Bruxelles – Scendono i prezzi di gas ed elettricità per le imprese europee, ma restano le differenze tra gli Stati membri. Nel primo semestre del 2026, il costo medio dell’elettricità nell’Unione europea è diminuito del 5,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quello del gas ha registrato una flessione del 6,7 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea.
In Italia la riduzione è stata più contenuta per l’elettricità, con un calo del 3,3 per cento, e ha raggiunto il 7,1 per cento per il gas. Il prezzo dell’elettricità per le imprese italiane, tuttavia, resta superiore alla media europea: 0,2253 euro per kilowattora (kWh), contro circa 0,18 euro nell’UE.
Per l’elettricità, il prezzo medio nell’UE si è attestato a 0,18 euro per kWh, in calo anche rispetto al semestre precedente (-2 per cento). Il dato riguarda i consumatori non domestici con un consumo annuo compreso tra 500 e 2.000 megawattora (MWh). Le differenze tra gli Stati membri restano significative: i prezzi più elevati sono stati registrati in Irlanda, con 0,2666 euro per kWh, seguita da Cipro (0,2306 euro) e Italia (0,2253 euro). All’estremo opposto si trovano Finlandia (0,0928 euro) e Svezia (0,1177 euro).
Su base annua, i prezzi dell’elettricità sono diminuiti in 19 Paesi dell’UE. Le riduzioni più marcate si sono verificate in Lussemburgo (-23,6 per cento), Cechia (-11,7 per cento) e Grecia (-11,5 per cento). In otto Paesi, invece, le tariffe sono aumentate: gli incrementi maggiori sono stati rilevati in Svezia e Finlandia (+18,7 per cento entrambe) e Bulgaria (+14,3 per cento).
Anche per il gas il bilancio annuale è in diminuzione, ma il confronto con la seconda metà del 2025 mostra un’inversione di tendenza. Il prezzo medio nell’UE è stato pari a circa 0,06 euro per kWh, in aumento dell’1,8 per cento su base semestrale, ma in calo del 6,7 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025. La quota delle imposte sul prezzo complessivo è salita al 17,5 per cento, rispetto al 15,9 per cento del semestre precedente.
I prezzi più elevati sono stati registrati in Svezia (0,11 euro per kWh), Finlandia (0,09 euro) e Paesi Bassi (0,08 euro), mentre i più bassi si sono osservati in Bulgaria e Belgio, entrambi a 0,04 euro. Su base annua, le tariffe sono diminuite in tutti i Paesi dell’UE con dati disponibili, tranne la Svezia, dove sono aumentate del 3,1 per cento. I cali più marcati sono stati registrati in Belgio e Francia (-13,1 per cento), Lituania (-12,5 per cento), Ungheria (-11,4 per cento) e Bulgaria (-10,7 per cento).
La flessione arriva dopo anni di forte volatilità dei mercati energetici, innescata dalla crisi del gas del 2021 e aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Le successive tensioni geopolitiche hanno continuato a esporre l’Europa ai rischi legati alla sicurezza degli approvvigionamenti e alle oscillazioni delle quotazioni internazionali. Il calo registrato nel primo semestre del 2026 rappresenta quindi un sospiro di sollievo per il sistema produttivo europeo, ma non elimina le disparità nazionali né il problema dei costi energetici, ancora particolarmente rilevante per la competitività dell’industria.









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