pagare, le imprese sono incentivate a ridurre l’inquinamento. I proventi generati, poi, vanno a finanziare la transizione verso energie e tecnologie più pulite. Avviato nel 2005, l’ETS ha contribuito a ridurre le emissioni di circa il 50 per cento. Dal 2009, però, nel sistema si era accumulato un ingente surplus di quote di emissione – sia per la crisi economica del 2008, che ha portato a meno emissioni e dunque a una minor domanda di quote, sia per un elevato afflusso di crediti internazionali che potevano essere scambiati con quote. Per far fronte a questo surplus, nel 2018 è stata istituita la Riserva di stabilità del mercato (MSR) che è un meccanismo creato per affrontare gli squilibri del mercato del carbonio: come un magazzino, prende le quote in eccesso o le rilascia per stabilizzare i prezzi.
La questione affrontata dagli ambasciatori oggi riguardava soprattutto cosa fare delle quote che finiscono nella riserva e superano un certo tetto. Oggi, il limite è di 400 milioni e quelle in eccesso vengono progressivamente cancellate e non possono più tornare sul mercato del carbonio. Dall’entrata in funzione del meccanismo di cancellazione, nel 2023, sono state rimosse dal mercato oltre 3 miliardi di quote, ristabilendo l’equilibrio tra domanda e offerta. La Commissione europea aveva proposto di fermare definitivamente questo meccanismo. L’idea era lasciare le quote nella riserva, creando un “cuscinetto” più grande da utilizzare in futuro se il mercato diventasse troppo scarso e i prezzi del carbonio aumentassero rapidamente.
Gli Stati membri oggi hanno scelto invece una soluzione temporanea. La loro posizione prevede di sospendere, fino alla fine del 2030, la cancellazione delle quote oltre la soglia dei 400 milioni, che resteranno nella riserva anziché essere eliminate. L’invalidazione permetterebbe all’UE di aumentare il numero di quote da mantenere nella “riserva di stabilità del mercato” e che potrebbero essere rilasciate in caso di picchi di prezzo, contro la volatilità.
Il Consiglio chiede poi che dal primo gennaio 2031 cambi anche la soglia di invalidazione automatica, facendola aumentare da 400 milioni a 800 milioni di quote. I Paesi vogliono così mantenere una riserva più ampia e avere più margine per intervenire in caso di forti oscillazioni del mercato. La differenza rispetto alla proposta della Commissione è quindi soprattutto nella tempistica della sospensione: Bruxelles puntava a eliminare definitivamente l’invalidazione, mentre i governi vogliono per ora congelarla fino al 2030 e poi introdurre una soglia doppia rispetto a quella attuale.









