L’esecutivo Ue risponde al Ministro dell’Interno Alfano, che ha promesso di “battersi perché l’Europa difenda le frontiere”: “Svolgiamo in pieno il nostro ruolo di supporto ma la parte principale dello sforzo spetta agli Stati”
“L’Italia non è mai stata lasciata sola” a gestire il problema dell’immigrazione. Così la Commissione europea risponde a distanza all’allarme lanciato dal Ministro dell’Interno, Angelino Alfano: in Nordafrica, ha detto ieri il titolare del Viminale, “ci sono tra 300 e 600 mila persone in attesa di transitare nel Mediterraneo” e “noi ci batteremo perché l’Europa difenda le frontiere”. Una linea che piace poco agli esponenti dell’esecutivo Ue: la tesi secondo cui “l’Italia sta facendo tutto da sola, con l’operazione Mare Nostrum” è quantomeno “strana”, fa notare Michele Cercone, portavoce della Commissaria agli Affari interni, Cecilia Malmstrom, visto che “i fondi Ue sono stati usati anche per finanziare Mare Nostrum”.
A dimostrare che l’Europa non ha abbandonato l’Italia di fronte all’emergenza immigrazione, secondo il portavoce di Malmstrom, le diverse azioni messe in atto dalla Commissione, in particolare dopo la tragedia di Lampedusa: “Trenta milioni di euro sono stati stanziati e sono attualmente utilizzati per finanziare le operazioni italiane”, ricorda Cercone. Non solo: “Abbiamo negoziato un ‘partenariato per la mobilità’ con la Tunisia, predisposto il sistema di sorveglianza Eurosur, diamo assistenza finanziaria e tecnica, abbiamo un sistema europeo per l’asilo e abbiamo rafforzato Frontex”, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere. Tutte misure che “stanno dando buoni risultati”.
Anche le cifre snocciolate da Alfano, secondo il portavoce, vanno prese con le pinze: “Abbiamo diversi dati da diverse fonti”, dice Cercone, ma comunque la “dimensione del problema è nota”. Dal 2008, ricorda, sono stati accertati 100mila migranti irregolari che hanno attraversato le frontiere dell’Ue e 435mila richieste di asilo.
Una situazione su cui l’esecutivo Ue può aiutare ma la parte principale dello sforzo di controllo
delle frontiere e di salvataggio della gente in mare – ricorda il portavoce di Malmstrom – è nelle mani degli Stati membri”. Sbagliato “creare aspettative che sia la Commissione europea a prendere in mano la situazione”, continua Cercone: quello “è compito degli Stati membri, il nostro ruolo di supporto noi lo stiamo svolgendo in pieno”.


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