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    Home » Politica » Brexit, in otto mesi l’UE cerca partenariato commerciale senza dazi su tutte le merci

    Brexit, in otto mesi l’UE cerca partenariato commerciale senza dazi su tutte le merci

    Pubblicate le linee guida per il negoziato a cui Bruxelles e Londra devono lavorare. Si vuole cooperazione anche in materia di sicurezza, ma resta lo spauracchio di un no-deal

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Febbraio 2020
    in Politica
    Il negoziatore capo dell'UE per la Brexit, Michel Barnier. Alle spalle il calendario negoziale per le future relazioni con il Regno Unito [Bruxelles, 3 febbraio 2020]

    Il negoziatore capo dell'UE per la Brexit, Michel Barnier. Alle spalle il calendario negoziale per le future relazioni con il Regno Unito [Bruxelles, 3 febbraio 2020]

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    Bruxelles – Quattro grandi aree tematiche, due di merito – commercio e sicurezza – e due di metodo – governance e modalità. Consumata l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la Commissione UE lavora al post-Brexit. Nelle linee guida per il mandato negoziale che chiede agli Stati per definire, o quanto mento cercare di definire, le future relazioni, si mettono in risalto soprattutto le priorità.

    Tempi serrati
    Non ci sono, nel documento di 33 pagine pronto da inviare alle capitali, tutti i dettagli, e non potrebbe essere diversamente. Ci sono otto mesi scarsi per chiudere tutto. Come spiegato dal negoziatore capo dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, mercoledì (5 febbraio) il documento verrà presentato al Parlamento europeo, con l’auspicio di avere il via libera dal Consiglio dell’UE il 25 febbraio, giorno di consiglio Affari generali. Solo allora si potrà iniziare a negoziare con Londra. Tutto dovrà essere chiuso al più tardi il 13 dicembre, per permettere all’Aula del Parlamento di approvare l’eventuale accordo.

    Come lavorare
    “Serviranno negoziazioni parallele con il Regno Unito”, sottolinea Barnier. “Si dovranno tenere aperti più tavoli” allo stesso tempo, perché a Bruxelles sanno che il tempo è poco e le materie su cui discutere tante, e non tutte semplici. La pesca, ad esempio, è un settore considerato prioritario perché importante e perché complesso. Ci sarà un momento intermedio, a giugno, per capire quali e quanti progressi si potranno fare, e si potrebbe decidere di abbandonare trattative per concentrarsi su ciò dopo si può trovare un accordo. Si lavora sull’assunto che Londra non chiederà, entro il 30 giugno, un’estensione del periodo transitorio.

    Proposte per il commercio
    L’Ue individua due grandi ambiti dove iniziare a lavorare: partenariato economico e partenariato di sicurezza. Nel primo ricadono gli accordi commerciali. “Siamo pronti a un regime ‘dazi zero’ e ‘quote zero’ su tutte le merci circolanti nel mercato unico”, sottolinea Barnier. A patto, però, che a “sia garantita una parità di condizioni” (quello che nel gergo negoziale si definisce ‘level playingfield’). Va in sostanza garantita reciprocità. In generale viene chiesto di “vietare” dazi vecchi e nuovi, e la comunicazione chiede di “vietare qualsiasi divieto o restrizione agli scambi tra le parti”, ma allo stesso di tempo si pone l’accento sulla necessità di “discipline rafforzate” in materia di licenze di importazione ed esportazione, monopoli di importazione ed esportazione, merci rigenerate e marchio di origine.

    L’esecutivo comunitario ricomprende tutto. Digitale, servizi, appalti, merci, capitali, investimenti, trasporti, energia, piccole e medie imprese. Si vuole trovare un accordo su tutto, questo, se possibile. “Abbiamo una lunga tradizione di negoziati commerciali”, ricorda Barnier. “In questo caso si tratterà però di controllare le divergenze normative” tra UE e Regno Unito.

    Sicurezza
    C’è poi la questione della cooperazione sulla sicurezza, che comprende contrasto al riciclaggio di denaro, cyber-security e diritto penale. “Questa cooperazione richiede scambio di informazioni e di dati, soprattutto dati personali”, ricorda Barnier. Il partenariato futuro qui dovrà comprendere tre cose: Londra dovrà sottoscrivere e rispettare la convenzione europea dei diritti dell’uomo, il Regno Unito dovrà sviluppare un regime di protezione dei dati “adeguato”, e dovrà esserci un meccanismo di risoluzione delle controversie “il più efficace possibile”. E qui, ricorda Barnier, la Corte di giustizia europea “deve continuare a giocare il suo ruolo pienamente”. Qualcosa su cui Londra ha posto delle riserve.

    Evitare accordi di associazione
    Nella parti relative alla governance dei futuri accorsi di vuole escludere la formula di un accordo di associazione, poiché questo richiede la ratifica di tutti i Parlamenti nazionali. Si vuole un accordo che possa richiedere solo la ratifica UE, per tempi più rapidi e più certezze. Si vuole evitare una situazione analoga a quella del CETA, l’accordo di libero scambio UE-Canada tenuto in ostaggio dal Parlamento della comunità francofona belga.

    “Ci auguriamo che il mandato negoziale che stiamo  chiedendo sia concesso per una soluzione che richieda la sola ratifica a livello UE”, ammettono a Bruxelles.

    Gibilterra esclusa
    Viene stabilito nella comunicazione agli Stati che “
    qualsiasi accordo tra l’Unione e il Regno Unito negoziato sulla base di queste direttive non includerà Gibilterra”. Tuttavia questo non esclude la possibilità di stipulare accordi separati tra UE e UK per quanto riguarda la rocca. “Fatte salve le competenze dell’Unione e nel pieno rispetto dell’integrità territoriale dei suoi Stati membri garantita dal trattato sull’Unione europea, tali accordi separati richiederanno un accordo preventivo del Regno di Spagna”. La Brexit implica la perdita di sovranità di Londra su Gibilterra.

    Rimane il rischio hard-Brexit
    Il rischio di una hard-Brexit, vale a dire un’uscita disordinata senza accordi esiste ancora. E’ stato solo rinviato di un anno per via dell’accordo sul periodo di transizione che concede al Regno Unito di usufruire dei benefici dell’UE per tutto il 2020 anche se non più membro dell’Unione. Tutto dipende dagli accordi che si devono negoziare da qui a inizio dicembre. A Bruxelles ricordano che “se il periodo transizione finisce il 31 dicembre e non c’è accordo, allora ci sarà un cliff-edge”, che vuol dire hard-Brexit.

    L’esecutivo comunitario ha già predisposto misure di sicurezza da attuare immediatamente nel caso in cui alla fine del 2020 non ci sia alcun accordo.

    Tags: brexitcommerciohard brexitmercipartenariatosicurezzatrasportiueUe-Regno Unito

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