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    Home » Politica » Gli Stati UE hanno riallocato 12 miliardi di euro dalla politica di Coesione alla difesa

    Gli Stati UE hanno riallocato 12 miliardi di euro dalla politica di Coesione alla difesa

    Nella revisione intermedia dei fondi, gli Stati membri hanno riorientato 34,6 miliardi di euro verso le nuove priorità indicate dalla Commissione europea: competitività, difesa, alloggi, resilienza idrica, sicurezza energetica. Fitto: "Primo passo per la modernizzazione della Coesione"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    25 Marzo 2026
    in Politica
    Raffaele Fitto [Credits: EU Commission]

    Raffaele Fitto [Credits: EU Commission]

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    Bruxelles – La politica di Coesione dell’Unione Europea “dimostra di riuscire ad adattarsi” al mondo che cambia. Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha snocciolato oggi (25 marzo) le cifre della revisione di medio termine della programmazione dei fondi di Coesione per il periodo 2021-2027: gli Stati membri hanno modificato 186 programmi nazionali e regionali, riorientando 34,6 miliardi di euro verso le nuove priorità. Prima di tutto competitività e difesa: alla prima 15,2 miliardi, alla seconda 11,9. Le ‘briciole’ (si fa per dire) per l’emergenza abitativa (3,3 miliardi), per la resilienza idrica (3,1 miliardi) e per la sicurezza energetica (1,2 miliardi).

    La possibilità di rivedere le allocazioni dei fondi di Coesione a metà strada, adeguando così le proprie priorità di investimento durante il lungo periodo di un Quadro finanziario pluriennale (7 anni), è prevista da tempo. Nel 2025 però, ha assunto un significato e un’urgenza maggiori: in risposta al panorama geopolitico stravolto rispetto all’avvio dei programmi nel 2021, la Commissione europea ha proposto nell’aprile 2025 di incoraggiare gli Stati membri e le Regioni a riorientare gli investimenti verso le nuove priorità strategiche. Offrendo incentivi finanziari, semplificando le norme politiche e prorogando di un anno il periodo di attuazione dei programmi modificati.

    Le cinque priorità le ha indicate Bruxelles: competitività, difesa (con attenzione particolare alle Regioni lungo il confine orientale), alloggi, resilienza idrica e transizione energetica. Ne hanno approfittato quasi tutti, con il risultato che quasi il 10 per cento del bilancio totale della politica di Coesione, pari a 367 miliardi di euro, è stato riassegnato. Solo due Stati membri, Austria e Lussemburgo, non hanno riorientato risorse finanziarie verso le nuove priorità.

    Raffaele Fitto e Roxana Mînzatu presentano i risultati della revisione intermedia della politica di coesione [EU Commission]
    Per quanto riguarda i 15,2 miliardi ridestinati alla competitività, la Commissione spiega in una nota che permetteranno di “aumentare gli investimenti nella piattaforma STEP”, dedicata alle tecnologie pulite, in modo da “ridurre le principali vulnerabilità e le dipendenze tecnologiche dai Paesi extra-UE”. In realtà, Bruxelles aveva in precedenza inserito anche la difesa nei settori strategici individuati dalla piattaforma STEP. Difesa che rappresenta già un terzo dei fondi riprogrammati, di cui – precisa ancora la Commissione europea – “una parte consistente rafforzerà la mobilità militare, in particolare lungo i corridoi di mobilità militare dell’UE”. Gli investimenti “sosterranno inoltre le industrie della difesa e a duplice uso per lo sviluppo di tecnologie, prodotti e servizi con applicazioni sia a fini militari che civili”, prosegue la nota.

    “Questa è la strada giusta per la politica di Coesione”, ha esultato Fitto, insistendo perché “gli Stati membri continuino a usare queste flessibilità”. I Paesi che ne hanno fatto un uso maggiore, in termini assoluti, sono stati Polonia, Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Grecia. Mentre, soprattutto nei Paesi nordici e dell’est, al confine con Russia, Bielorussia e Ucraina, la maggior parte dei fondi è stata riorientata verso la difesa, l’Italia ha fatto una scelta diversa.

    Su una dotazione nazionale complessiva di 42,18 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, Roma ne ha riprogrammati 7,078 miliardi: 4,665 miliardi per la competitività del settore produttivo, 1,119 miliardi per le politiche abitative, 629 milioni per la gestione delle risorse idriche, 396 milioni per la transizione energetica e 248 milioni per la difesa. La riprogrammazione ha interessato 35 dei 48 programmi attivi: 28 programmi regionali e 7 nazionali.

    Tags: competitivitàdifesaitaliamid-term reviewPolitica di coesioneRaffaele Fitto

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