Bruxelles – Il ‘made in China’ e il suo abbigliamento taroccato entra tranquillamente nella case degli europei attraverso le falle delle normative dell’Unione Europea che permettono a prodotti di popolari piattaforme di aggirare i controlli comunitari spostando gli articoli su Vinted, da cui poi invadono il mercato unico. Strano, eppure vero. Vinted, il popolare sito lituano di compravendita di oggetti usati che non si mettono più, è un sistema di intermediazione tra utenti. Non sono aziende a vendere al consumatore, ma privati cittadini che si vendono reciprocamente ciò che è giacenza in armadio.
Dal Parlamento europeo l’eurodeputato Dirk Gotink (PPE) però denuncia: “Gran parte degli abiti offerti in vendita come abiti firmati di seconda mano sul popolare sito web Vinted sono in realtà capi di fast fashion contraffatti provenienti da piattaforme cinesi come Shein“. La Commissione prende atto, ma può poco o niente. La direttiva sulle pratiche commerciali sleali, ricorda la vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, vieta ai commercianti di ingannare i consumatori con informazioni false sul prodotto messo in vendita, ma la stessa direttiva “si applica solo alle transazioni tra imprese e consumatori e pertanto non si applica alle transazioni concluse esclusivamente tra consumatori, che possono avvenire su piattaforme come Vinted quando il venditore agisce come privato”.
Dunque a Bruxelles si ammette che c’è la possibilità di poter vendere su Vinted prodotti di provenienza diversa da quella di un privato cittadino. Nel caso specifico non si può neppure invocare il DSA, il regolamento sui servizi digitali , poiché allo stato attuale “Vinted non è classificata come ‘piattaforma online di grandi dimensioni'”, ricorda ancora Virkkunen nella sua risposta all’interrogazione parlamentare. Vuol dire che Vinted non raggiunge i 45 milioni di utenti al mese, e questo non fa scattare i controlli della Commissione europea, che restano nazionali. Non dei singoli Stati membri, attenzione: nel caso specifico, chiarisce ancora la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, “lo Stato membro dell’UE in cui ha sede la sua principale sede è competente a vigilare e ad applicare la legge sul trattamento dei dati personali nei suoi confronti”. Spetta dunque alla Lituania evitare che Shein eluda le regole UE attraverso Vinted.


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