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    Home » Non categorizzato » Il metodo Cencelli in Europa

    Il metodo Cencelli in Europa

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    7 Luglio 2014
    in Non categorizzato

    Per metodo Cencelli s’intende una formula algebrica, attribuita a Massimiliano Cencelli, funzionario della Democrazia Cristiana, che veniva utilizzata nella prima repubblica per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente politica.

    Dopo la scelta del lussemburghese Jean-Claude Juncker come prossimo presidente della Commissione – che, a meno di sorprese, sarà ratificata il 15 luglio dal Parlamento europeo –, alcune delle numerose cariche ancora scoperte dovrebbero essere decise al prossimo summit dei capi di stato e di governo del 16 luglio. I tre posti più prestigiosi in palio sono quelli del presidente del Consiglio europeo, dell’Alto rappresentante per la politica estera e del presidente dell’Eurogruppo (che riunisce i ministri delle Finanze della zona euro), oltre a tutti gli altri commissari. Come presidente del Consiglio europeo i nomi in corsa sui quali più si insiste sono quelli del primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt, del primo ministro liberale olandese Mark Rutte, il finlandese Jyrki Katainen e l’irlandese Enda Kenny. Matteo Renzi dovrebbe spingere per Helle, non solo perché è donna e socialista, ma anche perché è sposata a Stephen Kinnock, figlio di Neil Kinnock, che è stato, per chi non lo ricordasse, un leggendario leader laburista e nemico giurato di Margaret Thatcher negli anni settanta. Helle potrebbe aiutare molto a rendere più agevole il dialogo con gli inglesi in questa delicata fase della storia del loro rapporto con l’Ue. Secondo noi non ha importanza che la Danimarca sia fuori dall’euro. Anzi, è meglio, in quanto avremmo un presidente più sensibile agli interessi dei paesi che non fanno parte dell’unione monetaria. Per il posto di Alto rappresentante per la politica estera sono in corsa, oltre al nostro ministro degli Esteri, Federica Mogherini, anche il falco polacco anti-russo Radosław “Radek” Sikorski e l’olandese Frans Timmermans. Non è vero quello che hanno sostenuto Eugenio Scalfari e altri giornalisti, ossia che la posizione di Alto rappresentante per la politica estera non sia un posto importante. Anzi, in questa particolare fase politica nei rapporti tra Russia e Europa, in cui si parla di possibili sanzioni contro i nostri vicini che potrebbe molto danneggiare l’Italia, Renzi deve insistere sul nome della Mogherini. Se poi come presidente del Consiglio europeo dovesse arrivare il primo ministro danese, potrebbe crearsi anche un feeling prezioso tra le due donne (come Alto rappresentante la Mogherini avrebbe diritto a partecipare al Consiglio europeo dei capi di stato). Importante sarà anche la scelta che sarà fatta del commissario inglese. Cameron dovrebbe mandare a Bruxelles un nome di prestigio che però non sia smaccatamente euroscettico. Tra l’altro a noi stagionati e forse anche un po’ stanchi, anche se sempre curiosi, osservatori esterni delle faccende europee, non è chiaro perché agli inglesi sfuggano cose importantissime del mood  che circola oggi in Europa. Ad esempio il fatto che il desiderio di un’Europa più light, come loro vorrebbero, è condiviso anche da molti italiani, che, a torto o a ragione, si sento oppressi da direttive elaborate a Bruxelles (dai nostri governi a Bruxelles, per la precisione) che regolano fin nel dettaglio tanti aspetti della nostra vita. E pensiamo che sull’Europa light Renzi sarebbe molto curioso di ascoltare quello che hanno da dire gli inglesi. Tra l’altro, anche dall’Italia le proposte non mancherebbero.

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