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    Home » Net & Tech » Sono già 6 i Paesi UE “volenterosi digitali” contro i social network. Anche la Spagna proporrà il divieto ai minori di 16 anni

    Sono già 6 i Paesi UE “volenterosi digitali” contro i social network. Anche la Spagna proporrà il divieto ai minori di 16 anni

    Il premier Pedro Sanchez ha annunciato cinque misure per difendere i minori dal "Far West digitale". Iniziative simili sono già in cantiere in Francia, Portogallo, Grecia, Danimarca e Austria, ma con divieti di accesso ai social network ad età differenti

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    3 Febbraio 2026
    in Net & Tech
    socialista Spagna su Iran

    Il primo ministro spagnolo, il socialista Pedro Sanchez [foto: European Council] - su Iran

    Bruxelles – Sempre più governi nazionali si uniscono alla crociata lanciata per primo dal presidente francese, Emmanuel Macron, contro l’utilizzo dei social network da parte dei più piccoli. Dopo Francia, Danimarca, Grecia, Austria e Portogallo, anche la Spagna “si è alleata in una coalizione dei volenterosi digitali”, ha annunciato il primo ministro Pedro Sanchez. Tra le varie misure annunciate dal premier, Madrid intende vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.

    Sanchez ha lanciato un durissimo attacco contro le piattaforme social intervenendo al World Government Summit in corso a Dubai. “Le reti sociali sono diventate uno Stato fallito, dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati”, ha affermato il leader socialista, prima di anticipare cinque misure con le quali il suo governo dichiara guerra agli abusi delle grandi piattaforme digitali. Non solo il divieto di accesso ai minori di 16 anni, con l’obbligo per le piattaforme di attuare sistemi di verifica effettiva dell’età, ma anche l’obiettivo di rendere “legalmente responsabili” i dirigenti delle piattaforme che non rimuovono contenuti illegali e di istituire un reato ad hoc di manipolazione degli algoritmi e amplificazione di contenuti illegali.

    Riadattando il nome dato alla coalizione di Paesi in prima linea per offrire garanzie di sicurezza all’Ucraina, Sanchez ha parlato di una “coalizione di volenterosi digitali”, che “terrà la sua prima riunione nei prossimi giorni e che porterà avanti azioni coordinate a livello multinazionale”. Gli altri Paesi membri che hanno in cantiere una stretta sull’accesso ai social media sono – in modi e tempi diversi – Francia, Danimarca, Grecia, Austria e Portogallo.

    Nonostante l’obiettivo sia il medesimo, finora i 6 Paesi si stanno muovendo in modo frammentato. Il Parlamento francese ha dato il primo via libera la scorsa settimana a un disegno di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, la stessa età su cui stanno lavorando Atene e Copenaghen. Vienna sembra propensa ad abbassare l’età minima per utilizzare i social network a 14 anni, mentre il governo portoghese ha presentato questa settimana una bozza di legge che richiederebbe il consenso dei genitori ai minori di 16 anni per accedere ai social media.

    Il gruppo di ‘volenterosi’ si sovrappone, quasi integralmente, a quello che sta sperimentando un’applicazione per la verifica dell’età online lanciata a luglio dalla Commissione europea. Sono Francia, Spagna, Grecia, Danimarca e Italia. Tale applicazione sarà personalizzata a livello nazionale e – nei piani dell’esecutivo UE – sarà disponibile negli app store entro marzo.

    A Bruxelles, il tema della protezione dei minori dai rischi di dipendenza, abusi ed esposizione a contenuti dannosi online è sul tavolo da tempo: il Digital Services Act, in vigore dal febbraio 2024, obbliga le grandi piattaforme a valutare i pericoli per i più giovani e mettere in campo strumenti efficaci per prevenirli. Ora però, si chiede di andare oltre: a novembre, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non legislativa in cui proponeva di istituire un’età minima a livello europeo, 16 anni, per accedere liberamente ai social network, permettendo al contempo l’accesso ai ragazzi dai 13 ai 16 anni con il consenso dei genitori.

    Finora, la Commissione europea ha sempre respinto l’eventualità di imporre un’età digitale a livello UE, perché – come stabilito dal Regolamento sulla Protezione dei dati (Gdpr) -, resta una competenza esclusiva nazionale. Ciò che è prerogativa dell’esecutivo UE è la vigilanza sul rispetto degli obblighi imposti dal Digital Services Act. Il DSA prevede che le piattaforme implementino strumenti di verifica dell’età efficaci a garantire il rispetto di eventuali leggi nazionali.

    Il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier, ha spiegato che Bruxelles sta testando e personalizzando un’applicazione per la verifica dell’età perché, una volta pronta, le piattaforme “non dovranno fare altro che accettare il nostro strumento di verifica dell’età, e con esso i criteri di accesso ai social network automaticamente definiti perché saranno stati personalizzati nei 27 Paesi membri”. Le piattaforme “non saranno obbligate a usarlo, ma se decidono di non farlo, saranno obbligate a provare che la loro alternativa è almeno efficace quanto la nostra”.

    La sensazione è che la Commissione europea faccia fatica a stare dietro alle iniziative delle capitali. Ursula von der Leyen, a settembre 2025, ha annunciato l’istituzione di un panel di esperti dedicato all’analisi dell’impatto dei social media sui minori e alle azioni necessarie. Il rischio è quello di una frammentazione del mercato digitale, in cui alcuni Stati hanno imposto età minime di accesso (diverse) ai social network e altri no. Che legge si applicherebbe a un quindicenne spagnolo in vacanza in Italia? “Non sappiamo ancora, la Commissione sta ancora esaminando la questione”, ha alzato le mani il portavoce.

    Tags: commissione europeaDigital services actpedro sanchezsocial mediasocial media ban

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