La Natura è un tempio – scriveva Charles Baudelaire nel 1857 nelle sue ‘Correspondances’ – una foresta di simboli che però appaiono indecifrabili all’uomo. Oggi siamo ancora molto lontani dal leggere distintamente quello che ci dice l’ambiente, ma i segnali che la natura ci invia appaiono un po’ meno criptici grazie a uno studio cofinanziato dall’Unione europea e avviato dall’azienda italiana WLAB in collaborazione con l’Università di Firenze e altri partner inglesi e spagnoli.
Gli scienziati di PLEASED, questo il nome del progetto, hanno sviluppato un modo per monitorare gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento ambientale attraverso delle cyber-piante provviste di speciali sensori. Una volta innestati nella pianta, questi piccoli sensori sono in grado di produrre un’analisi dettagliata dando informazioni in tempo reale sul grado di intossicazione chimica del terreno o sul livello di ozono. I segnali vengono interpretati e combinati con quelli di altre piante vicine: in questo modo sarà possibile ottenere una chiara analisi del contesto circostante. In altre parole, la pianta ci dirà come si sente e perché.
“Le piante possono contribuire a fornirci uno strumento valido per comprendere e monitorare meglio il nostro ambiente – ha spiegato il coordinatore del progetto Andrea Vitaletti – poi cambiarlo spetta a noi”. Il team di lavoro ha sviluppato dei prototipi low-cost utilizzando componenti facilmente reperibili e sfruttando un sistema wi-fi in modo che chiunque possa crearsi le proprie ‘piante parlanti’. Anche chi ha un piccolo giardino o un orto potrà così sapere se la propria pianta ha bisogno di sole o acqua o se il fertilizzante utilizzato è adatto o meno.
Il progetto ha ricevuto più di un milione di euro di fondi europei attraverso il programma ‘Future and Emerging Technologies’. Anche Neelie Kroes, commissario Ue per l’agenda digitale, ha espresso la sua soddisfazione: “Sono orgogliosa che i fondi europei vadano a sostegno del lavoro di questi biologi e ingegneri informatici, aiutando a sviluppare le Pmi più innovative e i migliori centri di ricerca in Europa”.

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