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    Home » Finanza e assicurazioni » Via libera del Parlamento UE alle nuove norme sulle crisi bancarie: “Rafforzata la tutela per i contribuenti”

    Via libera del Parlamento UE alle nuove norme sulle crisi bancarie: “Rafforzata la tutela per i contribuenti”

    Il pacchetto approvato questa mattina rende prioritari i rimborsi per cittadini e PMI in caso di crisi e limita i casi in cui possono essere autorizzate operazioni di salvataggio pubblico. Secondo la relatrice Tinagli (PD), "la riforma rende la risoluzione più credibile e accessibile per le banche piccole e medie"

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    26 Marzo 2026
    in Finanza e assicurazioni
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    Bruxelles – Aumentare la tutela di contribuenti e depositanti durante le crisi bancarie. È con questo obiettivo che oggi (26 marzo) la mini-plenaria del Parlamento Europeo, riunita a Bruxelles, ha adottato in via definitiva un nuovo pacchetto sulla gestione dei fallimenti degli istituti di credito. Le norme – adottate per annuncio e senza votazione, vista l’assenza di emendamenti – sono organizzate in tre atti legislativi diversi: la Direttiva sul Risanamento e la Risoluzione delle Banche (BRRD), il Regolamento sul Meccanismo di Risoluzione Unico (SRMR) e la Direttavi sui Sistemi di Garanzia dei Depositi (DGSD).

    Innanzitutto, come si legge nel comunicato ufficiale del Parlamento, i provvedimenti adottati oggi mirano a “rafforzare la tutela del denaro dei contribuenti in caso di crisi bancarie” stabilendo un nuovo ordine di priorità nel ricevimento dei rimborsi. La regola generale resta quella secondo cui ad essere interamente coperti sono i depositi fino ai 100 mila euro per correntista e per banca, ma la nuova DGSD stabilisce che – durante le procedure di fallimento o risoluzione – i cosiddetti fondi di garanzia dei depositi (SGD) avranno la priorità nei rimborsi. Gli SGD sono fondi finanziati dalle banche stesse il cui scopo è quello di proteggere i depositanti in caso di fallimento dell’istituto di credito. Secondo le nuove regole, solo dopo che gli SGD avranno rimborsato i correntisti e le piccole e medie imprese (PMI), si potrà passare ad altri tipi di creditori (in particolare, le autorità pubbliche di dimensioni ridotte, come i municipi e le autorità regionali).

    Con lo stesso obiettivo di aumentare le garanzie dei depositanti al dettaglio durante le crisi bancarie, la nuova DGSD introduce un’ulteriore novità per i rimborsi superiori ai 100 mila euro, finora non coperti dalle regole europee. “Oltre alla garanzia standard di 100 mila euro – spiega il Parlamento – saranno coperti anche alcuni depositi legati a operazioni immobiliari, da 500 mila fino a 2.500.000 euro a seconda dei casi”. In parole più semplici, se un correntista si trova ad avere più di 100 mila sul proprio conto come conseguenza della vendita di un immobile, potrà comunque essere protetto in caso di fallimento della banca.

    Un altro capitolo centrale del pacchetto adottato questa mattina riguarda il cambiamento dei requisiti che le banche dovranno rispettare per beneficiare delle cosiddette operazioni di ‘salvataggio pubblico’. In base alle nuove norme, al fine di accedere a fondi pubblici in caso di crisi, gli azionisti e i creditori delle banche in dissesto dovranno aver prima assorbito una quota delle perdite pari all’8 per cento del totale delle passività e dei fondi propri (TLOF). In altri termini, gli istituti di credito dovranno prima coprire una parte delle perdite tramite risorse ‘interne’, e solo dopo potranno fare ricorso all’aiuto dello Stato. “Questo meccanismo rafforza le tutele per cittadini, PMI e comuni”, ha sottolineato Ludek Niedermayer, europarlamentare ceco e relatore della BRRD, spiegando come ciò contribuisca a “chiarire in che modo i loro fondi saranno trattati in caso di fallimento di una banca” e a “ridurre il ricorso al denaro dei contribuenti, promuovendo soluzioni di mercato e meccanismi di finanziamento privati”. In aggiunta a ciò, i deputati hanno anche chiesto di semplificare l’uso – in particolare per le banche più piccole – del meccanismo ‘bridge the gap‘, in base al quale gli SGD possono essere utilizzati per contribuire al raggiungimento della soglia dell’8 per cento qualora ciò non sia possibile con le sole risorse di creditori e investitori.

    Un ultimo aspetto del pacchetto è quello relativo all’ampliamento della ‘gamma’ di banche a cui saranno applicate procedure più rigide in caso di fallimento. Fino ad ora, tutte quelle azioni pensate per gestire la situazione in modo ordinato ed evitare l’esposizione dei clienti (dalla vendita della banca alla creazione di una ‘banca ponte’ temporanea) erano obbligatorie solo per gli istituti di credito più grandi. Con le nuove norme, invece, anche le banche piccole e medie – se di interesse pubblico – dovranno seguire lo stesso iter. “La riforma rappresenta un miglioramento decisivo, rendendo la risoluzione più credibile e accessibile per le banche piccole e medie”, ha commentato l’eurodeputata del PD e relatrice per il SRMR, Irene Tinagli.

    Anche la terza co-relatrice, Kira Marie Peter-Hansen, ha sottolineato il compimento di “un primo passo importante verso il completamento dell’unione bancaria“. “Tuttavia – ha aggiunto – per finalizzare il progetto saranno necessarie ulteriori misure più ambiziose, incluso un sistema europeo di assicurazione dei depositi pienamente sviluppato”.

    Tags: banchecrisi bancarieinsolvenzeIrene Tinagliistituti di creditoKira Marie Peter-HansenLudek Niedermayerparlamento europeo

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