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    Home » Politica » Migrazione, la solidarietà UE è già un problema: in 4 (tra cui l’Italia) potranno richiederla, in 6 potranno rifiutarla

    Migrazione, la solidarietà UE è già un problema: in 4 (tra cui l’Italia) potranno richiederla, in 6 potranno rifiutarla

    La Commissione europea ha presentato oggi la relazione alla base del Meccanismo di solidarietà previsto dal Patto UE. Italia, Spagna, Grecia e Cipro sotto pressione, 12 "a rischio", solo 7 i Paesi valutati "non a rischio". Ora tocca al Consiglio dell'UE stabilire quote e modalità di contribuzione di ciascuno Stato

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    11 Novembre 2025
    in Politica
    rimpatri migranti asilo paesi terzi

    Foto d'archivio (credits: Federico Baccini)

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    Bruxelles – Prende corpo il farraginoso meccanismo di solidarietà tra i Paesi dell’UE previsto dal Patto per la migrazione e l’asilo. Con non poca difficoltà (e ritardo) la Commissione europea ha presentato oggi (11 novembre) la prima relazione annuale che sancisce il livello di pressione migratoria degli Stati membri e chi tra i 27 potrà richiedere l’aiuto delle altre capitali. Italia, Spagna, Grecia e Cipro sono i quattro che potranno attivare il meccanismo. Altri 12 Paesi sono ritenuti a rischio, e 6 avranno la possibilità di chiedere esenzioni.

    Sulla base della relazione, la Commissione ha proposto le modalità di contribuzione per rispondere alle esigenze dei Paesi sotto pressione. Il meccanismo prevede in sostanza tre opzioni, da calcolare sulla base di PIL e popolazione di ogni Stato membro: ricollocamenti di persone migranti, contributi finanziari o supporto a Paesi terzi. La proposta però, non è pubblica. Lo sarà solo una volta che gli stessi Stati membri l’avranno adottata al Consiglio dell’UE.

    Anche se la relazione mette nero su bianco che gli ingressi irregolari in UE sono diminuiti del 35 per cento in un anno, il problema è che “tutti gli Stati membri sono sotto pressione in varie forme”, ha dovuto ammettere il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner. O vogliono essere ritenuti tali. E quindi, oltre ai 4 che hanno registrato “un livello sproporzionato di arrivi” nell’ultimo anno, ci sono i 12 a rischio “a causa dell’elevato numero di arrivi, delle continue tensioni sui loro sistemi di accoglienza o della minaccia di strumentalizzazione della migrazione che potrebbe creare obblighi sproporzionati nel prossimo anno”. Sono Belgio, Bulgaria, Germania, Estonia, Irlanda, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia e Finlandia: questi avranno accesso prioritario ad un altro strumento di sostegno, il Migration Support Toolbox, che include supporto finanziario, operativo e tecnico da parte di organismi, uffici e agenzie dell’UE.

    Magnus Brunner, commissario per gli Affari interni e la migrazione [foto: Christophe Licoppe/imagoeconomica]
    Se a 8 di loro sarà in ogni caso chiesto un contributo, almeno simbolico, al meccanismo – in attesa che la loro situazione venga “rivalutata in modo accelerato” – Bulgaria, Estonia, Croazia e Polonia potrebbero esserne esentati, parzialmente o del tutto. Questi, insieme ad Austria e Repubblica Ceca, “devono affrontare una situazione migratoria significativa a causa delle pressioni cumulative degli ultimi cinque anni” e avranno quindi la possibilità di chiedere al Consiglio una “deduzione totale o parziale dai loro contributi al fondo di solidarietà per il prossimo anno”.

    A conti fatti, tenendo a mente che la Danimarca gode di un opt-out di lunga data dagli obblighi sulla migrazione e l’asilo, restano solo 7 Paesi: Malta, Svezia, Ungheria, Portogallo, Romania, Slovenia e Lussemburgo. La Commissione europea ha precisato che, per preservare l’equilibrio tra solidarietà e responsabilità, il Patto garantisce che gli Stati membri che contribuiscono al meccanismo di solidarietà “non saranno tenuti ad attuare i loro impegni di solidarietà nei confronti di uno Stato membro sottoposto a pressione migratoria se la Commissione ha individuato carenze sistemiche in tale Stato membro per quanto riguarda le nuove norme in materia di responsabilità”. In sostanza, se Italia, Spagna, Grecia e Cipro continueranno a lasciar partire persone migranti verso il nord Europa, in barba alle regole di Dublino, salterà tutto.

    Brunner, forse consapevole dei rischi che il meccanismo si inceppi – su diversi fronti -, ha ammesso in una breve conferenza stampa che “non è perfetto, ma è quello che abbiamo ed è davvero importante attuarlo“. Una patata bollente che passa ora nelle mani del Consiglio dell’Unione europea, dove gli Stati membri dovranno trovare un accordo sulle dimensioni del meccanismo di solidarietà solidarietà e le modalità di contribuzione di ciascuno Stato.

    Tags: magnus brunnermeccanismo di solidarietàpatto migrazione e asilo

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